Una discesa in rafting sulla Dora Baltea


In rafting per le rapide più famose d’Europa: la Valle d’Aosta da un punto di vista insolito

Le bellezze dell’Alta Valle d’Aosta possono essere scoperte a piedi, in auto, in treno e perfino in elicottero, ma il modo più originale per scovare gli angoli più suggestivi è a cavallo delle onde della Dora Baltea, a bordo di gommoni. Stiamo parlando naturalmente del rafting, uno sport giovane e sempre più popolare, che regala forti emozioni in tutta sicurezza. Grazie ai generosi ghiacciai del massiccio del Monte Bianco, infatti, la Dora, da maggio a settembre, garantisce una portata d’acqua immensa.

“River runner” per la prima volta

L’avamposto più alto per una discesa tra le rapide più famose d’Europa è quello di Totem Adventure, centro di discesa fluviale sulla Dora Baltea, a 1000 metri d’altitudine, nei pressi dell’abitato di Pré-Saint-Didier. Tre gommoni e un kayak sono pronti per attraversare la Valdigne fino alla Comunità Montana del Gran Paradiso. Per gli altri, come per me, è la prima volta. Si inizia con una lezione teorica di tecnica di navigazione e norme di sicurezza. Poi, m’infilo in una muta nera in neoprene dello spessore di 5 mm, calzari, giacca d’acqua, giubbetto salvagente e casco bianco: sembro un pinguino. Saliamo sui gommoni, anzi, sui “raft”, come li chiamano i “river runner” navigati. Proviamo a eseguire i comandi e i movimenti appresi nel briefing, ma a secco: i canotti sono ancora ben allineati sul prato. Ed ecco il battesimo dell’acqua: per farci abituare alle fresche temperature della Dora ci innaffiano generosamente con il tubo dell’acqua fredda. Un ultimo controllo alle attrezzature e, finalmente, si scende sulla riva del fiume.

Ci troviamo alla confluenza tra la Dora Baltea e la Dora di La Thuile, l’acqua del fiume scavalca le rocce spumeggiando e, con fragore, fugge verso valle. Questa volta il gommone ci aspetta beffardo, saltellando in equilibrio sulle onde. E io dovrei entrare in quel… raft? Non se ne parla… “A bordo!” e io salgo. Approfitto della foga collettiva per indietreggiare… “Tu che sei piccolo: davanti!”… appunto: pavido e in prima linea. E, in più, sul primo dei tre gommoni.

Il battesimo del fiume

Si parte. Un’esperta canoista svizzera ci precede con il suo kayak. Subito arriva la prima rapida e, con essa, il vero battesimo del fiume: un primo possente scroscio d’acqua c’investe all’improvviso. Capiamo subito che, se non si vuole bere, è meglio tenere la bocca chiusa. Dopo pochi minuti, la spettacolare serie di rapide dette “delle Fontine”, poi, per fortuna, la Dora si calma. Ora possiamo guardarci attorno: alle nostre spalle, tra il cielo limpido e le acque luccicanti, calmo e candido, il Monte Bianco. Ancora le anse della Dora: la “Esse di Bombardon”, poi la valle si apre. Si prosegue verso la riserva naturale del Marais, un airone cinerino taglia le nuvole, vicino alla sponda fanno il bagno tre germani reali. Intanto David ci spiega come agiscono le correnti, come fare per riconoscerle e sfruttarle. Alla nostra sinistra, la collina di La Salle, l’alto torrione e i ruderi del Castello di Châtelard, davanti a noi, a punta, il monte Grivola.

Pagaia alla mano e piedi nelle staffe di sicurezza, si riparte: il fiume ricomincia a bollire. Raggiungiamo le entusiasmanti rapide di Santa Barbara e, poco dopo, l’imponente cascata di Lanteney ci premia con una tonificante doccia naturale. Passiamo sotto il ponte di Derby, fino alla pineta dell’Equilivaz dove ci si deve fermare e sbarcare. Oltre questo punto, infatti, il fiume si restringe creando due salti spaventosi, non navigabili: uno spettacolo da vedere.

Dopo il trasbordo, di nuovo sul raft a inseguire la Dora. Qualcuno ci scatta una foto, qualcuno ci saluta, alziamo in alto le pagaie in segno di risposta: ci sentiamo degli eroi. Non sappiamo cosa ci aspetta.

Le gole di Avise: adesso si fa sul serio

Stiamo lasciando la Valdigne per entrare nel comprensorio del Grand Paradis. Lo scenario cambia, la valle si stringe, la luce diventa livida, le pareti di roccia sono sempre più verticali e più vicine, il fiume è l’unica via di accesso. Il canyon continua attraverso le gole di Runaz e Avise, che, insieme alle rapide delle Fontine, rappresentano la “Mecca” del rafting europeo. Adesso si fa sul serio: l’acqua galoppa sbuffando, stretta tra due pareti alte fino a 200 metri. L’ “acqua viva”, così definita benevolmente dalle guide, in questi punti non permette di alzare la testa, né di guardarsi intorno. Arriviamo alle gole di Avise, il punto più tecnico di tutta la Dora. Noi del primo gommone dobbiamo perlustrare a piedi l’ingresso della gola dove ci aspetta la rapida più impegnativa. Leghiamo il battello pneumatico alla riva in un punto di “morta”, in acque quasi ferme, sopra la nostra testa, il quattrocentesco castello dei signori di Avise. C’incamminiamo fino ad una roccia dalla quale si può valutare il livello dell’acqua e scegliere le traiettorie. Nonostante la tensione, nessuno mostra agitazione grazie alla tranquillità e alla sicurezza che ci trasmettono le tre guide. Risaliamo a bordo: “Sinistra indietro… Avanti!”, ordina David. È ora: si punta diritti ad un grosso masso nero sulla sinistra, lo sfioriamo con il fianco e poi giù: “Avanti, avanti forte!… Sul fondo!… Ancora avanti!”, urla David. E così in acqua viva per circa venti minuti, col fiatone e l’adrenalina a mille, tra le rapide che si susseguono velocemente, le onde che ci colpiscono da tutte le parti come degli “uno-due” di un pugile che sembra non voler smettere.

Nel regno dell’Enfer

Finché, superate le rapide più imponenti, il fiume scivola nella gola dell’Enfer, rallenta la sua corsa e ci svela uno scenario da fiaba: è qui che s’immette la Dora di Valgrisanche, di fronte, due pareti di roccia fanno da sentinella ad un’oasi acquatica dove si specchiano i grappoli d’uva dei vigneti che salgono, a gradinate, oltre i 1000 metri di quota: siamo nel regno dell’Enfer, apprezzato rosso D.O.C. che non poteva chiamarsi altrimenti.

La Dora, a poco a poco, si appiattisce e la discesa diventa una magnifica passeggiata. Ci scambiamo le emozioni, mentre entrano in campo le cime del gruppo del Gran Paradiso.

Chi vuole può addirittura fare il bagno e, sfruttando le correnti di ritorno, provare a rimanere aggrappato a una roccia nel centro del fiume. Faccio parte dei temerari: mi recuperano con la corda.

Quando anche il torrente Savara s’immette nella Dora, siamo già arrivati a Villeneuve e, la vista del castello Sarriod de la Tour, di quelli di Saint Pierre e di Sarre segna, dopo quattro ore, la conclusione della nostra avventura…o quasi, perché alla base di Pré-Saint-Didier ci aspettano una bella doccia calda e un piatto fumante di pappardelle coi funghi.

 

Chi volesse ripetere quest’affascinante avventura o praticare altri sport fluviali (kayaking, hydrospeed, canyoning) può rivolgersi a Totem Adventure al numero (+39) 335 81 14 734, oppure, consultare il sito Internet www.totemadventure.com.

 

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