Una Cattedrale per tutto l’Anno


2016, anno giubilare. E proprio col mosaico dell'Anno iniziamo la riscoperta della Cattedrale di Aosta, scrigno di arte e di storia.

Scusate, chi è Gion?! Già… chi è? E soprattutto che ci fa in Cattedrale ad Aosta? Per cominciare il nostro viaggio alla ricerca del misterioso Gion, iniziamo col recarci nella zona del presbiterio dove, alle spalle dell’altare, si sviluppa il bellissimo mosaico dei Mesi e dell’Anno, vero capolavoro di tecnica musiva risalente alla fine del XII secolo.

UN’ANTICA TRADIZIONE

Era una moda assai diffusa quella di ricordare l’eterno ciclo del Tempo attraverso la raffigurazione dei dodici mesi; un tempo naturalmente sorvegliato e protetto da Dio. E anche qui in Cattedrale è Cristo, raffigurato giovane (un’eterna giovinezza) in trono a dominare il Tempo degli uomini scandito dalle ben note attività dei campi.

Cristo è il centro dell’universo e governa i moti celesti tenendo nelle mani il sole e la luna. Tutt’intorno i moti sempiterni e circolari dell’universo in rapporto ai quali la vita di un uomo non è che un attimo, un battito di ciglio. Ma l’uomo misura il suo tempo con lo scorrere dei giorni, dei mesi, delle stagioni. E ogni stagione ha i suoi ritmi, le sue precise attività. In un tempo in cui l’agricoltura occupava gran parte della vita umana, era importante calcolare le lune e le levate di determinate stelle che servivano a capire se era giunto il tempo oppure no. E tutto questo era monitorato e garantito dalla superiore ed imperscrutabile potenza divina.

Il ciclo dei Mesi è un’antica tradizione iconografica che compare già all’inizio del XII secolo tra le decorazioni scultoree delle Cattedrali europee. Il soggetto, però, risale ad un’antica usanza ellenistica di illustrare con miniature i calendari, in cui i mesi apparivano sotto forma di personificazioni legate a modelli iconografici di età classica.

La tradizione di raffigurare i Mesi fu trasmessa al Medioevo che apportò alcune modifiche iconografiche legate al carattere agricolo, feudale e cristiano della società; in epoca carolingia (IX secolo) le personificazioni vengono sostituite da figure ritratte nello svolgimento di un’attività lavorativa caratteristica di ciascun mese dell’anno. Tra l’XI e il XII secolo il rinnovato ciclo dei Mesi acquista sempre maggiore importanza e si struttura in serie iconografiche diversificate da regione a regione, in relazione alla varietà del clima e del ciclo agricolo. Il lavoro nella società comunale recupera un valore positivo e viene considerato un’attività nobilitante e salvifica, attraverso cui l’uomo può riscattarsi e partecipare al piano della Redenzione. E’ il lavoro, infatti, a garantire un nuovo slancio alla civiltà europea, un rinnovato benessere che viene celebrato attraverso le grandi decorazioni; l’immagine dei Mesi nei cicli decorativi degli edifici romanici esprime proprio questo nuovo ruolo del tempo del lavoro umano, la cui sacralità viene ribadita attraverso le rappresentazioni dei Segni zodiacali e delle costellazioni che, spesso, affiancano le immagini dei Mesi nelle decorazioni.

Ma torniamo in Cattedrale.

DI MESE IN MESE

Si comincia (o almeno, noi oggi siamo abituati a cominciare perché un tempo l’anno iniziava con Marzo, ossia con la primavera dominata dal segno dell’Ariete) con GennaioIanuarius è raffigurato come il dio romano Giano: bifronte, rivolto tanto al vecchio quanto al nuovo; per una porta che si chiude, ce n’è un’altra che si apre.

Februarius ci ricorda che il clima è ancora rigido e che è preferibile dare la priorità alle attività domestiche; una donna si scalda davanti al fuoco acceso. Febbraio, mese del fuoco, della Candelora, della prima tanto attesa luce di primavera.

E arriva Marzo. Si torna in campagna per dedicarsi alla potatura e alla cura della vigna. Tuttavia, poiché il vento è freddo e il clima mutevole, il contadino indossa ancora il caldo mantello invernale.

Aprile, il mese preferito dall’uomo medievale, riempie i prati di fiori invitando a stare più tempo all’aperto godendo del canto degli uccellini.

A Maggio si può uscire a cavallo e il signore può finalmente tornare a dedicarsi alla caccia.

In Giugno si falciano i prati; l’11 del mese, San Barnaba, tradizionalmente si avviava questa attività. E qui vediamo il contadino che conficca con vigore la sua falce nel folto dell’erba. E’ estate.

A Luglio prosegue il lavoro nei campi e il contadino compone le fascine.

Agosto è il mese della battitura e infatti lo vediamo con l’attrezzo abituale; i chicchi venivano così separati dalla pula e dalla paglia.

Arriva Settembre. Il contadino ha appena il tempo di riprendere fiato e già comincia la vendemmia. Qui vediamo il vignaiolo che danza allegramente nella tinozza con le gambe nude.

A Ottobre torna a soffiare quel vento già freddo di fine autunno; il contadino ha nuovamente indossato il mantello invernale e si appresta alla semina. Il grano riempie il suo grembiule e il braccio si prepara a spargere il seme.

Con Novembre occorre prepararsi all’arrivo dell’inverno e il contadino va a fare provvista di legna. Qui lo vediamo tornare a casa con la schiena curva sotto il peso dei rami raccolti.

Ed ecco infine Dicembre. E’ il momento di uccidere il maiale in vista sia dei grassi e festosi banchetti natalizi che delle necessarie scorte domestiche per la brutta stagione. Dal freddo ci si ripara anche coi cibi “giusti”!

UN PERSONAGGIO MISTERIOSO

Sì, abbiamo ripercorso tutto l’anno. Ma ancora non abbiamo capito “chi è Gion”!!

Se aguzzata la vista, allora lo noterete. Ma sì, lassù in alto nell’angolo a destra. Eccolo il nostro Gion che si sporge curioso ad osservare le umane vicende. Sospeso ad una corda guarda verso l’angolo opposto da cui si affaccia l’amico Fison. Gion e Fison, insieme ai ben più noti Tigri ed Eufrate, sono gli altri due fiumi del Paradiso terrestre. Gion (anche chiamato Geone o Ghione) è stato interpretato come il Nilo, mentre Fison, qui rappresentato mentre porge una brocca, dovrebbe essere il Gange o l’Indo.

Ecco chi è Gion! Dal folto dell’Eden sgorga portando la vita. Quella che poi ogni Uomo, sorvegliato da Dio, vive anno dopo anno nella speranza dell’altra vita, quella eterna…appunto.

(autore: Stella Bertarione)

 

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