Il possente Castello di Verrès. Epica fortezza di casa Challant


Mura imprendibili, cozzare d'armi e grida di guerra. Ma anche fruscii di velluti e damaschi, leggiadri profili di antiche dame affacciate alle finestre. E' il Castello di Verrès.

Oggi vi proponiamo di cominciare la giornata con una splendida, sebbene un pò faticosa, passeggiata nel tempo. Vi portiamo a Verrès, lungo la Via Francigena, antica Vitricium già nota lungo la romana Via delle Gallie e riportata dall’itinerario tardo imperiale romano noto come Tabula Peutingeriana. Verrès, un borgo dall’inaspettato cuore medievale, racchiuso dalle austere testimonianze di un glorioso passato recente a piena e chiara vocazione industriale.

Domina dall’alto, appollaiato maestosamente sulla roccia, il tetragono ed inconfondibile maniero voluto da Ibleto di Challant.

Quindi, dopo una buona colazione, armatevi di fiato e di gambe per affrontare l’erta salita che conduce al castello, entusiasmo e curiosità! Venite con noi! Vi assicuriamo che, una volta giunti quassù, al cospetto di questa imponente fortezza dall’aspetto decisamente maschile sebbene non priva di raffinati dettagli decorativi, rimarrete affascinati dal magnifico panorama che si aprirà sotto di voi, mostrandovi questo scorcio di fondovalle valdostano connotato, oltre che da quello di Verrès, anche da un altro splendido castello: quello di Issogne, proprio di fronte a voi. E, durante la visita del maniero, quando vi affaccerete verso nord-ovest, verso la strada che si inerpica nella valle d’Ayas, aguzzando l’occhio noterete un altro importante edificio costruito in posizione strategica ed elevata: è il castello di Villa, in comune di Challand-Saint-Victor, culla d’origine della potente casata Challant.

LA FORTEZZA DI IBLETO

Poderoso, massiccio, severo. Roccia sulla roccia il maniero di Verrès domina dall’alto il borgo medievale, figlio del precedente insediamento sorto, come già accennato, lungo il tracciato della via romana delle Gallie. Una fortezza monoblocco, tetragona, dal carattere indiscutibilmente maschile e militare. Come il suo creatore del resto, Ebalo, detto Ibleto, di Challant, che tale aspetto le diede sul finire del XIV secolo. Ibleto e il suo castello; così simili da rispecchiarsi reciprocamente. Ibleto: “di statura grande et grosso, ben fatto”. Ibleto “gran cavagliere et generale…feroce d’animo, però benigno”. Queste le parole con cui ne delinea il profilo lo storico Vigilio Vescovi nel 1639. Quindi senza dubbio un grande uomo d’armi pienamente medievale.

Superato il suggestivo ponte levatoio d’ingresso, sormontato da un magnifico architrave istoriato, vi ritroverete all’interno di un possente guscio di roccia. Un’armatura fatta castello! Abituate la vista a queste mura spesse quasi 3 metri e a questo vero e proprio trionfo di pietra grigio-verde valdostana. Una prima salita verso la biglietteria e si entra dal grande portale chiodato. Un altro ingresso, un altro portale incastonato da un archivolto a ogiva modanata di straordinaria fattura. Vedrete, capirete subito l’abilità delle maestranze artigiane che lavorarono in questa fabbrica di pietra. Un rincorrersi di archi a ogiva e arcate ribassate, di modanature plurime, di fasci polistili a decoro degli stipiti di camini immensi e meravigliose finestre. Architravi a chiglia rovesciata e persino di foggia moresca. Eleganti, raffinati. Potrà sembrare, a tratti, di trovarsi persino all’interno di una fortezza crociata in Terra Santa!

LA BATTAGLIA DI CATERINA

E da Ibleto a Francesco, primo conte di Challant, che ereditò il castello nel 1409. Da Francesco a…Caterina e Margherita. Sì, perché Francesco contravvenne all’ordine di rimettere i suoi beni in mano sabauda qualora non avesse avuto eredi maschi; Francesco credeva nelle sue figlie, soprattutto in lei, Caterina. Una donna “fuori tempo”: audace, moderna, ribelle. Appoggiata dal marito Pierre d’Introd, Caterina ingaggiò una strenua lotta contro il cugino Giacomo di Challant, a sua volta supportato dal duca di Savoia e dal resto dell’invidioso parentado. La fama di Caterina di Challant risuona ancora oggi nelle pagine di storia valdostana e nelle strade del borgo di Verrès dove lei, in quel giugno del 1449, scese tra la gente, la “sua” gente, a ballare e fare festa. Un gesto inaudito, mai visto prima: una dama che balla con un popolano! Un episodio che viene ricordato ogni anno, in occasione del Carnevale storico verrezziese, al grido di “Vive Introd e Madame de Challant! Vive, vive, vive!. Caterina era così: coraggiosa, spavalda, anticonformista. Purtroppo non riuscì a veder riconosciuti i suoi diritti, ma nel castello di Verrès, sua roccaforte, ancora adesso c’è un po’ di lei.

MODERNA MACCHINA DA GUERRA

Imponente cubo granitico il castello di Verrès; un’autentica “macchina da guerra” all’avanguardia per quel tempo. 30 metri di lato, muri perimetrali che superano i 2 metri e mezzo di spessore, un unico ingresso anticipato da un ponte levatoio e difeso da una piombatoia e da una saracinesca in ferro; una sequenza di ben 151 caditoie! Inquietante e imprendibile.

Ma basta entrare per restare sorpresi dalla poesia e dalla luce tutta particolare del cortile interno. Al centro la grande cisterna e, tutt’intorno, lo svolgersi armonioso dell’impressionante scalone in pietra ad archi rampanti. Un guscio massiccio, certo, ma dai dettagli raffinati e preziosi. Come le splendide bifore a ogiva del piano nobile, le eleganti modanature e le decorazioni degli stipiti di porte e finestre, o come le volte di certe sale: a botte, a cassettoni, a ombrello.

Nell’anno di Cristo 1536, l’illustrissimo Renato, conte di Challant, barone di Beauffremont, Virieu-le-Grand, Aymavilles e Coligny, signore di Châtillon, Saint-Marcel, Issogne, Valangin, Montalto, Graines, Verrès e Ussel, cavaliere dell’ordine dell’Annunziata e maresciallo di Savoia, questa fortezza, edificata da Ebalo di Challant, abbellì all’interno e munì all’esterno di strutture belliche”. Così recitano i caratteri gotici di un’epigrafe posta su un ingresso del primo piano.

Erano infatti comparse le armi da fuoco e così anche il corredo bellico di Verrès dovette adattarsi: una nuova cinta muraria, torrette poligonali, speroni a contrafforte e postazioni da cannoniere. Però, anche su questi dispositivi, c’è una presenza femminile: Renato di Challant, infatti, fa riprodurre, oltre al suo stemma, anche quello della sua seconda moglie, la portoghese Mencia di Braganza. E avvenne così che una conchiglia, simbolo di questa unione, venne riportata anche sui cannoni: come essere romantici anche in guerra.

E dunque, avanti, gentili ospiti. Siete attesi al Castello di Verrès, uno dei tesori medievali della Valle d’Aosta.

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto […]”.

 

(autore: Stella Bertarione)

 

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