Salita al Col Giassit sopra Lillianes (Valle di Gressoney)


Le emozioni di una ciaspolata durante la salita al Col Giassit sopra l'abitato di Lillianes in Valle di Gressoney (Valle d'Aosta)Col Giassit

Non riesco ancora a dimenticare il cielo di Lunedì.
Pareva messo lì sopra al solo scopo di dare risalto alla grottesca coperta bianca stesa sulle cose, così chiuso, circoscritto.

Si sale lentamente verso il Colle appena dopo l’alba, la crosta della neve scricchiola dolore sotto le ciaspe.

Si guadagna la vetta con l’umiltà del passo lento, calibrato, degli occhi incollati al palcoscenico fantastico della natura.
Laggiù, dove l’enorme catino della pianura padana riaffiorava in un orlo di nuove montagne era un misto di rosso ed azzurro infinito, illimitato e capace di contenere tutto, mentre sopra le nostre teste i colori cangianti erano in guerra fra di loro, come bimbi di un asilo che si litigano il nulla.
E sotto quel cielo, la Terra che non ne poteva più, soffocata, travolta , imbavagliata dalla neve.

Le nostre impronte sul cocuzzolo sovrappongono i segni evidenti lasciati da una grossa lepre, salita nel chiaro notturno reso cristallino dal vento.

La notte è stata sua, esaltandola negli occhi nerissimi innamorati di neve contrastati dal bianco mantello.
Ha corso per rosicchiare senza farsi sbranare, per gridare alla luna crescente il suo diritto di esistere, in uno spettacolo surreale, come un innamorato che declina all’infinito un nome agognando una femmina incapace di amare.

Che brivido pensare di essere in pochissimi umani ad aver condiviso in quell’imbuto via via sempre più ampio i respiri delle bestie, i gemiti dei tronchi che scaricavano neve dai rami liberandosi da un pesante fardello.
Che lezione quell’albero enorme che aspettava sereno il sole più alto di primavera, vincendo le vette appuntite e sciogliendo la lana accumulata sugli aghi disintegrandola in acqua : sapeva dov’era nato e dove sarebbe morto e mormorava a chi non era sordo l’inutilità di correre sul mondo, che tutto il mondo sarebbe passato di li’.
Che claustrofobico silenzio quando gli ultimi alpinisti hanno tolto le pelli di foca dalla soletta degli sci e sono scesi a valle in un lampo, lasciandoci nudi a grattare millimetri nel passo di pulce delle nostre racchette.
Quale magia nelle cose sepolte, apparentemente finite , chiuse nella loro apparente mancanza di energia,  pazienti spettatori del tripudio che a primavera verrà.

Quell’assoluta convinzione data dalla stanchezza, dal sudore che riga la fronte, dal sole che acceca, quella certezza di stare dentro ad una dimensione così aperta da non sembrare più pertinenza dell’uomo, la «solitudine spaziosa» come vorrei fosse la vita dopo la morte, se qualcosa di paragonabile può esistere.

Testo e foto di Gabriele Monichino

Inserito in Ciaspole, SPORT

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2 commenti a proposito di “Salita al Col Giassit sopra Lillianes (Valle di Gressoney)

  1. Tamara il scrive:

    Davvero un bel racconto molto particolare,peccato non vengano giudicati tutti dagli esperti…..mi pare che i migliori abbiano meno mi piace il mondo a rovescio ahahah

    • gabriele monichino il scrive:

      Ti ringrazio davvero tanto, Tamara.
      Il regolamento del gioco premia i bravi scrittori che più spingono il loro “prodotto” tramite il social network sollecitando gli amici ad apporre il “mi piace”.
      Sinceramente io non ne sono capace……
      Se vuoi leggermi anche “fuori concorso” e se sei su Facebook puoi cercarmi digitando lo pseudonimo Erny Hemingway o attraverso il mio sito NEL BIANCO NEL VERDE NEL BLU.
      Buon pomeriggio !! :)

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