La Via Francigena a Verrès. Pellegrini all’ombra del castello e al cospetto dell’antica Prevostura di Saint-Gilles


In Valle d'Aosta lungo la Via Francigena di fondovalle, seguendo i terrazzamenti e gli antichi canali irrigui fino a Verrès. Pellegrini a Saint-Gilles.

La Via non è la strada. O meglio, non è solo una strada. La via è fatta di genti, villaggi, boschi, sentieri, chiese, torri e… montagne. Sì, perché quando la Via Francigena entra in Valle d’Aosta, porta d’ingresso ufficiale in Italia secondo il diario di Sigerico (990 d.C.), come prima cosa incontra l’affascinante conca del colle del Gran San Bernardo, dove il plurimillenario respiro della Storia e la voce della fede si confondono tra le vette e i ghiacci eterni.

Da questo luogo avvolto nel mito, a quasi 2500 metri di quota, incorniciata dalle cime più alte d’Europa la Via Francigena si srotola letteralmente verso valle seguendo il solco disegnato dalla strada romana delle Gallie più di duemila anni fa. Dagli alti pascoli ai fitti boschi di conifere; di villaggio in villaggio, si attraversa l’intera vallata del Gran San Bernardo che conduce, aprendosi sempre di più, fino all’ariosa piana di Aosta.

Pellegrin-ando nel fondovalle fino a Verrès

Prosegue quindi snodandosi affacciata su un fondovalle ricamato di meleti e vigneti, illuminato da fiumi e torrenti, sulle tracce lasciata dalla sua illustre antenata, la Strada romana delle Gallie. Da Aosta a Châtillon seguendo i terrazzamenti e gli antichi canali irrigui; e da qui fino a Verrès, costantemente sorvegliati da turriti manieri e severe caseforti.

E sarà proprio a Verrès che faremo tappa. Questa innanzitutto è la novità da poco apportata al tracciato valdostano: se prima la Via lasciava momentaneamente l’adret per passare sul versante opposto ed entrare ad Issogne, oggi resta in sinistra orografica e fa il suo ingresso nel borgo di Verrès, l’antica Vitricium, già attestata dagli antichi documenti itinerari della tarda età imperiale romana, tra i quali segnaliamo la nota Tabula Peutingeriana e di fatto toccata dallo storico e plurisecolare itinerario.

Tra Ibleto e Saint Gilles

Verrès, un paese tutto da scoprire che ha molto da raccontarci. Oltre all’ affascinante maniero di Ibleto di Challant che lo domina dall’alto col suo aspetto rude e severo, nel centro storico si mimetizza un altro vero gioiello: la Prevostura di Saint-Gilles.

Accedendo al borgo da ovest (per chi arriva da Aosta), la Prevostura è assai facile da individuare, appena dopo il tornante della strada che sale in Val d’Ayas, sulla sinistra, la si potrà già intravedere: talvolta scambiata per un castello, la sua mole maestosa, le sue eleganti finestre crociate e l’alta torre con l’orologio e i curiosi gargoyles aggettanti non potranno non attirare l’attenzione.

Il complesso, che la tradizione vorrebbe creato nel 912 da Egidia, moglie del marchese di Ivrea e figlia di Berengario I (allora imperatore d’Italia), risulta già attestato dalle fonti a metà dell’XI secolo quando risultava dipendere dall’abbazia benedettina di San Benigno di Fruttuaria la quale, nel 1182 trasferì al monastero di Saint-Gilles i suoi possedimenti in terra valdostana, gettando così le basi alla solida identità economica e spirituale di questo pregevole sito, luogo di fede e di cultura (al suo interno anche una preziosa Biblioteca e, durante il Medioevo, uno scriptorium); nel periodo di massima prosperità giunsero a con­trollare una quarantina di parrocchie, una decina di ospizi e alcune comunità religiose. Aggrappato alle rocce degli orridi che incombono sul torrente Evançon, lo si vede far capolino tra gli ulivi secolari in muto ma costante dialogo col castello posto sulla sponda opposta. Per raggiungere l’ingresso della chiesa parrocchiale ci si inerpica sù per un viottolo in acciottolato che si insinua case e giardini. Alcuni scalini e la vista si apre verso il possente castello. Potere laico e religioso che si fronteggiano, entrambi a controllo e protezione del borgo e dei suoi abitanti, anime comprese. Oggi, qualora lo vogliate, troverete sul posto dei volontari che vi condurranno alla scoperta di questo luogo tanto rilevante quanto ancora poco conosciuto.

Dominano i toni del grigio-verde, quasi azzurrato, della tipica pietra di cava della Bassa Valle. Ci si sente piccoli sotto la possenza della torre campanaria cinquecentesca; ci si sente osservati dai volti barbuti ed impenetrabili dei gargoyles.

La chiesa risale all’epoca della fondazione e le sue forme originarie dovevano essere spiccatamente romaniche; ne resta il piccolo campaniletto quadrato. Si data al 1407 la realizzazione della cappella sepolcrale voluta da Ibleto di Challant che vi venne sepolto nel 1410. Importanti i lavori del cantiere cinquecentesco che, però, non salvarono l’edificio primitivo dal radicale rifacimento che venne attuato nel 1776 e che gli conferì l’aspetto attuale. Fu in occasione di questi lavori che la cappella di Ibleto, prima esterna alla chiesa, vi venne inglobata diventandone, di fatto, la prima campata.

Recentissime indagini archeologiche hanno portato alla riapertura della cripta col sollevamento della pesante botola di pietra che ne chiudeva l’accesso dal pavimento della chiesa. Amara sorpresa: all’interno nessuna traccia di Ibleto, ma solo una semplicissima cassa in legno di pioppo, già forzata in antico e in pessimo stato di conservazione, contenente le spoglie complete di un uomo e ulteriori 5 teschi. Stando alle ricerche condotte dagli studiosi che hanno seguito il recupero, sembra verosimile, anche mediante il confronto con le fonti archivistiche, assegnare al defunto l’identità di François-Maurice de Challant, ultimo erede della nobile famiglia valdostana, seppellito per sua stessa volontà all’interno della cripta nel 1796, a poca distanza dalla fine dei lavori di costruzione della nuova chiesa (1776-1777).

Insomma, diciamo che di spunti per una visita insolita e suggestiva a Saint Gilles, di certo non mancano!

Ancora due passi

E poi, concedetevi due passi nel borgo dove noterete anche una serie di belle dimore di inizio Novecento, di quell’epoca in cui Verrès era un florido, vivace ed importante centro industriale le cui dirigenze possedevano eleganti e raffinate residenze. Noterete anche una vecchia insegna di “Caffé con biliardo”, inequivocabile segno di una società benestante in grado di concedersi anche qualche svago. All’uscita del borgo verso est, dopo la graziosa cappella di San Rocco, sulla sinistra è ancora testimoniata l’officina di un vecchio carrozziere; pensateci, siamo in una località dove si era obbligati a passare e spesso a sostare. Non esisteva altra soluzione; al posto dell’autostrada solo campi e qualche palude prima delle rive del fiume. Uno scorcio dunque su tutte quelle attività di una borgata “di strada” all’alba del XX secolo.

(autore: Stella Bertarione)

Inserito in A piedi, Bassa Via, CULTURA, PERCORSI

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