Carnevale di Pont-Saint-Martin. Un ponte tra diavolo e acqua “santa”

Evento dal 20/02/2020 al 25/02/2020
Echi di Roma antica, virtù guerresche e leggende montanare si mescolano in un appassionante Carnevale storico.

E la diabolica voce tuonò nella valle: “L’anima di chi per primo attraverserà questo ponte, sarà mia!!”.

Il poderoso ponte in pietra di Pont-Saint-Martin era appena stato ultimato e il suo artefice, Satana, così pretendeva di essere ricompensato. Fino a quel momento solo una traballante passerella in legno univa le due sponde dell’impetuoso torrente Lys il cui transito si rivelava sempre pericoloso, ancor di più quando il corso d’acqua era gonfio e rabbioso per le troppe piogge o per lo scioglimento delle nevi. Ma la popolazione aveva bisogno di passare, e di farlo spesso…Mercanti, contadini, soldati: in tanti dovevano superare l’imprevedibile Lys e quella maledetta passerella spesso mieteva vittime innocenti.

IL DIAVOLO

Approfittando di questo bisogno, il Maligno si insinua nella comunità e accontenta la popolazione costruendo, nell’arco di una notte, un ponte meraviglioso: alto, solido, possente. Un ponte che sicuramente era in grado di contrastare le onde di piena del Lys. Ma in cambio chiede una ricompensa importante: un’anima. Almeno una. E sarà di colui che per primo passerà sul “suo” bellissimo ponte. E’ lui, il Diavolo, uno dei principali protagonisti del Carnevale: rosso, cornuto, armato di forcone; indisponente, fastidioso, villano.

SAN MARTINO

Ma non aveva fatto i conti con San Martino. Nato in Pannonia nel III sec. d.C., giovanissimo si arruola nella cavalleria imperiale romana prestando servizio in Gallia. In tale periodo si colloca il celebre episodio del mantello che Martino tagliò per farne dono ad un mendicante affinché si riparasse dal freddo. Lasciato l’esercito opta per la vita religiosa e si reca a Poitiers dove diventa esorcista. Nel 361 fonda una comunità di asceti considerata il primo monastero storicamente databile d’Europa; 10 anni dopo diventa vescovo di Tours.

E anche per gli abitanti di Pont-Saint-Martin, l’aiuto del Santo vescovo Martino si rivelò fondamentale. Fu lui a far passare, per primo, sul ponte, un cagnolino; e quindi fu l’anima della bestiola ad essere “sacrificata” per salvare la gente del posto. Il diavolo, però, fu talmente furioso di vedersi beffato che cercò di distruggere la sua stessa opera. Già aveva aperto una larga breccia nel parapetto, quando San Martino piantò una croce sul punto più alto del ponte dove, ancora oggi, si erge un piccolo oratorio. Da allora il diavolo scomparve per sempre.

Insomma: storia, fede e leggenda si mescolano perfettamente nel Carnevale di Pont-Saint-Martin dove il nome stesso del paese si deve ad un ponte del I secolo a.C., costruito dal genio romano sulla via verso le Gallie, ancora oggi splendido e utilizzato. Un Carnevale storico che quest’anno celebra la sua 110ma edizione! Oltre un secolo, un appuntamento importante cui nessuno vuole mancare per raccontare e tramandare l’identità e la tradizione di un borgo e della sua gente

Un’epoca, quella romana, tanto amata e sentita che, per il Carnevale, il paese si suddivide nelle sue insulae, ossia nei quartieri che in qualche modo si rifanno ai tempi della romanizzazione: Insula Leonis, Fundus Tauri, Insula Pontis romani, Vicus Colubris, Insula Vernae, Platea Primus Maius, Insula Lys e infine San Rocco.

LA NINFA DEL LYS

Ma non finisce qui. Non possiamo dimenticare il Lys, il torrente che tanto ha segnato questa storia.  E che per il Carnevale si personifica nella meravigliosa ninfa del Lys, la “Bella”. Una fata, dapprima malefica, che poi diventa benevola perché la gente del luogo riuscì a blandirla con la famosa frase: “Baissez-vous, la belle, et laissez-nous le pont!” “Abbassatevi o bella e lasciateci il ponte!”. E lei, scendendo dalle alte vallate del Monte Rosa, dalle sorgenti, a cavallo di un’onda gigantesca, passò senza infuriare per andarsene verso la Dora. Accompagnata dalle sue due bellissime ancelle, la ninfa sfila soave e ammirata per le vie del paese lanciando mimose e dolciumi.

Dalle leggende alla storia coi personaggi del Console, dei Tribuni, delle Fanciulle Romane e dei Salassi del Lys,  che ricordano la conquista della Valle d’Aosta da parte dei Romani.

Una festa grandiosa e movimentata che avrà il suo culmine la sera di martedì grasso quando, tra fuochi, botti e fiamme, il Diavolo brucerà appeso al suo stesso ponte: San Martino ha vinto!

Concludiamo citando l’ultima strofa dell’inno del Carnevale, composto dal Pier Pacifico Porté nel 1910, anno della prima edizione:

Esultiamo, fra i bicchieri,
Festeggiamo il Carnevale
Scacciam lungi i rei pensieri
Fra il fragor del baccanale
Opra ardita dei Romani
Forte il Ponte ancora appar.
La leggenda, o Valdostani,
Apprendete a ricantar.

(Stella Bertarione)


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