Emozioni bianche, Luseney, fatica e contemplazione


Luseney, sommet d'antan

Luseney, una Becca d’antan

Fortunatamente ci sono ancora luoghi che non sono violati; dove non trovi locali che offrono cibi esotici da consumare su morbidi cuscini orientali un po’ bohémien e un po’ chic, e nemmeno una carta di vini pregiati per consentire all’esperto di turno di far finta di avere il palato fino. Se quel che consumi te lo devi portare a spalle, gli darai finalmente il suo vero PESO, e quel che metti in bocca sara’ davvero guadagnato ed apparirà tutto zecchino.

 

Alla Becca di Luseney (sullo spartiacque tra i comuni di Bionaz, Nus e Valtournenche) non incontri niente e nessuno per un tempo smisurato e a perdita d’occhio non c’è traccia di civiltà; una zona selvaggia che piu’ che selvaggia e’ randagia, una vera becca d’antan, splendida ed evitata. Come durante l’era dell’alpinismo romantico, roba per pochi intimi, fatica e contemplazione: come sulla guida “80 itinerari” di Cardellina (pezzo eccezionale degli anni ’70 della libreria dei miei), con le sue splendide immagini, fra cui il cow-boy delle Alpi in solitaria in cima alla Luseney, che da sempre hanno scosso in me la voglia di esplorare queste cime “minori”.

 

Lassù c’è il bivacco Chentre-Bionaz, nuovissimo e confortevole, ma essenziale. In ogni caso la notte in bivacco e’ fatta più per le emozioni che per la comodità.

 

Lo scietto in carbonio scivola veloce verso la vetta in giornata, senza sosta e senza emozioni. Tu invece guardi fuori, la luce e’ passata dall’oro all’ambra, lo vedi solo se scegli tu il TEMPO, lo vedi solo se respiri. Per noi sarà una Luseney adagio, con discesa integrale dalla cima, per metterci quel brio che chiude in bellezza la due giorni con un po’ di brividi che corrono lungo la schiena.

 

Luckily, some places are still not sold out; places where you won’t find exotic food to be tasted on comfy sofas, a little bohémien, a little chic, but in the end a lot more chic, and you will neither find exclusive wine lists for the ones who will try to look like they can really taste wine. If you’ll have to carry on your shoulders what you’re going to put down your throat, you will finally give it its right WEIGHT, and all that you will take out of the bag will be gold for your mouth. Up to the Becca di Luseney you don’t find anything and anybody for the whole trip and you don’t see traces of civization for as far as you can see; a wild place, as wild as a rain dog, a real “Sommet d’Antan”, magnificent and avoided. Like during the time of the romantic mountaineering, something for few intimates; sweat and contemplation: like on the book “80 itinerari” from Osvaldo Cardellina (exceptional piece from the seventies in my parent’s library) with its fantastic pictures, such as the Cow-boy of the Alps on top of the Becca de Luseney, wich have been giving me for years and years the will to explore those “minor” peaks.

Up there you find today the Chentre-Bionaz bivouac, brand new and comfy enough, but essential; elegant without the flashing of the Gervasutti. Anyhow, the night in the bivouac is made more for the emotions than for the real need. The skinny carbon ski climbs fast towards the top in few hours, without stops and without emotions. But you are looking outside, and the light turns from gold into amber; you notice it only if you choose to take your time, only if you breathe. For us it will be an adagio Luseney, with an integral descent from the very top, to give it a bit of final brio, that closes the two days trip with that thrill which will make us smile for a long time.

 

foto e testi: Fabrizio Troilo


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