Emozioni bianche, Valgrisenche la reina selvaggia


A me la montagna piace sempre e mi piace andarci con qualunque condizione. Ho questa fortuna qui, che credo che più di essere una fortuna in realtà è un grande insegnamento che mi ha trasmesso il mio maestro, fin da quando ero un bocia con una tavola attaccata ai piedi.

Non dico che in montagna ci devo andare per forza o trascurando la sicurezza, ma se ho voglia di andarci tendo a farlo con qualunque condizione meteo e, le previsioni, cerco proprio di non guardarle.

Allora, specialmente in giornate non eccellenti tendo a concentrarmi sulle piccole sensazioni e sulle cose che ho la fortuna di trovare a portata di mano, visto che il panorama è sfuggente.

La mia breve esplorazione della Valgrisenche è stata accompagnata da nebbia, neve e un cielo densamente grigio.

Ne avevo sentito parlare di questa valle e in particolar modo del suo essere selvaggia.

A me piacciono queste vallate preservate da un intervento umano troppo invasivo, credo riescano a mantenere la propria cultura e a trasmettere emozioni intense e dirette.

Poi succede che alcune persone queste emozioni riescano anche a portarsele dentro e che riescano a trasmetterti tutto quello che questa valle è riuscita a dare loro, qualcosa che, di sicuro, ha modellato la loro vita.

 

Una di queste persone è Marco Camandona da cui abbiamo avuto la fortuna di essere accompagnati durante questa giornata. Marco è guida alpina, maestro di sci, allenatore di sci alpinismo, himalaysta, atleta e, oltre molte altre cose che sicuramente ancora non so, organizzatore del Tour du Rutor (tourdurutor.com) – rinomata competizione di sci alpinismo appartenente al circuito della Grande Course.

 

Le parole di Marco sono sincere e dirette quando parla della competizione che dirige. La descrive come un grande sforzo che vede coinvolto il comune di Arvier, quello di Valgrisenche e un gran numero di volontari; in pratica tutte le persone della valle.

Il Tour du Rutor pone le proprie basi storiche in una competizione organizzata per la prima volta sul ghiacciaio del Ruitor nel 1933 e incarna quelle che, secondo Marco, sono le caratteristiche tecniche dello sci alpinismo più autentico. Infatti nel percorrere le tre tappe della gara, per un totale di 7000m di dislivello in tre giorni, ai concorrenti è richiesto uno sforzo multidisciplinare che non si limita alle sole tecniche scialpinistiche ma richiede anche ottime capacità alpinistiche e di discesa.

Nonostante il grande sforzo fisico richiesto la gara non ospita solo scialpinisti professionisti ma anche un gran numero di atleti – circa 1000 – che vi partecipano per poter vivere una grande esperienza scialpinistica al di là della competizione.

Una volta lasciata Bonne, ultimo paese della valle, con sci e splitboard ai piedi, mi sono rapidamente reso conto di quanto questa valle si presti ad ospitare un evento di questo tipo, anzi credo sia più corretto dire che il Tour sia un naturale risultato di questi luoghi.

Dirigendoci verso il Mont Arp Vieille (2963mslm) possiamo ammirare, se pur nascosti nella nebbia, il monte Ormelune e la Becca du Lac, in pratica percorriamo una piccola parte della seconda tappa della competizione.

In tutta la Valgrisenche, mi racconta Marco, è presente un solo impianto di risalita, cosa che rende questo luogo ideale per scialpinisti e heliskier che qui sembrano aver trovato un equilibrio grazie alla guida di ‘reine’ competenti e esperte.

Il parallelismo con le reine (mucche combattenti ma corrette che si impongono come ‘regine’ dell’alpeggio) è emerso da una chiacchierata con Danilo Garin guida responsabile dell’heliski della Valgrisenche secondo cui le Guide Alpine locali hanno il fondamentale compito di tutelare il patrimonio turistico della valle.

Siamo entrambi d’accordo sul fatto che, in un momento in cui la sempre più rapida comunicazione fa apparire i luoghi più selvaggi come accessibili e alla portata di tutti, sia fondamentale e necessaria una più profonda educazione nell’approccio alla montagna e alle sue attività, valorizzando in primis un interesse umano piuttosto che quello economico.

Per questo è bene farsi guidare dalle ‘reine’, portatrici di una conoscenza profonda di questi luoghi.

Il confronto con Marco e Danilo mi dà ancora una volta la conferma delle potenzialità di territori come questo, di quanto possano essere portatori di eccellenza se gestiti in modo funzionale e lungimirante, valorizzandoli e preservandoli, sapendo mettere in luce tutta la grandezza del loro naturale essere.

Anche in una giornata di brutto tempo.

 

Tappa della giornata:

Partenza: Bonne – 1.810m – dove finisce la strada regionale che percorre la valle.

Arrivo: Arp Vieille 2.963m

Dislivello complessivo: 1.153

 

Testi: Luca Albrisi (@LucaAlbrisi)

Foto: Alfredo Croce (https://instagram.com/pillowlab/)

©: Pillow Lab (www.pillowlab.it)

 


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