Spunti di viaggio in Valle d’Aosta. “Escapade d’automne” tra castelli, vigneti e delizie.


Metti una bella giornata d'autunno. Un gruppo di amici e la voglia di far conoscere un territorio denso di storia, tradizioni e appaganti delizie.

Ed eccoci nel cuore dell’autunno. Un’esplosione di colori ci avvolge fin quasi a stordirci. Dai porpora sanguigni fino ai gialli abbaglianti la natura è un trionfo di accese cromie in questo magico periodo di passaggio prima del sonno invernale. Una stagione in cui è bello addentrarsi nei boschi che, prima verdeggianti, si illuminano di brillanti tonalità; boschi in cui calpestare le foglie cadute a terra diventa una delicata sinfonia di scrosci e sussurri. Una stagione in cui è ugualmente emozionante passeggiare tra i filari di viti i cui tondi e dolci frutti aspettano gli ultimi giorni prima di essere colti. Profumi, atmosfere; quella lieve nebbiolina che ammanta il fondovalle, resa qua e là ancor più intensa dalle fumate dei falò e dei camini ormai accesi. L’autunno ha un suo profumo: di uva, di vino, di legni, di foglie secche e di fumo.

Quest’ultimo ottobre ci ha regalato delle giornate quasi estive stimolando ancor di più la voglia di partire alla scoperta (o alla ri-scoperta) di questa piccola regione circondata di alte vette e ricamata di vigneti. Giornate splendenti e quasi calde da vera e propria “ottobrata” in cui partire per un viaggio tra castelli e buon vino. Sono questi semplici spunti di viaggio per rendere anche una sola giornata in questa bella Valle, una giornata ricca ed intensa, una di quelle che ti fa dire “vale il viaggio”!

Oggi voglio raccontarvi, perciò, di una “escapade” d’autunno fatta nella mia regione con alcuni amici venuti dal Veneto.

Si parte. Tutti al Castello di Fénis!

Si comincia col noto, ormai decisamente iconico ma imprescindibile Castello di Fénis, situato ad una quindicina di km da Aosta in direzione Torino. Già il paesaggio stesso, cangiante di ocra, arancio e rosso, rivela un tono che dire fiabesco suona quasi riduttivo. E il viaggio nel fondovalle centrale valdostano è un susseguirsi di profili turriti e mura merlate che accrescono ancor di più la suggestione di trovarsi davvero in piena epoca medievale. Lo sguardo vaga zigzagando da una torre all’altra, da un maniero ad una casaforte, ubriaco di splendori paesaggistici e di storia.

Eccolo, ergersi in tutta la sua imponenza il magico castello di Fénis. Non occupa una posizione arroccata o elevata, ma sembra assiso su un immenso trono di pietra in mezzo ai campi leggermente ondulati, ai margini dell’abitato. Dopo aver parcheggiato nei pressi del maniero, ci si incammina sù per la salita che conduce sin davanti al bel portale chiodato d’ingresso. Una volta entrati, in gruppo con accompagnatore, ci si addentra tra i diversi giri di mura, dalla lizza più esterna fino a raggiungere l’altro portale che dà accesso al cuore del castello. E’ qui che si apre ai nostri occhi, come un gioiello quasi inatteso dopo il rincorrersi di austere cortine murarie, un prezioso (è proprio il caso di dirlo) cortile su cui troneggia, anticipato da una scala semicircolare, un magnifico affresco quattrocentesco raffigurante l’episodio del nobile San Giorgio che uccide il drago per liberare la bionda e delicata principessa. Lo scalone collega il cortile col piano nobile e tutto intorno a noi, stando col naso all’insù, scopriremo di essere osservati da una fitta schiera di santi e profeti, ognuno col suo cartiglio scritto in francese antico, che ci accoglie, ci educa, ci ammonisce.

La visita interna porta ad incontrare, quasi in un percorso ad anello, tutta una serie di ambienti: dalla sala d’armi alla mensa dei soldati fino alle cucine dominate da un camino che dire gigantesco è persino riduttivo; ancora nero per i fumi dei grandi fuochi che vi vennero accesi, è talmente ampio che, si dice, vi si potevano cuocere ben due buoi interi contemporaneamente! Ipotesi recente è che non servisse neppure per cucinare ma per riscaldare la dimora.

E poi si sale al piano nobile dove in un suggestivo gioco di porte e di bussole si intravedono le nobili camere da letto e la strabiliante cappella annessa alla Sala di Giustizia. Un tempo divise da una cancellata lignea, oggi sembrano formare un unico grande ambiente; l’occhio viene immediatamente attratto dalle pareti affrescate del piccolo luogo di culto privato. Splendida la dolce e pietosa Madonna della Misericordia che accoglie, sotto il suo mantello blu e bianco, laici e prelati, aristocratici e vescovi. Riconoscibile per la veste rossa, inginocchiato sulla destra (di chi guarda) Bonifacio di Challant. E ancora sequenze di santi e sante, tutti in qualche modo o per qualche ragione legati alla potente famiglia Challant.

Pranzo a Chambave

Terminata la visita del castello di Fénis, ci si dirige verso il non distante paese di Chambave dove trascorrere una pausa pranzo veloce ma “intensa” approfittando degli ottimi prodotti della Crotta di Vegneron: ottimi vini, sia bianchi che rossi, tra cui il noto Muscat, conosciuto sin dal XIV secolo! Le degustazioni di vino sono inoltre accompagnate da vassoi di salumi e formaggi, a loro volta abbinati a marmellate e a mieli, capaci di esaltarne sapientemente sfumature e profumi. Qui alla Crotta veniamo a conoscenza di alcuni formaggi squisiti; ci informiamo su dove poterli acquistare e ci viene indicata una piccola azienda agricola non lontana dove ci recheremo sicuramente prima di rientrare ad Aosta.

Voglio vedere Cly da vicino!

Muscat che, come altri vini, viene coltivato sui pendii esposti a sud che dominano Chambave e la vicina Nus. Vitigni sorvegliati dall’austera mole del Castello di Cly. Misterioso e apparentemente imprendibile, appollaiato sul suo nido di roccia, questo isolato maniero riesce ad esprimere un fascino talmente pervasivo da trascinarvi facilmente nel Medioevo alpino più autentico. Sin da lontano si scorge la sagoma severa della torre mastio: quadrangolare, essenziale, sagomata sulla e nella roccia. Scarpa potente e merlatura finanche sopraelevata. Una posizione che definire strategica suona persino riduttivo. Un ripiano con una vista a 360° su tutto il fondovalle verso sud; declivi erbosi (da cui il nome Cly, da “de clivo”) e dolci pendii verso nord. Il castrum de Clivo compare anche in una bolla papale del 1207; ma fu solo più tardi, in pieno Trecento, che il castello di Cly divenne protagonista delle cronache. Anni turbolenti, segnati dalla prepotenza e dalla collera di Bonifacio di Cly, prima, e dal figlio Pietro, poi: quest’ultimo tanto bello quanto crudeleNobile schiatta di uomini d’arme quella dei Cly, ramo collaterale dei potenti Visconti di Aosta, il cui feudo si estendeva a cavallo del Cervino prolungandosi fino nell’alto Vallese e nella zona di Zermatt. Un feudo incredibilmente vasto e decisamente strategico per il controllo di vie di commerciali all’epoca molto frequentate; vie che riuscivano a passare attraverso colli e ghiacciai in punti che oggi non esistono forse nemmeno più.

Ancora oggi avvolto da un’aura di mistero, il maniero di Cly sa stupire con la sua magnifica cinta merlata, con la sua straordinaria cappella romanica dedicata a San Maurizio e con quella torre enigmatica le cui oscure segrete hanno visto tante anime perse. Tra cui anche lei, Johanneta Cauda. Una strega. Forse. Correva l’anno 1428; Johanneta trascorse nella torre di Cly 71 giorni, tra tormenti e sofferenze, prima di essere bruciata sul rogo l’11 di agosto, giorno di San Lorenzo, patrono di Chambave.

Tutta l’eleganza del Castello Gamba

Lasciato l’affascinante maniero di Cly, immerso nell’oro e nel rame di questa terza stagione, si prosegue alla volta di Chatillon dove visiteremo il Castello Gamba. In realtà non di vero e proprio castello si tratta (magari vi eravate fatti l’idea dopo Fénis e Cly) ma di una dimora aristocratica voluta dal barone torinese Carlo Maurizio Gamba per farne dono all’amatissima moglie Angélique Passerin d’Entrèves la cui famiglia d’origine viveva da secoli in quel di Chatillon (vd castello Passerin d’Entrèves). Il “Gamba” sorge su un promontorio roccioso affacciato in posizione panoramica sul fondovalle, dominante rispetto all’antico tracciato della strada romana delle Gallie, circondato, o meglio, incastonato, in un parco straordinario ricco di essenze vegetali rare e preziose provenienti da tutto il mondo. Il palazzo, i cui lavori presero avvio nel 1903 per terminare appena 2 anni dopo, era munito di tutti moderni comfort, tra cui persino un ascensore, il primo installato nella regione. Il salone di ingresso, con la boiserie decorata da motivi a pergamena e il camino in pietra sul quale è dipinto lo stemma dei proprietari, rendeva omaggio al gusto neogotico che nel coevo Castel Savoia di Gressoney viveva la sua ultima ed eclettica stagione.

Non mancava nulla per trascorrere insieme una vita felice e costruire una famiglia, ma il destino aveva piani differenti. La piccola Irene, unica figlia di Angélique e Carlo Maurizio, si spense ancora in fasce. In seguito a questa tragedia, un male incurabile si impossessò di Angélique che lasciò vedovo il marito nel 1909 ad appena 37 anni. Infine il barone Carlo Maurizio si spense, di morte improvvisa, nel 1928.

Dopo un accurato restauro il castello ospita oggi la ricca collezione regionale di Arte moderna e contemporanea: un patrimonio che conta oggi più di 1.200 opere fra pittura, scultura, grafica e fotografia, e che si è costituito a partire dal 1948 sia grazie a doni, premi-acquisto e iniziative mecenatizie, sia per mezzo di acquisti sul mercato dell’arte.

Accoglie il visitatore l’affascinante realtà paesaggistica della Valle d’Aosta vista attraverso lo sguardo di un assoluto protagonista della pittura romantica, J. M. William Turner, e di prestigiosi artisti dell’Otto e del Novecento, da Ashton a Delleani, Maggi, Calderini, Bazzaro, Lupo.

Accanto ai grandi maestri italiani del Novecento, rappresentati da pittori come Casorati, De Pisis, Carrà e Guttuso, e da celebri scultori quali Martini, Manzù, Mastroianni, Fontana, Pomodoro e Paladino, numerose sono le testimonianze di artisti di scuola torinese, da Levi, Marchesini, Malvano e Spazzapan, a figure più recenti come Tabusso, Soffiantino, Calandri, Carol Rama, Nespolo, Ramella e molti altri.

Un castello, quindi, non medievale, ma che saprà ugualmente stupirvi con le sue atmosfere eleganti e ricercate, con i suoi raffinati allestimenti e con l’elevata qualità delle sue opere. Fino ad arrivare all’altana della torre da cui godere di una vista mozzafiato a 360 gradi su questo tratto di fondovalle valdostano.

… dulcis in fundo

E, tra una visita e l’altra, si è fatto pomeriggio inoltrato. Durante il viaggio del ritorno non ci neghiamo, tuttavia, una sosta all’azienda agricola “Lo Copafen” di Fénis dove acquistare qualche leccornia da portare a casa, con particolare attenzione ai formaggi per i quali i titolari di questa piccola realtà a conduzione famigliare sono stati più volte premiati: le tome di capra e la variante caprina del saporito Bleu d’Aoste.

Beh, dire che alla sera tutti erano più che soddisfatti e felici di questa variegata e densa giornata, è dire poco! Con gli occhi traboccanti d’autunno e di Medioevo; con le sensazioni inaspettate regalate dalla scoperta del Gamba di Chatillon e soddisfatti per le delizie assaggiate e procacciate, ci si saluta già pregustando una prossima analoga “escapade gourmande” nell’affascinante fondovalle valdostano.

 

(Stella)

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