Santuari Mariani, pellegrinaggi in montagna tra natura e devozione

VIVA

Fedeli in cammino in Valle d'Aosta per la Festa della Madonna delle Nevi

I santuari mariani in alta quota come quello di Cunéy a Saint-Barthélémy, di Verdona a Oyace, e al lago Misérin di Champorcher sono tutt’oggi meta di pellegrinaggi per la festa della Madonna delle Nevi del 5 agosto. Da non dimenticare, inoltre, l’importanza che la figura di Maria ha nel comune di Fontainemore (Valle del Lys), da dove, ogni cinque anni, parte una delle più note processioni in notturna dirette al santuario della Madonna d’Oropa. E anche Notre Dame de la Guérison, nel comune di Courmayeur, è luogo di numerose e sentite processioni di fedeli come del resto testimoniano le centinaia di ex-voto affissi alle pareti interne della chiesa.

VALLE D'AOSTA-Santuario Cuney Saint-Barthélemy (foto Enrico Romanzi)

VALLE D’AOSTA-Santuario Cuney Saint-Barthélemy (foto Enrico Romanzi)

5 agosto: la Madonna delle Nevi

Di certo non ci meravigliamo che la Vergine della Neve venga invocata in zone di montagna, ma chissà perché proprio il 5 di agosto, nel cuore dell’estate?

Per trovare la risposta dobbiamo andare indietro nel tempo fino al IV sec. d.C. quando, a Roma, una coppia di giovani sposi, non riuscendo ad avere figli, si rivolse alla Vergine promettendole di destinare i loro beni alla costruzione di una chiesa a lei dedicata se li avesse aiutati a realizzare il loro desiderio. La Madonna, compresa la purezza e la sincerità dei loro cuori, esaudì la loro preghiera. E fu così che, nella notte tra il 4 ed il 5 di agosto, i due giovani sognarono entrambi la Vergine che indicava loro dove avrebbe voluto che fosse costruita la chiesa: il colle Esquilino. La mattina seguente i due si recarono immediatamente sul posto e, un vero miracolo: la sommità del colle era completamente ricoperta di neve…a Roma, il 5 di agosto!

A distanza di secoli ancora oggi la devozione verso la Madonna delle Nevi si esprime con frequentate e suggestive processioni dirette ai santuari a lei intitolati che, spesso, sorgono in zone elevate, isolate e spesso non proprio facili da raggiungere.

In Valle d’Aosta un luogo dal fascino indiscutibile e quasi “ancestrale” è il lago del Misérin, nel territorio di Champorcher, sulle cui sponde si erge un santuario mariano tra i più visitati e venerati. L’anno scorso anche noi abbiamo deciso di andarci.

Ricordando un 5 agosto…

Un cielo azzurro e trasparente accoglie il folto gruppo che, all’alba, piano piano si forma nei pressi della bella chiesa parrocchiale di Champorcher. È mattina presto e l’aria è addirittura fredda. Le campane sottolineano l’avvio del cammino che imbocca la strada per Chardonney tra canti e preghiere. Un’atmosfera senza tempo, sospesa, mistica.

Da Chardonney la strada si trasforma progressivamente in un sentiero che, attraversando pascoli punteggiati di mandrie e rapidi torrenti ci porta, con sempre maggiore coinvolgimento, fino al Rifugio Dondena. Qui una breve sosta è d’obbligo: si comincia in effetti a sentire la fatica, il caldo, la sete. Ma è comunque bello: è la forza del gruppo e del comune obiettivo!

La salita riprende. La maggior parte della compagnia segue la strada sterrata, mentre altri, tra cui noi, più avventurosi, optano per il sentiero alto. Dopo un primo tratto “spacca-gambe” che quasi ci fa rimpiangere la scelta fatta, dopo, piano piano, davanti a noi iniziano ad aprirsi dei vasti altipiani aperti su una vallata aspra, selvaggia e dolcissima allo stesso tempo. In lontananza, portate dal vento, le voci degli altri, laggiù sulla strada: come un canto, anzi, una nenia ritmica e cadenzata.

Si continua ad avanzare: passi lenti e sempre meno voglia di parlare per risparmiare il fiato. Avvolti dal profumo della terra e dell’erba, mentre lo sguardo si perde su un paesaggio a tratti lunare.

5 di agosto, piena estate, ma l’incerta primavera ha lasciato ancora, a queste quote, parecchi nevai.

Al Santuario del Misérin

Li attraversiamo stando attenti a non sprofondare e, finalmente, dopo più di 5 ore di cammino, scorgiamo in lontananza lo specchio blu del lago Misérin. Siamo a 2583 metri di quota. È emozionante ritrovarsi tutti in questo luogo incredibile; siamo tantissimi e quasi le sponde non ce la fanno a contenerci. Ci sono gruppi provenienti addirittura da Cogne e dalla Valsoana, eppure c’è uno strano silenzio. Anche noi troviamo un posto sul prato intorno al santuario : un alto edificio in pietra, dall’aspetto severo, monastico.

Inizia la messa all’aperto, ma gli occhi continuano a perdersi tra l’acqua, le rocce e le tante chiazze di neve, quais a voler cercare lì la presenza divina.

Un’esperienza straordinaria. Tutto risulta amplificato dalla grandiosità e dall’essenzialità di una natura indescrivibile.

Al termine della messa, i giovani gestori del vicino Rifugio Misérin, proprio a 2 passi dal santuario, accolgono con un sorriso i tanti pellegrini attratti da un menu a dir poco corroborante: polenta concia e crostata di mirtilli per tutti!

Anche perché adesso, dopo lo spirito, è giusto dedicarci anche al corpo, no?!

(autore: Stella Bertarione)


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