Emozioni Bianche 4061 Gran Paradiso


Emozioni bianche fino ai 4061 m del Gran Paradiso

TUTTO IL ‘VUOTO’ DEL GRAN PARADISO

Un respiro profondo, per creare il vuoto tutto intorno a me.

Ora, in vetta, mi sento molto più rilassato e le forze sembrano tornare a mia disposizione.

Seduto proprio sulla cima di questa bella e famosa montagna, unascensione classica in Valle dAosta, posso ammirare uno dei panorami più emozionanti di tutto larco alpino.

4.061m separati dalle catene montuose più evidenti, danno la possibilità di ammirare la maestosità delle Alpi con un pizzico di distacco e di pace. Anche Torino, vista da quassù, sembra più tranquilla.

Doversi preparare alla discesa è quasi un peccato.

 

Il bello dell’alpinismo di fine inverno è che ti permette un viaggio nel viaggio. Un sudato cambio di stagione, dal caldo d’inizio estate della valle fino all’inverno della cima. Nel mezzo c’è solo una piacevole fatica che permette questo passaggio.

 

Siamo partiti da località Pravieux in Valsavarenche dirigendoci verso il rifugio Chabod nel pomeriggio, percorrendo una bella mulattiera su cui si alternavano chiazze di neve ed erba fresca che attirava caprioli e stambecchi. Sotto il sole pomeridiano abbiamo risalito il versante boschivo fino a giungere agli alpeggi sovrastanti dove la presenza di neve si faceva nettamente più consistente.

Qui un rapido cambio di assetto ci ha consentito di proseguire con splitboard e sci d’alpinismo.

Il tratto superiore al bosco concede una bella vista sul Gran Paradiso che sembra attrarti e respingerti allo stesso tempo.

 

Nei 1000m di dislivello che separano il punto di partenza dal rifugio, si fa in tempo a guardarsela proprio bene questa montagna, resa un classico dell’alpinismo anche dalla sua posizione climaticamente favorita rispetto al Monte Rosa o al Bianco.

Un 4000 interamente in territorio Italiano, anche se la frequentazione dei rifugi è per la maggior parte francese o austriaca.

 

Seguendo la parete rocciosa che sovrasta l’alpeggio si percorre un’ultima rampa che permette di intravedere il rifugio Chabod. Da qui partono le varie cordate di alpinisti per realizzare una delle due vie normali al Gran Paradiso ma anche la nord o l’attraversata Piccolo/Gran Paradiso che sta diventando una delle classiche ascensioni di misto nelle Alpi.

Situato a 2750m il rifugio è davvero confortevole e ci ha offerto un ottimo riposo prima di affrontare la salita in vetta.

La sveglia alle 5.30 ci ha permesso di percorrere le prime ore di ascesa con una fantastica luna, alta nel cielo chiaro dell’alba. Non siamo certo soli durante questa ascesa, ma ogni cordata sembra essere silenziosa e rispettosa della pace altrui, concentrata sul proprio percorso.

La via non presenta particolari difficoltà anche se la neve compatta e ventata su cui siamo stati costretti a procedere ci ha decisamente complicato le cose.

Dal rifugio fino a circa 3500m, dove le due vie normali si uniscono in un’unica via, siamo riusciti a procedere con splitboard e sci d’alpinismo, da lì in poi siamo stati costretti a caricarci il materiale in spalla e procedere con i ramponi.

Sono gli ultimi 500m di dislivello che fanno iniziare a percepire il ‘vuoto’ che si crea su questa montagna. E’ qui che, piano piano, inizi a emergere da tutto riuscendo a prendere distacco da quello che si erge intorno a te.

L’ultimo pianoro prima della rampa rocciosa della vetta termina con un crepaccio dove è possibile lasciare lo zaino e proseguire, leggeri, alla cima.

Alleggerirsi così tanto è una vera liberazione e permette di godere a pieno gli ultimi metri di arrampicata.

Il panorama dalla cima del Gran Paradiso è davvero estraniante, sembra quasi di guardare una di quelle cartine tridimensionali. Tutto intorno appare geograficamente perfetto e ben disposto. Come dovrebbe essere.

Ci siamo concessi una ventina di minuti per ammirare il panorama e recuperare le forze mangiando qualcosa poi, ci siamo prearati per la discesa.

 

Andare in snowboard e sciare su quella neve e con le gambe stanche, devo ammettere, non è stato proprio il massimo del piacere ma cambiare versante di discesa, percorrendo l’altra via normale, ci ha aiutato a mantenere la concentrazione necessaria.

I 1330m di discesa sono stati stancanti e soddisfacenti e l’arrivo all’unico altro rifugio situato sul Gran Paradiso – il Vittorio Emanuele II – è stato liberatorio.

Dormire in uno dei rifugi più antichi d’Italia è certo una forte emozione così come la discesa a valle del giorno seguente attraverso il parco del Gran Paradiso. A quote più basse infatti, abbiamo avuto la possibilità di ammirare quanto la flora e la fauna di questo parco vivano un’esistenza indisturbata e protetta.

L’arrivo a valle dopo due giorni trascorsi su questa montagna non può che lasciare un pizzico di nostalgia, ma tutto il ‘vuoto’ del Gran Paradiso è certamente riuscito a riempire una parte di me.

 

Si ringrazia la Guida Alpina Abele Blanc per averci accompagnato in vetta di una gita che nel video realizzato crediamo renda merito a questi luoghi.

Gran
Paradiso Ascent – 4061m
from Pillow Lab on Vimeo.

 

Tappa 1º Giorno:

Partenza: località Pravieux 1834m

Arrivo: Rifugio Chabod  2750m

Dislivello Tappa:  916m

 

Tappa 2º Giorno:

Partenza: Rifugio Chabod  2750m

Vetta Gran Paradiso: 4061m

Arrivo: Rifugio Vittorio Emanuele II 2732m

Dislivello Tappa:  1311m

 

Tappa 3º Giorno:

Partenza: Rifugio Vittorio Emanuele II 2732m

Arrivo: località Pravieux 1834m

 

Dislivello Complessivo: 2227m

 

 

Testi: @LucaAlbrisi (https://twitter.com/LucaAlbrisi)

Foto: Alfredo Croce (https://instagram.com/pillowlab/)

©: Pillow Lab (www.pillowlab.it)

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©: Pillow Lab (www.pillowlab.it)

 


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