TOR DI VEUN: Giro del Vino… a “tappi” – 12ª puntata – I vignerons e il loro mondo


Maison Anselmet Valle d'Aosta vino

12° tappo del  Tor di Veun dei Vignerons: Maison Anselmet

L’azienda Maison Anselmet è relativamente giovane (nasce nel 2001), ma se vogliamo è la parte odierna di un percorso fatto di  generazioni di uomini, di passione, di fatica e di lavoro iniziato davvero tanti secoli fa. La passione di fare vino si è tramandata di generazione in generazione, sino alla fine degli anni settanta, nel 1978 Renato Anselmet, padre di Giorgio, decide di proseguire la tradizione di famiglia, ma di iniziare a produrre vino non solo per il proprio consumo personale gettando così le basi per quella che sarebbe divenuta nel giro di pochi anni una delle più importanti e apprezzate realtà vitivinicole della Valle d’Aosta: Maison Anselmet.

Dalla prima sede l’azienda ha piano piano preso una nuova  forma in Località Vereytaz ed è unendo le capacità di ognuno che è nata Maison Anselmet.  Giorgio ha definito, avvelendosi anche di validi collaboratori, gli spazi con la cognizione di chi oltre alla vigna sa bene come una cantina debba avere certe caratteristiche e tutto quello che serve per ottimizzare processi e lavorazioni, soprattutto in una piccola regione come la Valle d’Aosta. Bruna (la moglie di Giorgio) ha diciamo portato il tocco femminile ((anche se lei però si occupa con grande impegno delle vigne) nell’arredo di una casa che nella zona di accoglienza ha mantenuto i valori e le caratteristiche delle costruzioni storiche della valle: legno ‘vecchio’ recuperato, pietra antica solo spazzolata, ferri battuti recenti ma nel rispetto del lavoro manuale degli artigiani locali.

Renato?  ha se vogliamo “controllato” che il tutto fosse curato e ben pensato ma senza essere invasivo. Una azienda famigliare che dalle poche decine di bottiglie che imbottigliava nel 1978 con etichette fatte dalle stesse mani che lavoravano la vigna, è arrivata con Giorgio alla quota di 70.000 bottiglie nel 2008 ed oggi ha raggiunto il traguardo eroico (come le sue vigne) delle 100.000 bottiglie.

Vigne “estreme” ma a che quote?

“Possiamo ben dire che le vigne di Maison Anselmet arrivino ad altitudini estreme, con pendenze talvolta impossibili, tutte diverse tra loro. Sono diverse per localizzazione, da Morgex a Chambave, quindi dai 1000 metri alle pendici del Monte Bianco. giù giù fino ai 600 metri delle pendici del Cervino. Occupano quindi terreni con diverse esposizioni e costituzioni, dal morenico al sabbioso limoso. Caratteristiche che di fatto hanno consentito di impiantare i vitigni autoctoni ma anche alcuni internazionali. Naturalmente un territorio così vasto con tanti piccoli appezzamenti per noi è moltiplicazione di lavorazioni e fatica ma negli anni anche di splendidi risultati che ripagano delle scelte fatte”.

Vini di impronta locale e vini internazionali quindi?

“Il terroir è quello che ci contraddistingue ma cercare anche nuove strade rende affascinante questo mondo, ecco quindi che accanto ai vini rossi locali troviamo un Merlot di impronta francofona  mentre tra i vini bianchi ecco un Riesling molto particolare. Certo tra i tanti anche noi abbiamo  i nostri fiori all’occhiello e qui possiamo certamente calare un bel poker, d’assi ovviamente. Tra i rossi Le Prisonnier  (uve autoctone, produzione di sole mille bottiglie) ed il Semel Pater (uve Pinot Noir), mentre tra i bianchi lo Chardonnay elevé en fût de chêne e la Petite Arvine elevé en fût de chêne.

Un lavoro enorme ma che permette di godere anche di paesaggi unici

“Certo, numerosi vigneti sono impiantati da decenni e quasi tutti non consentono una lavorazione meccanica, tutto deve essere fatto a mano. Molti altri, anche più recenti, sono terrazzati con muri in pietra a secco o con contenimenti in tronchi di castagno nazionale e necessitano di una attenta e frequente manutenzione. Questo territorio molto difficile offre però altrettante soddisfazioni e il paesaggio che ne deriva è sotto gli occhio di tutti. Immaginate la Valle d’Aosta di inizio secolo scorso con 3000 ettari vitati cosa doveva essere. Oggi siamo a 6-700 ettari e noi come tanti vignerons valdostani crediamo che il terroir che ci contraddistingue dagli altri è anche in questa eroica frammentazione  e diversità”.

Giovani leve crescono…

“La scala gerarchica dice Renato, quindi Giorgio e Bruna e poi ecco Henri, Arline e Stephanie, i 3 giovani che oltre ad avere un proprio vino (almeno nel nome in etichetta) piano piano stanno facendosi le ossa. Henri ha aperto da poco una propria azienda (La Plantze) e si presenta con due vini singolari, il primo fatto con le uve di una corazzata di vitigni rossi autoctoni (Petit Rouge, Cornalin, Fumin, Mayolet e Premetta), Nàgott il suo nome mentre il secondo è un Pinot Gris dal nome leggero Trii Rundin”.

E Attila?

Attila controlla tutto, in fondo per lui la vigna è terreno di gioco… se Giorgio non vede!

(autore: Stefano Carletto - foto: Enrico Romanzi)

 

 


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