Valle d’Aosta, sulle orme dei giganti, lungo i tratti del Tor des Geants


In Valle d’Aosta, sulle orme dei giganti, lungo alcuni tratti del Tor des Géants.

Cronaca di un viaggio alla scoperta della verticalità e di una visione diversa della più piccola regione d’Italia.

Il Tor des Géants   è indubbiamente una delle gare più spettacolari a cui mi sia mai capitato di assistere.

Uno sviluppo di 330km e 24.000m di dislivello positivo da percorrere da soli e senza tappe imposte dagli organizzatori, la rendono una delle gare di endurance trail più dure al mondo.

La sua vera unicità però sta nel percorrere i sentieri che collegano un’intera regione e che si sviluppano ai piedi delle più importanti vette di 4.000m delle Alpi – i Giganti appunto – , attraversando paesi, borghi rifugi e colli oltre i 3.000m.

Il suo tracciato, con partenza e arrivo a Courmayeur, ripercorre l’Altavia nº1 e nº2  della Valle d’Aosta,  uno dei circuiti più emozionanti dell’arco alpino.

 

Per conoscere meglio il percorso del Tor, e per poterlo guardare con gli occhi di chi lo ha vissuto davvero, mi sono affidato a due persone che hanno legato inscindibilmente il proprio nome a quello di questa competizione: Franco Collè e Giancarlo Annovazzi,  due valdostani che conoscono il tracciato e i territori circostanti come le proprie tasche.

 

Franco si è posizionato al 5°posto nel 2012, 3° nel 2013 e 1° nel 2014, oltre ovviamente ad aver raggiunto innumerevoli successi in altre competizioni.

Giancarlo invece rientra in un’elite molto ristretta, quella dei Senatori del Tor des Géants, cioè coloro che hanno tagliato il traguardo a tutte le edizioni della competizione. Come se non bastasse Giancarlo lo ha fatto sempre nei primi 20 (10° lo scorso anno).

 

Accompagnato da questi due grandi trailer ho ripercorso alcune tratte dell’Altavia n°1 e n°2,  e insieme abbiamo cercato di strutturare degli itinerari, percorribili di corsa o camminando, che potessero restituire una vaga idea di quello che provano i ‘Giganti’ che partecipano al Tor.

L’impresa è stata ardua, più che altro perché mi sarebbe piaciuto ripercorrere tutto il tracciato visto l’entusiasmo con cui Giancarlo e Franco parlano del territorio valdostano ma, purtroppo, ci siamo dovuti limitare a questi quattro itinerari.

Eccoli nel dettaglio:

 

CIRCUITO WALSER (Tschemenoal – Gressoney L.T. – Alpenzu Piccolo – Colle Pinter – Alpenzu -  Tschemenoal)

Sentieri: AV1 – 6 – 7 – 10A – W – GSW – 14 – 9

Sviluppo: 12 km

Dislivello Positivo: 1510m

Quota minima: 1424m

Quota massima: 2777m

 

Il circuito che abbiamo tracciato nella valle di Gressoney ripercorre parte dell’Altavia n°1, per la quale passa il Tor, e parte del Walser Waeg, suggestivo sentiero che segue le orme della cultura Walser.

Si sviluppa in parte nel fondovalle per poi attraversare alcune tipiche frazioni Walser spingendosi fino al Colle del Pinter. Ridiscende poi a valle raggiungendo il punto di partenza.

Franco e Giancarlo sono originari proprio di questa valle e qui si allenano abitualmente.

Durante il Tor, mi dicono, passare da qui significa molto per loro, ovviamente è come passare da casa e avere supporto e incitamento da parte degli amici della zona significa molto.

Giancarlo mi fa notare che arrivare al Colle del Pinter significa aver superato la metà del percorso di gara e girarsi nuovamente in direzione di Courmayeur. D’altro canto però, fa notare Franco, per chi come loro corre il Tor “tutto d’un fiato” qui inizia la seconda notte e la stanchezza vera comincia a farsi sentire manifestandosi anche con allucinazioni dovute alla carenza di sonno.

Dal Pinter in poi il dislivello inizia a essere più tranquillo il che, credo, ti dà la forza di lasciarti casa alle spalle e continuare questa faticosa avventura.

 

CIRCUITO DI NIEL (Gaby – Col Lesoney – Colle Grande Mologna – Gaby)

Sentieri: 6C – 6D – 6B – AV1 – 6A – GTA – 6 – GSW

Sviluppo: 11 km

Dislivello Positivo: 1100m

Quota minima: 1547m

Quota massima: 2373m

 

Questo circuito s’immerge ancora nella cultura Walser della valle di Gressoney sfiorando alcune delle zone più selvagge percorse dal Tor.

Giancarlo, che è di casa, mi racconta che Niel per i partecipanti rappresenta una sorta di ritorno alla civiltà dopo aver percorso la tratta che da Donnas arriva fino a qui. Ci vogliono circa sette ore infatti per effettuare questa parte di percorso su cui non si incontra praticamente anima viva. Franco la considera una delle tratte più belle e suggestive della gara dove è possibile ammirare il lago Vargno, il lago Zuckie e quello che è definito il “Malatrà della valle”: la Crenna du Leui (2311m).

Proprio a Gaby Giancarlo organizza una manifestazione chiamata Mammut Trail.

 

OLLOMONT – COL CHAMPILLON

Sentieri: AV1 – 1 – 2 – TDC

Sviluppo: 24,4 km

Dislivello Positivo: 1330m

Quota minima: 1379m

Quota massima: 2709m

 

Questo itinerario ripercorre esattamente una parte della tratta dal TdG che porta dalla base vita di Ollomont all’arrivo in Courmayeur, passando per il Col Champillon.

Mentre ripercorriamo il sentiero che uscendo dal bosco del fondovalle attraversa gli alpeggi sottostanti al colle, ci fermiamo a prendere fiato e ad ammirare la Valpelline, sotto di noi. Franco si ricorda dell’ultimo Tor quando percorrendo in testa questa tratta di sentiero durante la notte, si voltava per individuare il frontalino di Lionel Trivel, suo inseguitore. Quando la luce ha fatto capolino dal Col Brison – colle che si trova sul versante opposto della Valpelline – Franco ha iniziato a pensare che forse quella sarebbe potuta essere la volta buona per vincere.

40km più in là veniva incoronato Gigante tra i Giganti.

 

CIRCUITO DI COURMAYEUR (Courmayeur – rif. Bertone – Testa Bernarda – Col Sapin – Col Malatrà – rif. Bonatti – rif. Bertone – Courmayeur)

Sentieri: AV1 – TMB – 38 – 42 – 43 – 44 – 29 – 28 – 27

Sviluppo: 23,2 km

Dislivello Positivo: 1750m

Quota minima: 1375m

Quota massima: 2574m

 

Questo circuito ripercorre alcuni dei passaggi più emozionanti del Tor, sia per quanto riguarda gli atleti che per quanto riguarda il pubblico.

Courmayeur rappresenta il punto di partenza e di arrivo di quello che in molti definiscono un viaggio piuttosto che una semplice competizione.

Una volta giunti al Colle del Malatrà la salita è praticamente terminata e i concorrenti devono “solo” scendere verso valle cosa che probabilmente, con 24.000m di dislivello nelle gambe, non risulta così semplice. Il falsopiano di circa 6km che collega il rifugio Bonatti al rifugio Bertone è descritto da molti come l’ultima fatica del Tor alleviata solo dalla vista mozzafiato – per chi ha ancora forze per goderne – sul Monte Bianco, primo e ultimo dei giganti incontrati sul percorso.

Per chi arriva qui di notte le luci di Courmayeur a fondo valle sembrano fungere da faro guida verso il termine dell’avventura.

Il calore e l’accoglienza all’arrivo sono sempre costanti e sembrano, almeno per un attimo, alleviare tutta la fatica accumulata durante il percorso.

 

Seguire le orme del Tor significa rendersi conto di quanta avventura possa ancora esserci nella nostra vita e rendersi conto di quanto siamo piccoli paragonati ai veri Giganti.

 

Testi: @LucaAlbrisi (https://twitter.com/LucaAlbrisi)

Foto: Alfredo Croce (https://instagram.com/alfredo.croce/)

©: Pillow Lab (www.pillowlab.it)


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