L’eremo di Saint Julien


Un breve percorso mozzafiato sulla Val ClavalitéL'eremo di Saint Julien

Una passeggiata che rimane nel cuore

Questa è una di quelle passeggiate che rimane nel cuore. Un posto dove bisogna andare, prima o poi. Un angolo abbastanza sconosciuto in Valle, facile da raggiungere, ma impossibile da dimenticare. Per quanto il percorso sia gradevole, panoramico e poco faticoso è davvero la méta finale a stupirci e a regalarci una bella emozione. L’eremo di Saint-Julien.

Si parte dal villaggio di Côteau

Dopo aver lasciato l’auto ad un tornante alcuni chilometri a monte di Fénis, si imbocca la strada sterrata che porta al villaggio abbandonato di Côteau. Tra le case si vede il sentiero che attraversa a mezza costa un bosco di pini silvestri, per poi arrivare ad una passerella in legno da cui è possibile uno sguardo sul fondovalle. In breve si giunge in cima al Mont Saint-Julien, anche se siamo ancora in mezzo al bosco e non sembra davvero di essere sulla vetta di un monte; in realtà si tratta di un bel panettone sulla cui sommità si trova una cappella ottagonale dedicata a San Grato.

Ora il sentiero comincia a scendere e cambia orientamento: davanti a noi si apre la Val Clavalité e la Tersiva appare sullo sfondo. Ma l’attenzione è subito attratta da quella che è la méta della nostra passeggiata: una piccola cappella bianca se ne sta aggrappata alla roccia strapiombante ed il sentiero per raggiungerla, protetto da una staccionata in legno, diventa aereo e suggestivo. Non guardare di sotto è impossibile. Il torrente Clavalité scorre accanto ad un bellissimo villaggio nel pianoro sottostante all’inizio della valle; chissà come appare l’eremo da laggiù… Sicuramente solo un puntino bianco sperduto e solitario in una parete verticale, in cui sembra impossibile possa arrivare l’uomo. Eppure in questo piccolissimo spazio appeso alla roccia secoli fa è stata costruita questa cappella per ricordare il martirio di Giuliano, un milite della legione tebea che si era convertito alla religione cristiana ed era poi stato gettato dal monte, che da lui prese il nome, dai soldati romani. Secondo la leggenda le reliquie del santo si troverebbero murate dietro l’altare della piccola cappella. E ancora secondo la leggenda le striature bianche sulla roccia sarebbero state lasciate dal latte delle sue capre, versato dai suoi aguzzini.

Comunque siano andate le cose, questo angolo, in fondo alla strettissima cengia che attraversa la parete, è ricco di energia; sicuramente è stato luogo di culto molto prima che venisse eretta la cappella e in seguito méta di processioni di fedeli in onore del santo.

Insomma, una preghiera viene proprio da farla.

Testo di Raffella Pierobon – Foto di Wilder Pennazio


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Un commento a proposito di “L’eremo di Saint Julien

  1. Brava Raffaella, ci fai scoprire sempre angoli molto particolari della bellissima Vallée

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