Falesia La Ravoire


Una falesia storica e ben esposta al sole appena sopra l’abitato di Arvier – Falesia La Ravoire

Era l’anno 1974 quando un gruppo di forti arrampicatori valdostani metteva per primo mano sulle pareti lisce e verticali della falesia La Ravoire.

Fra loro c’era Guido Azzalea, ora presidente dell’Unione Valdostana Guide di Alta Montagna, che ci racconta cosa avvenne in quegli anni e come si è poi sviluppata l’arrampicata su quella assolata parete.

Le prime vie della falesia La Ravoire furono appunto chiodate intorno alla metà degli anni ’70. AI tempi la falesia aveva un aspetto completamente diverso da quello attuale: sulla sinistra, dove si trovano oggi alcuni facili itinerari su roccia rotta, esisteva una bella e larga fascia rocciosa compatta, con fessure e piccoli strapiombi. Lì erano presenti circa una decina di vie. Negli anni immediatamente successivi questa parte è stata purtroppo utilizzata come cava di pietra e la parete è stata completamente distrutta. Il materiale di scarto è stato poi depositato sulla parte destra della falesia, andando a rialzare il piano di partenza delle vie che in origine era circa 5 metri più in basso. Per fortuna poi lo sfruttamento della roccia è terminato e la falesia è in parte “sopravvissuta”!

Le vie in quegli anni erano tutte state attrezzate per la salita in artificiale, con i chiodi, e l’arrampicata si faceva solo con gli scarponi. Esistevano, fra quelle attualmente ancora presenti, la fessura di “Fammi di tutto”, la “via del venerdì”, poi alcune vie nella parte bassa, come “non capisco ma mi adeguo”; si arriva così alla fine degli anni ’70, quando qualcuno incominciava a provare le vie con le scarpette e la falesia conobbe così il passaggio dall’arrampicata artificiale all’arrampicata libera. Una delle prime ad essere salita in libera è stata proprio “fammi di tutto”, poi via via tutte le altre, fra cui la difficile “Mexico e nuvole”, chiodata e liberata da Hans Marguerettaz, “Mostralfonso” e nella parte bassa da Luca Ferrari.

Grazie Guido per la cronistoria!

La falesia “La Ravoire”

Ora siamo qui, alla base della parete in una bella giornata autunnale, con alcuni amici per mettere mano sulle famose tacche e fessure di queste belle vie di arrampicata.

Ci scaldiamo su alcune linee più facili, iniziando dalla placca di “handicappati sociali – 6a”, per poi salire la netta fessura di “la sei – 5c”. Passiamo poi a vie più impegnative: la mitica “fammi di tutto – 6b”, che necessita di una buona tecnica di arrampicata in fessura con un passo di dita sul finale e la “via del venerdì – 6b+”, che percorre un aereo spigolo nella parte alta. Proviamo infine anche alcuni tiri storici, come la difficile e delicata placca di “Mexico e nuvole – 7a”, un tiro che sembra impossibile da salire ma che poi, man mano che lo si affronta, regala una grande soddisfazione nel risolvere alcuni passaggi quasi da equilibrista. Mi ricordo, a proposito di questa lunghezza, quando molti anni fa provavo a salirla non conoscendone i movimenti: ad un certo punto mi trovavo con la faccia e i piedi su uno specchio di roccia che presentava pochissime asperità che non riuscivo a sfruttare; mi trovavo sempre in disequilibrio e in un attimo ero appeso alla corda. Un giorno un amico mi ha spiegato i movimenti: un fondamentale incrocio di piedi di difficile intuizione, nella parte bassa, permette infatti di superare la sezione più dura e, come per magia, si riesce a prendere con la mano destra una tacca discreta che prima sembrava irraggiungibile. Da lì in su i movimenti sono più evidenti e non troppo difficili, con un buon allenamento si può arrivare in catena senza penare troppo!

Spostiamoci a sinistra di un paio di vie, dove si trova “Rain and Tears – 7b”, chiodata proprio da Azzalea, che Rocco vuole provare a salire. Per scattargli qualche foto decente decido di raggiungere, facendo un giro largo, il pianoro sulla sommità della parete da dove si ha un bel punto di vista. Ecco che parte deciso, con il suo solito stile di scalata, molto preciso ed efficiente, salendo velocemente e apparentemente senza  troppa fatica fino a pochi metri dalla catena. Sappiamo però che proprio qui si trova il crux della via: un movimento su microtacche in cui la corretta sequenza è fondamentale. Ormai è vicino a me, lo vedo impostare la sequenza, prima tacca con la mano sinistra, poi la destra ad incrociare… poi? No! La sequenza è sbagliata! Rocco però è in un buon periodo di forma: riesce a tornare sui suoi passi senza appendersi alla corda e a ricominciare la sequenza, questa volta in maniera corretta, e alla fine, con qualche sbuffo di fatica, moschettona l’agognata catena. Bravo!

Ma di vie dure, soprattutto di placca ce ne sono ancora molte! Una fra tutte? “Spit fire”, 7c, una placca delicatissima con un duro boulder iniziale su minuscole prese verticali, che oggi Emanuele e Rocco provano a “lavorare”.

Esiste anche un settore basso della falesia, con un certo numero di vie molto interessanti, che torneremo a salire un’altra volta.

Mi tocca però fare un commento negativo: purtroppo mi dispiace notare come ultimamente (e questo succede anche in altre falesie) si riscontra la cattiva abitudine di qualcuno a scavare o a migliorare in maniera artificiale qualche presa! Questo è un atteggiamento sicuramente sbagliato: per quale ragione ci si deve arrogare il diritto di modificare una via che è già stata liberata quando era ancora allo stato naturale, solo perché (immagino io) non si riescono a risolvere alcuni dei suoi movimenti? E’ il caso, per parlare della falesia La Ravoire, della via “Guttalax”, nel settore basso, sembrano anche migliorate alcune prese di “Mexico e nuvole”, un grosso scavo è comparso (questo già da parecchio tempo) in cima alla fessura di “Fammi di tutto”! Peccato!

Informazioni tecniche:

Comune: Arvier

Falesia: La Ravoire

Difficoltà: dal 4 al 7c

Quota: 1.100 metri

Per ulteriori informazioni: Società delle Guide di Valgrisenche

 

Ricordiamo che l’arrampicata è un’attività potenzialmente pericolosa dove è necessaria un’adeguata preparazione tecnica e fisica.

Se  avete dei dubbi vi consigliamo di farvi accompagnare da una Guida Alpina.

Autore: Ceccon Alessandro – Mountain Guides Aosta


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