Sul Mont Fortin, al cospetto del Monte Bianco


La fatica della salita al Mont Fortin è ampiamente ripagata dai panorami mozzafiato sulla catena del Monte Bianco

Arrivare al pianoro del Combal con la luce perfetta del mattino potrebbe già bastare. Forse sono finita dentro ad una cartolina della Valle d’Aosta? Il riflesso nel lago è perfetto, laggiù un colle, un rifugio ai piedi del monte, guglie, morene, ghiacciai ed il cielo blu. Anche i rododendri, che nelle cartoline di montagna non mancano mai, sono fioriti al punto giusto.

Ma la giornata è appena iniziata e le meraviglie non sono finite. Risalgo velocemente fino alla conca dell’Arp Vieille e il panorama si fa sempre più importante: il Monte Bianco sovrasta tutto e tutti, ma ora è l’Aiguille Noire che cattura continuamente il mio sguardo. Lascio alle mie spalle i verdi pascoli e affronto la lunga e ripida pietraia alla conquista del Mont Fortin. Qualche passaggio di quelli “simpatici”, ma non troppo pericolosi lungo la dorsale, e poi ancora pietre e pietre fino ad arrivare alla vetta pianeggiante, dove ci sono i ruderi di un fortino militare, ma soprattutto una vista spettacolare. Da rimanere senza parole. Davvero difficile trovare le parole per descrivere le sensazioni che si provano di fronte alla grandiosità del Monte Bianco e di tutto quello che ne fa parte. Dal Col de la Seigne alle Grandes Jorasses ogni ghiacciaio, torrione o guglia ha un suo nome proprio, ad indicarne l’importanza, ma per me oggi è tutto e solo “Monte Bianco”. Dopo un lungo momento di pura meraviglia, distolgo lo sguardo a fatica e decido di sedermi dietro al fortino ad ammirare un altro paesaggio, più verde, più dolce e forse più alla mia portata: la testata del vallone di Chavannes caratterizzata da pendii erbosi, laghetti, ed uno sfondo di montagne ancora innevate. Un sentiero lo attraversa a mezzacosta e così lo percorro velocemente, attraversando chiazze di neve e prati in fiore. Il sentiero risale ora leggermente; mi volto a guardare ancora una volta l’ampio vallone prima di raggiungere il Col des Chavannes, dove mi si ripresenta con la stessa forza lo spettacolo di poco prima. Di nuovo senza parole, ancora ghiacci e guglie e rocce, la vetta del Monte Bianco e la Noire che non riesco a smettere di guardare. Sotto di me solo pietre e poi, là in fondo, il lungo pianoro che mi aspetta per il rientro.

Testo e foto di Raffaella Pierobon


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