Ecco “Il Viaggiatore del Nord”. Da Aosta alla Rassegna del Cinema Archeologico di Rovereto.

Evento dal 04/10/2016 al 08/10/2016
Viaggiò attraverso le montagne. E da quelle stesse montagne fu accolto e protetto fino al sonno eterno. Da Aosta a Rovereto col "Viaggiatore del Nord".

Dal 4 all’8 ottobre 2016 la Fondazione Museo Civico di Rovereto darà il via alla XXVII edizione della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico. Un appuntamento importante, di risonanza europea se non mondiale, al quale gli appassionati del settore non possono mancare. Documentari, docufilm, cortometraggi; il meglio della cinematografia a tema archeologico qui può fare bella mostra di sé accompagnando gli spettatori in tanti viaggi diversi ai quattro angoli del mondo suscitando, storia dopo storia, emozioni sempre nuove e coinvolgenti.

Parlavamo, appunto, di viaggi. Si viaggia con la cultura, con la fantasia, coi sogni, con l’anima. L’archeologia, la passione per l’antico, porta naturalmente a viaggiare, nello spazio e nel tempo.

Con grande orgoglio vediamo che il programma della manifestazione si aprirà proprio con un “viaggiatore” molto speciale: il “viaggiatore del Nord”. E’ questo il titolo, misterioso ma allo stesso tempo evocativo, dato al documentario prodotto dalla ditta Akhet srl in collaborazione col regista valdostano Alessandro Stevanoncol patrocinio della Regione autonoma Valle d’Aosta e, infine, con la sponsorizzazione di ExpoVdA.

Una scoperta incredibile ed eccezionale qui per la prima volta raccontata dai suoi stessi protagonisti.

Metti un cantiere urbano, con le sue tante problematiche e le sue innegabili, immancabili difficoltà. Metti un cantiere attivo anche in inverno, l’inverno alpino, quello che ogni mattina ti fa trovare la neve e il ghiaccio sullo scavo. Un cantiere forse più complesso e difficile di altri, denso di aspettative e di preoccupazioni. In Aosta città, lungo viale Ginevra, proprio di fronte all’Ospedale “U. Parini”, prendeva forma quest’area di scavo preliminare ai lavori di ampliamento dello stesso ospedale. Che la potenzialità archeologica dell’area fosse elevata, era noto, ma mai si sarebbe creduto di trovare quel che poi la terra ha fatto riemergere. Fuori dal cantiere campeggia una scritta: “Il futuro nasce sempre con un cantiere”. Verissimo, ma è anche vero che “il passato torna sempre grazie ad un cantiere”.

E questo documentario vi porterà direttamente in cantiere, a stretto contatto con gli archeologi e con la terra. Sentirete il freddo pungente di quelle mattine; sentirete l’odore del fango umido e il rumore degli attrezzi sul terreno. Tutt’intorno il traffico della città. Ma lì, sotto quel tendone, quello “strano” cumulo di pietre stava per rivelare un lontano segreto: la storia di un giovane uomo la cui esistenza si perdeva in secoli remoti, probabilmente fin oltre le montagne. Ben presto il “cumulo” si manifestò per quello che effettivamente era in origine: un Tumulo. Questione di una semplice consonante iniziale che, però, ha cambiate radicalmente le prospettive degli scavatori. Quelle pietre non erano messe lì a caso, non erano state malamente accatastate per semplici fini agricoli. No. Quelle pietre erano la tomba monumentale, la dimora eterna, di qualcuno di importante.

“Teschio!” , annuncia ad un certo punto l’archeologo David Wicks. Teschio… c’è il corpo. Sì, sotto il crollo dei lastroni di copertura ci sono le spoglie mortali di qualcuno. Riuscite ad immaginare l’emozione? La sentite correre sulla vostra pelle? Ecco che gli attrezzi cambiano; dalla trowel si passa al bisturi, si lavora lentamente e meticolosamente. Per progressiva sottrazione ecco che le mani sapienti degli archeologi eliminano i depositi superflui e portano in luce la struttura ossea. Un’atmosfera sospesa, da trattenere il fiato come se si stesse compiendo un rituale; una luce quasi irreale sotto quel tendone. La luce della Storia, di una storia passata e lontana che sta lentamente riemergendo dalle nebbie del tempo e dalle tante nevicate che nei secoli hanno ricoperto questi luoghi sigillando, sotto coltri di limi, la tomba di quest’uomo. Una tomba a tumulo databile al periodo denominato “Hallstatt C” (Prima Età del Ferro, 800-600 a.C.).

Un uomo, ora gli archeologi lo sanno! Le ossa di mandibola e bacino parlano chiaro. Un uomo giovane, robusto, alto. Un uomo senza dubbio appartenente ad una classe sociale di rango elevato. Un guerriero, o comunque un capo, con il suo lungo spadone appoggiato alla gamba, con le fibule dell’abito un tempo utili a trattenere magari pelli o stoffe pesanti. E con oggetti assai particolari di chiara appartenenza al mondo culturale celtico. Quegli oggetti non appartengono al territorio valdostano, ma arrivano da nord. E lui? Anche quest’uomo arrivava da nord? C’è ancora molto da capire e da scoprire.

Ma il guerriero non riposava in un campo deserto, tutt’altro. A brevissima distanza dal tumulo un altro ritrovamento straordinario: una porzione di un circolo di pietre di cui sono stati individuati 25 elementi lapidei e, sulla base dei dati stratigrafici, databile al medesimo orizzonte cronologico della tomba. Un’area sacra e funeraria. Un’area dove, come a Saint-Martin-de-Corléans, il cielo dialogava con la terra e il presente con l’al di là.

La Rassegna di Rovereto, quindi, si aprirà proprio col racconto di questa scoperta straordinaria di notevole portata scientifica, soprattutto per quanto riguarda le attuali conoscenze sulla protostoria dell’arco alpino. Questo viaggiatore-principe-guerriero riuscirà a colpire l’immaginario di quanti potranno conoscerne la storia, fino ad oggi gelosamente custodita da quell’imponente scrigno di pietre racchiuso tra le alte montagne della Valle d’Aosta.

(autore: Stella Bertarione)

 

 


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