Testa del Rutor e l’inverno del 2012


La salita alla Testa del Rutor tra fantasia e realtàIn vetta

Racconto di fantasia

Chabodey, inverno 2012.

“Nella grolla ci metto grappa, cannella, buccia d’arancia, caffè, rhum e un po’ di zucchero“. Inizia così la nostra serata a La Roueige, con Aldo che dispensa amichevolmente le sue ricette. Il locale è ben curato: si sta bene a La Roueige. Si beve bene a La Roueige. Il cuore del locale è nell’angolo della cucina: un tavolino di legno scuro con tre sedie a contorno ! Qui furono decise, programmate e poi narrate le più giunoniche imprese alpinistiche del ‘900. Guardando il tavolo in controluce è possibile ancora scorgere un lieve solco ondulato lungo quanto il palmo di una mano; la cosa meravigliosa è che sovrapponendogli la cartina in scala 1:20 del Cervino vedremo tratteggirasi con scientifica precisione la rotta ancor oggi seguita per risalire dalla Schönbielhütte fino alla Cresta Zmutt.
Uhhhh….gli occhi dei miei commensali paiono d’un tratto essersi inboviniti.. muuuhhhh… le sensazioni sono gelatinose, hanno fisicità, le puoi annusare. Incredibile ! Luigi Amedeo, il Duca, e il maestoso Mummery decisero su questo tavolaccio il percorso che avrebbero seguito l’indomani per conquistare la vetta del Matterhorn e, quasi a volerlo stigmatizzare nei secoli, lo incisero sulla cartina con un coltellaccio. E così, fra racconti epici e genepy, abbiamo tirato l’ora dei fantasmi e siamo sempre più esploratori, sempre più alpinisti, sempre più fradiciamente ubriachi; allora con fare molle ci alziamo e usciamo sulla terrazza.
A quel punto Fulvio viene colpito da una figura; si staglia nitida fra il firmamento.“E’ la Testa del Rutor” dico io mentre espello una nube bianca “Il crocifisso l’hanno portato lassù con l’elicottero, perché la vetta è inaccessibile su tutti i lati; vuole ricordare tutti i caduti nella ricerca di conquistarla….poveri pazzi e visionari”. L’alcool reagisce al freddo e comincia a defluire dal cervello alle gambe, così, con la dolcezza tipica degli ski-men, Fulvio rutta avventura “Proviamoci anche noi !!!”. E’ deciso.

La salita inizialmente è morbita e passa radente a La Roueige di Aldo; lui è là, sulla terrazza, e sembra quasi dirci “Pazzi e visionari…vi aspetto per cena”. Verso mezzogiorno siamo all’attacco del ghiacciao e lì cominciano i primi problemi. Fulvio tenta di saltare un crepaccio con un’apertura di circa 7 metri; purtroppo il gesto atletico, appesantito dallo zaino lo spinge a 6 metri dall’estremità opposta ed inevitabilmente cade nel vuoto gelido. Sul Rutor si combatterono sanguinose battaglie e questo rappresentò la salvezza per Fulvio che rimase impigliato in una rete, probabilmente utilizzata per paracadutare le provviste dai trimotori Savoia-Marchetti S.M.79 della Regia Aereonautica. Sono le 4 del pomeriggio quando arriviamo al Colle del Rutor e siamo sfiniti. Ci slacciamo gli zaini e li adagiamo sulla neve. Abbiamo ancora 2 ore di luce, per cui, col cipiglio di un moderno Shackleton sprono il mio compagno ed iniziamo la sfida all’assoluto, all’irrazionale, alla nostra anima solitaria e sola. La parete si presenta come la pancia di una diga, ripidissima e senza appigli; decidiamo di non tagliare in diagonale ma di affrontarla muso a muso, tora tora, senza arretrare. Ci battiamo centimetro su centimetro; la montagna non accenna a fiaccarsi, i suoi polmoni paiono un mantice che ci sbuffa in faccia gelido nevischio.
Fulvio avanza a capo chino, come i bisonti dello Yellowstone in inverno. Si va avanti ed il cielo comincia ad aprirsi; all’improvviso l’aria si fa più tiepida, la luce più intensa e finalmente le nuvole, come il  sipario durante un’opera buffa, si aprono velocemente e ci lasciano ammirare il gelido metallo della croce. Siamo sulla vetta. Primi. Unici. Eroici alpinisti come nessuno mai nella storia. Abbraccio Fulvio commosso… Ahhh che soavissima musica brilla oggi nel giorno. Aldo, prepara la tavola che arriviamo.

Testo e foto di Martino Graziano

Inserito in Alpinismo, SPORT

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