Il Mezzalama capovolto


In anteprima, il percorso della Maratona dei ghiacciai 2015Trofeo Mezzalama 2009

Il Trofeo Mezzalama, da che mondo e mondo, si è sempre corso da Cervinia a Gressoney. (Con una sola eccezione). Invece la prossima edizione, NO. È al contrario. Le discese ardite, diventano risalite. E viceversa. Una bella sorpresa, una grande sfida per gli atleti, che hanno subito capito cosa aspettarsi: in questa versione del percorso dovranno dar fondo alle loro doti di alpinisti.

“Questo senso di marcia scompiglierà le abitudini e le tattiche degli atleti, che affronteranno un Mezzalama completamente inedito. In verità un precedente esiste. Risale al 1937, a quattro anni dalla nascita della competizione, per inaugurare la funivia Cervinia-Plan Maison che dava nuovo avvenire sciistico alla conca del Breuil”, come ricorda Pietro Crivellaro, storico dell’alpinismo.

L’inversione di marcia si preannuncia emozionante. Davvero. Con qualche elemento di complessità tecnica in più, per cui i programmi di allenamento classici saltano e andranno rivisti, proprio in vista di queste novità. Lo dice anche Matteo Eydallin (vincitore, insieme a Damiano Lenzi e Reichegger, della scorsa edizione della gara): “Ci ho messo tanti anni per capire come allenarmi per il Mezzalama. Ci sarà da lavorare con allenatori ed esperti per mettere a punto un nuovo piano di allenamento. Una bella sfida”. Poi scherza: “Ecco, diciamo che devo iniziare a correre”. Riferendosi ad alcuni tratti del percorso da fare a piedi, sci in spalla. “È una questione di stimoli. È la motivazione che ti permette di correre con i ramponi ai piedi”.

C’è chi dice che questo percorso sembra un buon mix tra la Patrouille des Glaciers e il percorso classico del Mezzalama.

Il percorso al contrario

Ma eccolo, dunque, il famigerato percorso. Adriano Favre, Guida alpina e Direttore Tecnico di gara, lo illustra nel dettaglio. Dire “a ritroso” è riduttivo, perché, fatto in questa versione di marcia, è del tutto diverso e sorprendente.

“Il 25 aprile, si parte da Gressoney-La-Trinité a 1.637 m, con eventuale partenza alternativa da Staffal in caso di scarso innevamento. Pronti via, Canalino dell’Aquila con ramponi ai piedi. Primo controllo orario al Rifugio Mantova (barriera oraria di circa 3 ore). Da lì ci si lega in cordata. Alla base del Naso del Lyskamm c’è una discesa molto ripida, un passaggio davvero complesso: il primo test importante a cui gli atleti saranno sottoposti. Per poi arrivare al secondo controllo orario: al Rifugio Quintino Sella (cancello orario di 6 ore circa). Qui si rimettono le pelli per salire al Castore: una salita abbastanza graduale, con alcuni strappetti. Alla base del Colle Felik: ramponi ai piedi.  E, a un certo punto, anche una bella panoramica non male (per chi se la potrà godere). Pronti per la seconda “prova di ardimento”: la discesa dal Castore (4.226 m) al Passo di Verra. Qui sarà necessario, oltre a una preparazione alpinistica, un equipaggiamento impeccabile: non i soliti ramponi, ma obbligo di ramponi d’acciaio, pesanti. Ecco un’altra novità di questa edizione: alcuni obblighi sull’equipaggiamento. Dal Passo di Verra, si scende ai piedi della Roccia Nera e poi una bella cavalcata fino alla Gobba del Rollin. Sempre stando sul ghiacciaio, si arriva a Plateau Rosà (3.480 m) e poi giù al Colle del Theodulo (3.301 m), il canale e poi tutto in fuoripista fino a Plan Maison. Da qui, tra ali di appassionati, una discesa in picchiata fino a Cervinia, all’arrivo”.

Beh, niente male. Davvero niente male. Mi sembra di sentirla già quell’emozione fortissima nell’aria, che si coagula intorno  alle figure degli atleti che hanno compiuto l’impresa. Questa meravigliosa cavalcata a fil di cielo.

Qualcuno chiede a Damiano Lenzi la ricetta per vincere il Mezzalama: “Si parte presto, si va forte e, se arrivi primo al traguardo, hai vinto”. Scoppia una risata generale, a sottolineare come, per lui e i suoi compagni, potrebbe essere davvero così. Per completare il percorso classico ci hanno messo il tempo straordinario di 4h16’36’’. Nel 2015, con questo percorso di marcia al contrario, ci vorrà un po’ di più. Favre dà come tempo da battere le 5 ore, ma si sbilancia: “Forse anche un po’ meno. Quello che conta però è che questo non è un Mezzalama per gli istintivi. Bisogna allenare la capacità alpinistica e la testa. Ci sono vari passaggi esposti da gestire con la Testa”. Con la T maiuscola.

Ringraziamo la Fondazione Trofeo Mezzalama, che ha avuto l’ardire di scegliere questo percorso capovolto, omaggio anche a quel Cervino che, nel 2015, festeggerà i 150 anni dalla conquista. Prima sul lato svizzero, poi da quello italiano, nel giro di poche ore. Perché è in una manciata di ore che si fanno le imprese. E le squadre che partecipano al Mezzalama lo sanno bene.

Testo di Sara Annoni – Foto di Damiano Levati


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