Emozioni bianche, Valpelline, Slow Valley del turismo responsabile


Slow Valley

C’è una lunga valle che parte proprio a Nord di Aosta. È la valle più lunga di tutta la regione e anche quella più ricca di ghiacciai.

Verso la sua metà si trova il paese di Valpelline da cui prende il nome; più in su, nel comune di Bionaz, si trova uno dei laghi artificiali più grandi d’Europa formato dalle acque del fiume Buthier, originato dal ghiacciaio Tza de Tzan e dal Grandes Murailles: PLACE MOULIN.

Tra Valpelline e la diga che forma il lago c’è il paese di Bionaz.

Qui ho incontrato per la prima volta Daniele Pieiller, al bar/ristorante Lac Lexert. Daniele è stato la mia guida per due giorni, una guida rara, per la sua capacità di leggere la storia di questa valle e l’albore del suo turismo all’inizio del ‘900 quando i primi alpinisti, attratti dal Monte Bianco, usufruivano della Valpelline come “campo di allenamento” prima di confrontarsi con la vetta più alta d’Europa.

Daniele oltre che custode della memoria storica alpinistica locale ha anche avuto la capacità, insieme ad altri di questa valle, di cercare un’alternativa ai modelli di sviluppo turistico che hanno caratterizzato altri spazi alpini.

Infatti, mentre verso la metà del secolo scorso la maggior parte delle valli adiacenti hanno sviluppato un turismo sciistico, la popolazione della Valpelline era concentrata sulla costruzione di quella che per molti anni è stata la diga più grande d’Europa.

In questo modo, nel periodo successivo, la valle si è trovata a un bivio dovendo scegliere se rincorrere lo sviluppo attuato dalle altre valli o cercare un’alternativa a questo modello.

Per alcuni anni la mancanza di impianti di risalita è stata vissuta come un limite da parte della comunità locale fino a quando si è resa conto di come questo, più che un limite, potesse essere un forte elemento di differenziazione capace di caratterizzare la valle.

Questa è anche la convinzione di Naturavalp, un’associazione composta da circa trenta attività locali (tra cui rifugi, alberghi, guide alpine ecc…), di cui Daniele è presidente, che si pone come obbiettivo lo sviluppo di un turismo sostenibile e dolce. In pratica l’attuazione di un pensiero ecologico che non si limita a pure scelte di rispetto ambientale ma che sembra dimostrare un’efficace alternativa al modello classico di fare turismo.

La meteo non è un problema

La nostra escursione scialpinistica in Valpelline, seppur condizionata dal brutto tempo che quest’inverno sembra non dare tregua, ci ha dato la possibilità di toccare con mano quello che credo essere uno dei principi fondamentali alla base di un turismo lento e sostenibile: la solidarietà locale.

La collaborazione tra le diverse attività della valle sembra così solida e sincera da porre le proprie radici nelle antiche dinamiche delle piccole comunità storiche alpine.

Appena prima della partenza per la nostra escursione da Chez-Chenoux, abbiamo avuto occasione di visitare il bed & breakfast Alpe Rebelle, in cui Daniele è riuscito a far rivivere la storia dell’alpinismo della valle attraverso i personaggi e le imprese di cui è stata testimone. In ogni camera e negli spazi comuni si è circondati da foto, profili di montagne e frasi dei celebri alpinisti che si sono confrontati con queste montagne. Un’esperienza immersiva nella storia alpinistica del ‘900.

 

Una volta partiti ci siamo diretti verso il rifugio Crête Sèche (2.410m) da cui il giorno seguente saremmo dovuti partire alla volta del Colle di Chardoney (3.185m).

Lasciato l’abitato di Chez-Chenoux, bisogna proseguire fino all’Alpe Granron e all’Alpe Barrier da cui poi si giunge al rifugio.

Durante la salita si ha l’opportunità di ammirare alcune tra le montagne più affascinanti della Valle d’Aosta tra cui il Luseney (3.502m) con la sua inconfondibile forma piramidale e l’imponente Gran Murailles che separa l’alta Valpelline dalla Valtournenche.

Lungo il tragitto Daniele ci ha fatto notare come tutta la zona sia attrezzata per escursionisti ciaspolatori che qui, possono muoversi su itinerari sviluppati apposta per questo tipo di attività.

Una delle scelte fondamentali di Naturavalp infatti è stata proprio quella di rifiutare attività turistiche che si basassero sull’uso di mezzi impattanti, come ad esempio elicotteri o motoslitte, a favore di altre maggiormente sostenibili, come alpinismo, scialpinismo, ciaspole, arrampicata su ghiaccio, ecc…

Giunti al rifugio è immediato rendersi conto della sua eccezionale funzione di punto d’appoggio sia per gite scialpinistiche di fine stagione sia per chi, durante l’estate, voglia sfruttare le vicine pareti per ripetere vie alpinistiche o di arrampicata sportiva.

Proprio queste grandi pareti, riflettendo il bagliore della luna, hanno donato un alone di magia alla nostra permanenza notturna al Crête Sèche.

Al nostro risveglio però, purtroppo, la bufera di neve che avvolgeva il rifugio ci ha fatto perdere del tutto le speranze di poter concludere la nostra gita e la decisione di ridiscendere a valle – soprattutto in un inverno imprevedibile come questo – ci è sembrata la più saggia.

 

Ne abbiamo approfittato per un ulteriore giro a fondo valle, per renderci conto da vicino come l’intento di Naturavalp sia anche quello di far rivivere ai visitatori della Valpelline un’esperienza simile a quella dei primi alpinisti che si sono recati in questi luoghi. Alla base di un approccio di questo tipo c’è proprio il contatto con i produttori locali che aprono le porte delle proprie attività a chi voglia visitarle e, se lo desidera, acquistare prodotti locali.

È il caso di Chantal dell’azienda agricola Leo Bétemps, situata a Bionaz, dove si produce quella che è stata decretata come una tra le migliori fontina d’alpeggio della Valle d’Aosta. Il ciclo produttivo avviene tutto in Valpelline, dal pascolo delle mucche alla stagionatura delle forme di formaggio e, proprio in azienda, è possibile assaggiare e acquistare diversi prodotti.

Secondo Naturavalp è proprio questo genere di contatto che sta alla base di una forma di turismo responsabile che possa effettivamente differenziarsi da un turismo più veloce e dal ritmo consumistico.

 

Sono rimasto colpito nel trovare una vallata che sappia abbracciare in modo così profondo queste forme di turismo, dove non s’inneggia a una facile ecologia fatta solo di parole o cartelli informativi ma dove si propone un turismo che sappia vivere di esperienze a vero contatto con le persone che quella valle la abitano. Un turismo sostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale.

Un’esperienza lenta e tangibile, dal sapore profondamente naturale.

Tappa 1º Giorno:

Partenza: Chez-Chenoux 1.711m

Arrivo: Rifugio Crête Sèche 2.410 m

Dislivello Tappa: 699 m

 

Tappa 2º Giorno:

Partenza: Rifugio Crête Sèche 2.410 m

Arrivo: Colle di Chardoney 3.185m

Dislivello Tappa: 775 m

 

Dislivello Complessivo: 1474 m

Testi: Luca Albrisi (https://twitter.com/LucaAlbrisi)

Foto: Alfredo Croce (https://instagram.com/pillowlab/)

©: Pillow Lab (www.pillowlab.it)

 


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