Luce e buio. Fuoco e neve. Ed è subito AlpiMagia.

Evento dal 28/10/2016 al 19/02/2017
Insolito ed emozionante viaggio alla scoperta dei riti, dei misteri e della magia delle Alpi nell'imperdibile mostra fotografica di Stefano Torrione al MAR di Aosta.

Le Alpi, da occidente ad oriente, si raccontano nelle emozionanti fotografie di Stefano Torrione esposte al MAR di Aosta fino al 19 febbraio 2017: ALPIMAGIA. Riti, leggende e misteri dei popoli alpini”.

Ma stavolta le nostre montagne non si presentano coi loro panorami abbaglianti, le loro vette supreme e i selvaggi orizzonti; no, questa volta protagonisti sono tutti quei miti, quelle tradizioni ancestrali, quegli antichi e spesso oscuri rituali che connotano i gesti e le credenze di chi quelle Alpi le abita e le vive da sempre.

Riti e leggende le cui radici si perdono letteralmente nella notte dei tempi. “Alpes horribiles” erano dette dagli antichi autori classici di epoca romana; luoghi impervi ed inaccessibili, avvolti dalle ombre ghiacciate per lunghi periodi, irti di rocce, rivestiti di nevi perenni. Luoghi dunque inospitali dove unici abitanti, oltre alle fiere, erano uomini selvaggi, imprendibili e sfuggenti, figli di quelle montagne.

Quelle descrizioni coi secoli si trasformarono in racconti leggendari. Ogni cima racchiudeva un racconto; ogni bosco ospitava esseri fantastici, fate, folletti, streghe e demoni. E in certi periodi dell’anno, fatalmente sempre gli stessi, quegli esseri uscivano allo scoperto e stava all’uomo saperli affrontare, domare, spesso uccidere, affinché la sua vita potesse scorrere serena, affinché quella terra difficile potesse dare frutto nonostante tutto.

Ogni stagione aveva i suoi “spettri“, le sue paure. Timori legati all’imprevedibilità di quella natura così aspra e rude le cui bizze prendevano aspetto di diavoli, mostri e vecchie streghe.

L’inverno, soprattutto, racchiudeva le peggiori paure e le più grandi speranze. “Sotto la neve il pane” si usa ancora dire. Certo, ma quella neve e quel freddo andavano gestiti, andavano “esorcizzati” cercando di chiamare presto la primavera, annunciata da quel particolare vento tiepido che gli antichi Romani chiamavano “favonius”e che oggi prende il nome di “foehn”. L’aria che già porta con sé i primi profumi della primavera e segna di norma il tempo del Carnevale.

L’inverno segnava la fine di un anno e l’inizio di un altro; l’eterno ripetersi dei mesi e delle stagioni. Sulla neve ardono dunque dei grandi fuochi: è la lotta della luce sulle tenebre, del calore sul gelo. Fantocci di paglia vengono immolati tra le fiamme affinché le cose brutte svaniscano come cenere al vento e si accolga così la vita nuova che arriva. E insolite arature nella neve: l’aratro si insinua e fende la coltre fredda sapendo che, sotto di lei, la vita sta solo dormendo.

Quando la neve inizia a sciogliersi e a svelare i primi scampoli di prato, ecco risvegliarsi l’animale totemico per eccellenza delle montagne: l’orso, simbolo di vita e morte, icona del sonno eterno che, però, ha un risveglio, emblema delle paure dell’uomo alpino. Orsi che spaventano, che vengono allontanati, oppure catturati, addirittura uccisi nella pubblica piazza. Ma anche lupi. Lupi leggendari che escono dal folto delle foreste ancora ingombre di neve in cerca di cibo e.. di belle ragazze. E’ il richiamo alla vita, in tutte le sue forme. E i colori, un vero trionfo di colori nelle maschere e nei costumi, voluti per accentuare ancor di più il contrasto con una natura, invece, ancora scarna e spenta.

E poi i limpidi cieli d’estate verso i quali, ancora, le cime si accendono di altri magici falò. Retaggi di antiche ritualità pagane poi cristianizzate nelle tradizionali feste in onore dei SS. Pietro e Paolo o di S. Giovanni. Il fuoco del sole più caldo e fecondo dell’anno che invita al trionfo dell’amore e della natura.

Altro binomio inscindibile quello tra natura e femminilità. Le donne, così influenzate dalla luna, dalle acque, dagli insondabili segreti delle erbe selvatiche, esseri essi stessi, se vogliamo, ammantati di mistero per il loro potere di dare la vita. Donne dei racconti accanto al camino, donne delle “ninne nanne”, ma anche donne custodi di antiche ed incomprensibili formule segrete.

E gli alberi, presenze vegetali cariche di significati lontani, certo, ma non perduti. Alberi legati a culti ed usanze, come l’Albero di Maggio, oggi in Valle d’Aosta eretto ad indicare l’abitazione del primo cittadino, ma originariamente scelto come innegabile simbolo di forza e potenza sessuale.

Ed un anno passava. Ed un altro ciclo stava per cominciare. Ultimi guizzi di luce prima del lungo inverno vengono celebrati sotto la protezione di santi come Martino o Lucia. Il bisogno di luce si fa spasmodico, un grido di saluto e di richiamo alla vita appena prima che tutto torni a tacere e dormire sotto la candida coltre bianca.

Emozionante questo viaggio insolito lungo la catena alpina italiana cercando di svelare la magia, anzi, l’ “AlpiMagia”.

(autore: Stella Bertarione)


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