Il signore degli anelli


Un lungo itinerario circolare alla scoperta della ValsavarencheIl Gran Paradiso da Plan Borgnoz

Sono quasi le sei del mattino

Sono pervaso da una straordinaria sensazione di serenità mentre attraverso il lungo pianoro che da Pont (m 1.960) costeggia il torrente Savara, respiro a pieni polmoni l’aria frizzante dei duemila metri e, giunto al termine, imbocco il ripido sentiero sulla destra che risale il vallone della Seyvaz, si può dire che ora cominci la mia escursione, sono quasi le sei del mattino.

L’escursione

Affronto l’impegnativa salita osservato da un paio di camosci e da qualche stambecco pronti a risalire il pendio prima che la temperatura si alzi troppo, al momento siamo intorno ai 10° ma il mio corpo sta spruzzando sudore da ogni poro; dopo circa mezz’ora a zig-zag tra radi larici, ontani, rigagnoli e gli ultimi fiori di rododendro, giungo all’Alpe Seyvaz (m 2.358) dove si trova uno dei casotti utilizzati dai guardaparco del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Da questa posizione privilegiata, situata proprio di fronte al Gran Paradiso, posso osservare le cordate che, partite dai rifugi Vittorio Emanuele II e Chabod, stanno affrontando la salita ad uno dei pochi “4.000″ situati interamente sul territorio italiano.

Dedico le prime immagini della giornata al meraviglioso paesaggio che mi circonda per passare poi alle innumerevoli fioriture che colorano la zona (arnica, primule farinose, gigli martagoni, viole).

Procedo agevolmente per qualche decina di minuti fino ad arrivare ad un pianoro dove si trovano diverse sorgenti, la ricchezza d’acqua giova sicuramente alla flora che risulta essere particolarmente rigogliosa, il pianoro termina su un lato con un notevole strapiombo e sull’altro, alle pendici del Monte Gianzanaz, con un abbondante nevaio.

Affronto l’ultima parte della salita che risulta veramente pittoresca, per superare un’ampia fascia rocciosa sono stati incastonati nella pietra degli scalini ed una ringhiera in ferro e penso, forse in maniera un po’ scontata, “ecco le scale del paradiso”; ancora uno sforzo su una barriera detritica ed eccomi al Grand Collet (m 2.832), ai miei piedi si trova il vasto Piano del Nivolet e di fronte posso ammirare Punta Leynir, Punta Rosset e la Grand Vaudalaz, non c’è che dire si tratta di un belvedere straordinario!

Indugio brevemente sul valico pensando che tra qualche ora, salvo imprevisti, mi troverò in posizione speculare e dopo qualche minuto comincio la marcia in discesa verso il Piano del Nivolet; percorro poca strada prima della sosta in un altro luogo da cartolina, due limpidi laghetti nei quali si riflettono le montagne e punteggiati dalle fioriture di ranuncoli acquatici ed eriofori che mi forniscono spunti a non finire.

Giunto al Piano del Nivolet, punto decisamente verso l’omonimo Colle (m 2.400) con  un’andatura piuttosto sostenuta, favorito dalla natura del terreno e dall’ampio sentiero; la zona e’ sicuramente affascinante con i suoi laghi sovrastati dalla Rocher du Nivolet.

Proseguo il mio itinerario inerpicandomi per il sentiero che conduce al Col Leynir dal quale si raggiunge l’adiacente Valle di Rhêmes, giungendo rapidamente al vasto Lago Rosset nelle cui acque blu cobalto si specchiano le vette circostanti tra cui la Punta Basei.

A questo punto decido di cercare e seguire la traccia che porta in un baleno ai laghi Trebecchi nelle cui acque nuotano decine di pesci e sulle cui rive saltano un bel po’ di rane che mi consentono di mettere in saccoccia altri preziosi scatti.

Superato un ultimo stagno che mi incuriosisce per la forma che ricorda molto un cuore, mi ritrovo ad attraversare una grossa pietraia che termina in un pianoro popolato da molti ungulati e dominato dal ghiacciaio dell’Aouille, questo anfiteatro morenico è uno dei luoghi più stupefacenti e selvaggi che ricordi!

Ora posso seguire un sentiero decisamente agevole ed in breve tempo giungo alla testata di Plan Borgnoz (m 2.774), luogo che ho già visitato diverse volte e per il quale non serve spendere troppi aggettivi dato che vanta come biglietto da visita la copertina dell’edizione italiana del National Geographic dell’ottobre 2006, lo attraverso rivolgendo di frequente un occhio al cielo nella speranza di cogliere il volo di un’aquila reale o di un gipeto.

Come al solito risulta difficile riprendere la via perché gli spunti sono veramente infiniti tra stambecchi, camosci, marmotte, anfibi, fiori, paesaggi e chi più ne ha più ne metta, ma mi rendo conto che è giunto il momento di scendere e tornare alla base, sono partito da quasi undici ore e la stanchezza comincia ad intaccare l’entusiasmo che mi ha fatto letteralmente volare per tutta la giornata.

Imbocco la ripida discesa con il solo intento di ammirare ciò che mi circonda,  transito nei pressi dell’Alpeggio Teureun e arrivo nella zona pianeggiante che precede la Croce della Roley (m 2.313), dove il torrente che scende dal Piano del Nivolet compie un paio di spettacolari salti.

L’ultimo tratto di sentiero a partire dalla Croce è caratterizzato da una pendenza molto accentuata ed è frequentato da parecchi esemplari di volpi, soprattutto all’alba ed al tramonto.

Mi rendo conto di andare praticamente di corsa e raggiungo in un lampo il bosco di larici situato sopra l’abitato di Pont, eccomi finalmente in vista delle case, sono le 18.30, la mia escursione è durata 13 ore, non ne ricordo una così lunga negli ultimi anni e sono sicuro che ogni istante di questa giornata rimarrà impresso in maniera indelebile nella mia mente.

Testo e foto di Alessandro Fronza (Dal microscopico all’immenso)


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Un commento a proposito di “Il signore degli anelli

  1. Grazie per l’ennesima pubblicazione, ne sono onorato.
    Spero che l’articolo e le foto piacciano.
    Ora tornerò in occasione di qualche ciaspolata…

    Alessandro

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