CHOCOLAT, una reina tra i castelli


Il primo racconto inedito della nuova rubrica “Raccontiamoci”. Conoscete storie, leggende o racconti di fantasia ambientati in Valle? Raccontatevi…

Una mucca è l’orgoglio di Derby, un villaggio di 300 anime sul ciglio della Dora, dal lato sbagliato, all’envers, il versante dove d’inverno il sole non vuole arrivare.

Villaggio di Derby sotto il Monte Bianco

1. Villaggio di Derby sotto il Monte Bianco

 

 

Salendo verso il Monte Bianco, a un certo punto della statale, imboccando un bivio a sinistra e attraversando il ponte sulla Dora, si entra nel borgo di Derby, quello che gli studiosi indicano come il primo nucleo abitato della Valdigne.  Strano che, benché sotto i  Savoia fin dall’XI secolo e in una regione francofona come la Val d’Aosta,  Delbia, sia diventata,  inglesemente,  Derby.

Parrocchia di S. Orso a Derby

2. Parrocchia di S. Orso a Derby

 

 

A lungo contesa tra i canonici aostani della Cattedrale  e quelli di Sant’Orso, Derby è ancora oggi parrocchia, fiera del suo fulgido passato e delle sue importanti vestigia medioevali. Per contro, ha perso lo status di comune a favore di La Salle, i cui abitanti, quelli dal lato giusto, all’adret, la sinistra orografica della valle, dicono che i Derbiolens, per mancanza di sole, non sono maturi. Il solito derby tra campanili.

Castello Notarile di Derby

3. Castello Notarile di Derby

 

 

Lungo l’unica strada che attraversa il paese,  l’antica via consolare delle Gallie, lasciando alle spalle la chiesa romanica di S. Orso e il severo castello dei Giudici, si incontra il Castello Notarile. Costruito tra il XII e il XIV secolo, allora apparteneva, insieme alle case rurali e alle terre che lo circondavano, alla nobile famiglia dei Lachenal, alla quale succedette la famiglia Vernaz che si tramandò la professione notarile di padre in figlio.

All’inizio dell’Ottocento, si arrivò al notaio Gaspard Vernaz, padre di quattro figlie. Alla sua morte, il castello andò alla minore, che sposò un Villerin arrivato dalla Savoia.

Portone settecentesco del Castello Notarile

4. Portone settecentesco del Castello Notarile

 

 

Ora, scolpita sul portone di noce del Castello Notarile, dei Vernaz è rimasta la grande “V” da cui  nasce un ontano, simbolo della famiglia; infatti, il nome verna, in celtico, indicava l’ontano, pianta molto diffusa nella valle che, ancora oggi,  in dialetto valdostano si chiama così.

Salendo l’imponente scala a chiocciola di pietra verde, si arriva alla stanza del notaio, dove alcuni volumi autografati in francese riposano ancora sul suo tavolo.

Quella, adesso, è la cameretta di Adèle, una bimba di sei anni, e del fratello maggiore Cassien. Al piano terra, c’è la cucina e la camera dei genitori: Fabien e sua moglie Roselina. A fianco, un grande salone dove una colonna centrale in pietra sorregge il soffitto a volta. Ora diventato stalla, lì, rumina Chocolat, la Regina.

L’anno scorso, Chocolat ha vinto la finale della Bataille des Reines, la battaglia nella quale, tutti gli anni, si affrontano, gara dopo gara, corna contro corna, le vacche più forti della Vallée.

Bataille des reines allo stadio Puchoz di Aosta

5. Bataille des reines allo stadio Puchoz di Aosta

 

 

Vincere significa per i proprietari diventare famosi, fare conoscere il loro allevamento, produrre più latte e più fontina, comprare più capi, avere più vitelli da vendere.

Fabien è contento della sua Regina e tutte le domeniche, indossato il vestito pulito sugli scarponi, con il cappello infilato di traverso e Chocolat alla corda, esce di casa a testa alta.

Chocolat e Fabien

6. Chocolat e Fabien

 

 

Dopo la Messa delle dieci, gli uomini della cantoria, il Parroco e i fedeli, gli atei e quelli che già da un paio d’ore avevano alzato il gomito, si ritrovano nel bar trattoria vicino al Castello. Estate o inverno, alle undici della domenica, la porta dell’osteria è sempre spalancata, perché attraversata dai mastodontici fianchi della Regina, che, con il muso dentro e il sedere fuori, aspetta, con pazienza, la dovuta ricompensa. E tutti assistono al rito: Fabien tira fuori una tavoletta di cioccolato al latte e, tra il fumo acre del trinciato, l’odore della zuppa di cavoli che l’oste prepara, il profumo del vino dei vitigni lì intorno, la vacca, tra grasse risate e generose sorsate di bianco, lecca avidamente il cioccolato. La piccola Adèle, il viso tondo, gli occhioni azzurri e la frangetta bionda, le è sempre accanto, e spesso Chocolat ricambia il suo affetto con una leccata al cioccolato.

Adèle, sullo sfondo Chocolat

7. Adèle, sullo sfondo Chocolat

 

 

A volte Chocolat non andava al pascolo con le altre mucche perché Cassien, ormai adolescente, l’allenava nel prato dietro casa, davanti al Monte Bianco. Presto sarebbero iniziate le eliminatorie della Bataille. Ovviamente, c’era anche Adèle nel prato e Roselina dalla finestra di casa gridava in patois di tornare dentro. La mamma aveva paura, non si sa mai, una bestia di svariati quintali, senza volere, poteva far male alla sua bambina così piccina. Adèle non ascoltava, anzi, si metteva a testa bassa a spingere come una reina contro il muso di Chocolat che, intanto, brucava dolcemente l’erba. Ma Adèle urlava: ”Forza Chocolat, forza spingi, fai vedere chi sei, dimostra che sei la più forte, resisti!”. Chocolat, per fortuna, continuava a ruminare e a prendersi le capocciate di quella testa dura di Adèle, finché non arrivava Cassien  a portarla via per un orecchio.

Cassien e Chocolat

8. Cassien e Chocolat

 

 

Non c’era ancora la televisione e d’inverno, la sera, tutti si riunivano per la veillà, ovviamente nella grande stalla di Fabien. Le donne cucivano, gli uomini intrecciavano i cesti e scolpivano oggetti in legno per la Fiera di S. Orso. Chocolat, poco attenta alle chiacchiere, sperava sempre in un pezzo di cioccolato, che qualcuno, immancabilmente, tirava fuori dalla tasca.

La veillà

9. La veillà

 

 

La fama di Chocolat,  combattente coraggiosa, produttrice di latte e divoratrice di cioccolato, fece il giro della Valle. Anche quell’anno vinse, quello dopo ancora, sempre con il numero “33” disegnato sulla groppa. Unica nella storia della Bataille, conquistò, per tre volte consecutive nella sua categoria, il titolo di Regina.

Chocolat in combattimento

10. Chocolat in combattimento

 

 

Passavano gli anni, Adèle cresceva, Cassien diventava uomo e Chocolat  continuava a mangiare cioccolata. Ma produceva sempre meno latte, era piena di acciacchi e non vinceva più.

Fabien, una sera, davanti a un boudin scaldato con due patate bollite, disse: “Roselina, porta a letto la raga”, intendendo Adèle e, rimasto solo con Cassien, col volto scuro e la bocca piena, bofonchiò: “Domani, porto la Reina all’abattoir”. Cassien rimase muto. Quella sera non aveva toccato cibo: se lo aspettava. Ma non si mise a piangere, non poteva, ormai era un uomo.

L’indomani, Adèle, prima di andare a scuola, bagnò nel latte caldo un pezzo di pane nero, ma, invece di addentarlo, si alzò di scatto e, come tutte le mattine, staccò la cordicella che teneva chiusa la porta della stalla per andare a salutare Chocolat.

Non la trovò. Capì, tornò di corsa in cucina, si gettò a braccia aperte contro la generosa vita di Roselina e, bagnandole di lacrime il grembiule, urlò: “È stato papà, è stato papà, papà vuole ammazzarla!”.

Fabien, intanto, era già sulla via del ritorno, con i soldi pattuiti in tasca e mezzo litro di rosso in corpo.

Adèle, quel giorno, invece di andare a scuola, convinse Cassien ad accompagnarla di nascosto ad Aosta in corriera e, arrivati in città, cercarono Chocolat. Al mercato del bestiame, infilandosi con destrezza  fra i lombi tirati a lucido delle vacche, Adèle fece in fretta a capire che Chocolat non c’era. Intanto  Cassien, in quel brulicante miscuglio di patois diversi, fra la monotonia di muggiti  tutti uguali, si sgolava per chiedere notizie del padre. Ma tra gli allevatori della clicca di Fabien, scesi dall’alta valle per la fiera, nessuno l’aveva visto.

Aosta e Arco d’Augusto

11. Aosta e Arco d’Augusto

 

 

Cassien prese per mano la bambina e, senza scambiarsi né uno sguardo, né una parola, s’incamminarono a passo svelto, anche se sapevano che non era lontano.

La trovarono lì dove mai avrebbero voluto vederla, nell’unico luogo dove poteva essere. Era sola, in un grande spazio scuro, dove ogni piccolo e raro rumore rimbombava. Figuriamoci quando salutò Adèle con il più sonoro dei muggiti, sembrò un ruggito. Adèle mollò la cartella e corse, così come aveva fatto poco prima con Roselina, fra le braccia di Chocolat. Quel muso nero con due corna possenti, che tante testate e cornate aveva dato e preso, combattendo e vincendo contro le vacche più grandi e forti della Valle, era ora chinato, coperto da fragili capelli biondi che sussultavano ad ogni singhiozzo di Adèle. E Adèle l’abbracciava forte, ma forte, fortissimo, così forte che Chocolat infastidita, piano piano, alzò la testa.  Cassien, dopo aver in parte tirato su col naso e in parte trasferito sul polsino della giacca un lungo moccolo che non era proprio riuscito a trattenere, si avvicinò ad Adèle riportandole la cartella. Il segno che era ora di andare.

Allora Adèle, senza piangere, tirò fuori dalla cartella un grande pezzo di cioccolato per la sua prediletta. Chocolat lo guardò, l’annusò, guardò Adèle, leccò ancora una volta la sua guancia paffuta e girò la testa. Chi sa che deve morire non ha voglia di cioccolato.

Bataille allo stadio Puchoz, sullo sfondo le ciminiere delle acciaierie Cogne

12. Bataille allo stadio Puchoz, sullo sfondo le ciminiere delle acciaierie Cogne

 

 

Passarono gli anni. Tanti. I vecchi morirono, un’estate, uno dopo l’altro, come dei frutti maturi. Cassien, stimato ingegnere informatico, aveva fatto carriera all’estero. Adèle, dopo aver accudito i genitori con poche parole e tanta dedizione, li seppellì dove loro volevano: nel discreto cimitero in fondo al villaggio, nella terra, la loro, la stessa che avevano lavorato per una vita. Poi, andò a vivere in città e il Castello restò solo.

Vista del Monte Bianco da Derby

13. Vista del Monte Bianco da Derby

 

 

Un giorno di sole, finita un’altra estate,  Cassien tornò. In tempo per vedere la finale della Bataille: vinse il numero 33. Che strano.

Risalì la valle fino al Castello. Prese il lungo chiavone, da sempre nascosto dietro al grosso vaso sul davanzale della finestra e, con fatica, aprì  il portone con la “V” di Vernaz. Entrò e, inseguito dai ricordi e da una fresca aria antica, custodita dalle spesse mura del Castello, salì la scala a chiocciola di pietra, rivide la sua stanza, le tendine alle finestre con le iniziali di Roselina ricamate a mano, la falce di Fabien abbandonata fra la legna, gli orti, i prati, il Bianco, le mucche al pascolo e un contadino, la cui fisionomia non gli ricordava nulla. Gli chiese da dove venisse e l’uomo gli rispose con un accento strano.

Alpeggio

14. Alpeggio

 

 

Gli disse che era appena sceso dagli alpeggi con la mandria, per l’inverno. Gli disse che ormai nessuno voleva più fare quel mestiere, che era troppo faticoso, duro, che non conveniva più. Gli disse che il premio come miglior produttore di fontina, quell’anno, l’aveva vinto un suo amico albanese, come lui.  Così gli disse, andandosene dietro alle bovine, che trottavano verso la stalla smammellando.

La cascata di Lenteney a Derby

15. La cascata di Lenteney a Derby

 

 

Allora, l’ingegner Cassien, dirigente di una multinazionale leader nel settore dell’information tecnology, rimasto solo nel grande pascolo, guardò la cima del Bianco, ascoltò gli alberi e il vento che li sferzava, rivide il padre allontanarsi sacco in spalla e  fascine sotto il braccio, risentì la madre che dalla finestra gli urlava di non bere. E, nella tavolozza di colori delle foglie d’autunno, rivide la neve dell’inverno, i perce neige che dicevano primavera, la cascata di Lenteney che si tuffava nella Dora gonfia. Rivide Chocolat. E decise di restare.

 

 

I nomi e la storia della mucca Chocolat e della famiglia di Fabien sono frutto di fantasia.

I luoghi, i monumenti e i cenni storici sulla famiglia Vernaz corrispondono alla realtà.

© 2014 Vincenzo Parretta – Tutti i diritti riservati

Crediti fotografici:

Région autonome Vallée d’Aoste
Archives de l’Assessorat de l’éducation et de la culture

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