Emozioni Bianche, Napoleone, il Colle del Gran San Bernardo e io…


Emozioni Bianche al Colle del Gran San Bernardo

Napoleone lo passò alla testa di un esercito e il Colle ieri come oggi segna ancora il passo di una storia iniziata secoli fa.

Ad un mese dalla nostra “ultima” uscita sulla neve scrivo di quei giorni passati al Colle del Gran San Bernardo.

Siamo partiti di sabato, accompagnati da qualche nuvola e un sole che sembrava non volerne sapere di farci compagnia. Abbiamo lasciato la macchina qualche metro prima dei jersey che la sbarravano, sci in spalla, scarpe comode e inizia il cammino lungo la strada che porta al Colle. Fortunatamente la camminata non dura troppo tempo e appena incontriamo lingue di neve mettiamo le pelli e usiamo splitboard e sci per salire più comodamente. Percorrere l’intera strada a “piedi” è stata una bella esperienza, sicuramente diversa e più apprezzabile rispetto alla stagione estiva in cui moto e auto la fanno da padroni.

La neve era ancora assoluta protagonista e la sua presenza mi ha fatto pensare a quando quella strada non esisteva, quando le persone salivano a piedi, in pieno inverno, o con i primi sci di legno, insomma quando la Natura era la protagonista e le sue regole non si potevano scavalcare. Siamo arrivati all’Hospice dopo circa 4 ore di cammino, le nuvole erano ancora presenti ma l’aria sapeva di cambiamento e infatti dopo essere stati accolti dai canonici residenti all’Hospice e dopo una meritata merenda a base di zuppa, salsicce, formaggio e birrette il sole si è palesato permettendo a Massimo di accompagnare i nostri clienti per un paio di discese appena sopra l’Hospice e a me di poter far foto seduto comodamente nella neve, con la compagnia del sole. Cena conviviale e a letto presto. Al mattino ci svegliano i canti gregoriani e dopo un’ottima colazione mettiamo il naso fuori dalla porta.

Questa volta niente sole, solo nebbia. Nebbia ovunque.

Decidiamo lo stesso di salire al Mont Fourchon, la visibilità è veramente pessima ma una volta in cima riusciamo a intravedere per un momento il massiccio del Monte Bianco, quasi un regalo alla nostra testardaggine. Cambio vestiti al volo facendo attenzione a non farceli portare via dal vento e iniziamo la discesa. Più scendiamo in basso più la visibilità aumenta. Intravediamo qualche camoscio. La primavera spinge. Scendendo ripenso alle ultime ore trascorse all’Hospice, alla gentilezza dei canonici, alla bontà del pane fatto in casa, alla cena, alla visita al museo dell’Hospice, alla potenza e alla forza che ha quel posto, penso a questi edulcorati tempi moderni fatti di confini, leggi assurde e diffidenza innata. Penso a quello che erano i “confini” allora, a cosa rappresentavano per i nostri antenati, allo scambio e alla ricchezza (e non parlo di quella fatta di carta e metalli) che le persone guadagnavano e donavano.

Penso che dovreste andarci all’Hospice, ma fatelo a piedi, con gli sci o con la bicicletta, ha tutto un altro sapore.

 

 

A month has passed since our last day on the snow, and now i’m here writing about those days at the Grand Saint Bernard Pass. We started our trip on Saturday, little cloudy, and a bit of shy sun. We left the car a couple of meters before the barrier closing the road, skis on the back, comfy shoes and the way up the pass starts.

Luckily the walking is not too long, and as soon as snow patches starts, we can start to skin up on slis and splitboards. I’s a nice experience to walk on a national road which is very very busy of cars and motorbike in the summer!

The snow was now absolutely the center of the scene, and its presence made me think about the times the asphalt road was still not built; people walking up, or skiing with the first woodden skis, when nature was the queen and its rules could not be overtaken.

We reached the hospice after about 4 hours of climbing, clouds still there but the air was smelling some changing, and after being welcomed by the monks, owners of the hospice, with nice soup, sausages and cheese, the sun finally came out strong and Massimo had the chance to take the group for a couple of runs over the hospice, followed by a nice dinner and an early bedtime.

Church choirs wake us up in the morning, and we go out after a big breakfast. No sun, only fog. We still decide to try to climb the Mont Fourchon. The visibility is very poor, but on top we get to see for few minutes the Mont Blanc in the background; almost a reward for our stubborn climb in the dark. Quick t-shirt change on top with the wind almost taking away our stuff and we begin the descent. The visibility gets better going down, we even meet some Chamois. The spring is coming!

While skiing down, i think about the last couple of hours spent in the hospice, the kindness of the monks, to the sweetness of the bread freshly made up there, the dinner, the visit to the Hospice museum, to the strength that this place holds, I think to modern times full of borders, absurd laws and so much suspicion. I think to what the borders where for our ancestors, to the exchange and the richness (not that made of coins) that people used to earn and donate. I think that you should go to the hospice, but do it by foot, ski or bike, it certainly has another taste.

 

foto e testi: AostaValleyFreeride


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