Un’escursione in Valle di Cogne


Camminiamo lungo le montagne della Valle di Cogne immerse nei colori dell'autunnoLa Grivola

Arrivo di buon ora al parcheggio di Gimillan già illuminato dal primo sole che fa capolino dietro le montagne a est. Fermo l’auto a ridosso del guard-rail con il muso rivolto verso valle e subito il parabrezza si trasforma in uno schermo ad alta definizione su una vista da togliere il fiato. Tutte le vette del versante opposto della valle sembrano a portata di mano. E tra loro, il gruppo della Grivola, così vicino che sembra possibile toccarlo allungando solo un braccio e il Gran Paradiso sornione, disteso come un gatto in fondo al taglio della Valnontey. Durante la salita, l’angolo di visuale si alzerà, scoprirà le vette in secondo piano, renderà visibili i valloni interni e trasformerà molti particolari del paesaggio.
Il mio sentiero si sviluppa tutto sul versante esposto a sud, quasi completamente color della buccia delle mele coltivate in Valle. L’aria è di cristallo, il sole è come vino caldo che si diffonde nelle vene.
Provo a immaginare come poteva essere il panorama da questo punto ai tempi dell’ultima glaciazione. Fiumi di ghiaccio che scendevano lentamente scavandosi il percorso fino a incontrarsi e mischiarsi in un grande spazio, una specie di place de l’Étoile, dove migliaia di anni dopo si sarebbero formati i prati di Sant’Orso.
Parto quasi subito verso l’attacco del sentiero mentre l’aria fresca mi schiaffeggia, supero alcuni rossi grattacul dimenticati su un cespuglio ai bordi della strada e giungo all’inizio del bosco di larici, luminoso e colorato dall’autunno, con gli alberi che si rincorrono sul pendio tra macchie di neve che resistono nelle radure più aperte. Mentre mi muovo, il sole, schermato in continuazione dai rami e dagli aghi non ancora caduti, produce un effetto stroboscopico, quasi psichedelico. Gli aghi gialli sono ovunque sul terreno, che sembra un dolce ricoperto da codette di zucchero colorato.
Gli ultimi alberi isolati, più stentati e contorti, sembrano avanguardie di un esercito, pionieri in avanscoperta verso l’alto. Mi piace pensarli pazzi sognatori che hanno rinunciato al confortevole abbraccio del bosco per orizzonti più aperti e sensazioni più estreme.
La poca neve soffiata dal vento si è accumulata su alcuni tratti del sentiero battuto. Vento, sole e tracce di precedenti passaggi si sono combinati a caso e hanno disegnato le figure più varie. Un piccolo cespuglio d’erba è ricoperto da un sottile strato di ghiaccio trasparente nel quale sembra di vedere l’Urlo di Munch. Il sole ora è alto e trafigge questo mondo, congelato fino a poche ore fa, sprigionando odori antichi di terra, di erba, di umori vegetali.
Dall’altra parte della valle le cime innevate continuano a mostrarsi sfacciate nell’aria trasparente. La gamma dei colori è ridotta all’essenziale: bianco, nero, azzurro. Un’unica piccola nuvola tenta strenuamente di rimanere attaccata alla vetta della Grivola ma viene stirata dal vento verso est in una scia sempre più lunga e sottile. L’intera cresta assomiglia a un treno a vapore. La Rossa, la Nera e la Bianca sono le carrozze trainate dalla Grivola, orgogliosa locomotiva con il suo filo di fumo allungato nel vento.
Quante generazioni hanno osservato queste vette così come le sto vedendo ora? Quante persone sono nate, cresciute e scomparse senza che questa vista subisse un apprezzabile cambiamento?
Sono arrivato alla statua che segna la Testa di Tsaplana. Mi sorprendo a pensare di non essere stato io, con le mie gambe, a salire fin quassù  ma di essere chiuso all’interno di una piccola urna, ormai ridotto a cenere da spargere tra le rocce, l’erba, la terra e la neve, rendendomi tutt’uno con loro, non più vicino alla montagna o sulla montagna, ma parte di essa.

Testo e foto di Luigi Ramponi


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Un commento a proposito di “Un’escursione in Valle di Cogne

  1. Alessandro il scrive:

    Un racconto di rara bellezza, dove le parole sono usate come fotografie e che regala un’escursione senza muoversi dal computer.

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