Donne e montagna. La “quota” rosa.


15 agosto. Festa dell'Ascensione. Festa delle Guide, di quegli uomini e quelle donne per cui l'ascesa è ragione di vita, mestiere, passione.

La montagna, la vetta, la cima, la cresta..tutti sostantivi di genere femminile che, però, nell’immaginario comune, tendono ad essere associati ad un coraggio, ad un ardore e ad una forza fisica di tipo maschile. Gli uomini da sempre sono stati visti come i veri conquistatori delle vette; alpinisti con la “A” maiuscola pronti a sfidare le rocce, il ghiaccio e l’aria rarefatta.

SECOLI DI PAURE E PREGIUDIZI

Per secoli i monti e le donne sono stati tra loro contrapposti in virtù di schemi, stereotipi e pregiudizi in base ai quali il gentil sesso mai e poi mai avrebbe potuto avvicinarsi alle alte quote per ovvi motivi fisici e mentali; addirittura, nel XVIII secolo, alcuni medici ritenevano che se una donna avesse provato a salire una montagna, lo sforzo sarebbe stato talmente grande che le avrebbe provocato sterilità.

Le donne, per secoli, sono state solo le mogli degli alpinisti; le donne dovevano stare a casa ad aspettare e pregare che i loro compagni facessero ritorno, vittime di una prolungata e non giustificabile discriminazione sia fisica che intellettuale.

Eppure donne e montagna in un certo senso si assomigliano: entrambe esigono una conquista, entrambe sono tanto belle e desiderate quanto spesso inaccessibili; donne e montagna in realtà sanno dialogare, sanno instaurare una relazione fatta di forza e di rispetto in cui, oltre ai muscoli, serve soprattutto la testa.

UN PO’ DI STORIA

L’alpinismo al femminile ha iniziato a profilarsi sin dal XVI secolo, quando le prime timide compagini di nobili e avventurose signore si legavano in cordata per affrontare i severi pendii e i dossi innevati coi loro pesanti gonnelloni.

MARIE PARADIS

Tuttavia è stato grazie ad una certa Marie Paradis, chamoniarde DOC, che per la prima volta la cima di una montagna (e che montagna, dato che si trattava niente meno che di Sua Maestà il Monte Bianco!) venne associata ad un’alpinista, o meglio, ad un’ascensionista donna. Era il 14 luglio del 1808, Marie aveva 30 anni e gestiva una locanda in quel di Chamonix; le finanze languivano e così lei, per necessità economiche e per desiderio di gloria, decise di azzardare un’impresa fino ad allora impensabile per una donna: scalare il Monte Bianco. Vi riuscì, seppure in seguito i pettegolezzi e le maldicenze si sprecarono. In ogni caso, da quella volta, lei divenne “Marie du Mont Blanc.

HENRIETTE D’ANGEVILLE

E cosa vogliamo dire dell’ardimentosa Henriette d’Angeville che, il 4 settembre 1838, col suo nutrito seguito di guide e servitori, col suo particolare abbigliamento e i suoi tanto discussi pantaloni imbottiti stretti in vita e alle caviglie (fu uno scandalo: una nobildonna in braghe!) riuscì, con una vera e propria spedizione, a salire in vetta al Bianco? Henriette annotò la sua impresa nel famoso Carnet Vert, preziosa testimonianza della sua ineccepibile organizzazione e della razionalità con cui affrontò una simile prova. Leggendo questo suo dettagliato resoconto, davvero basta poco per lasciarsi conquistare dalla tenacia di questa viaggiatrice solitaria che, senza remore, andò dritta verso il suo scopo. Con verve e una vena di autoironia, Henriette racconta di un mondo lontano, di una natura che ancora stupisce e del fascino di una montagna vicina ma “irraggiungibile”.

LUCY WALKER

Altra donna eccezionale fu Lucy Walker, sorella del celebre Horace, conquistatore delle Grandes Jorasses nel 1868; lei acquisì fama per essere stata la prima donna a scalare il Cervino nel 1871 raggiungendo la vetta lungo la cresta Hörnli; ma questa fu solo una, seppure forse la più nota, delle 98 scalate che Lucy compì nell’arco della sua vita. Ecco, con Lucy abbiamo realmente un primo, fulgido esempio di vera alpinista donna, un’alpinista “con l’apostrofo”, come dice Erri De Luca.

DONNE DA RECORD

Tantissime altre sarebbero le donne da ricordare; donne che, nel difficile mondo dell’alpinismo, si sono inserite prima timidamente, poi sempre più prepotentemente e dove hanno saputo ritagliarsi il loro spazio con inesorabile caparbietà. E non solo sulle Alpi europee, ma anche sulle Ande, in Himalaya e nel Karakorum. Era ancora l’inizio del XX secolo quando Annie Smith Peck, all’età di 47 anni, realizzò un vero e proprio record: conquistò la vetta del Popocatepetl e del Pico de Orizaba sponsorizzata addirittura dal The New York World!

Passando quindi ad anni più vicini all’oggi, non possiamo non ricordare l’impresa della nipponica Junko Tabei che, nel 1975, prima donna della storia, raggiunge la vetta dell’Everest, 3 anni prima della leggendaria salita di Messner e Habeler.

E l’elenco potrebbe continuare: da Hettie Dyhrenfurth fino a Lynn Hill che realizza ciò che nessun uomo prima di lei è mai riuscito a compiere: è sua infatti la prima salita in libera della via The Nose sul monolite granitico di El Capitan in California, nel 1993.

E ancora si potrebbero citare la polacca Wanda Rutkiewicz, prima donna al mondo a raggiungere la vetta del K2 senza ossigeno supplementare; l’altoatesina Angelika Rainer che, insieme a Jenny Lavarda è l’unica atleta italiana ad aver vinto una Coppa del mondo di arrampicata su ghiaccio, nel 2012, vantando un palmarès di tutto rispetto.

E arriviamo fino ai vertici di oggi, rappresentati da alpiniste del calibro di Gerlinde Kaltenbrunner, Nives Meroi, Edurne Pasaban e Oh Eun-Sun, tutte proiettate verso il traguardo dei “quattordici 8.000”.

DONNE GUIDE ALPINE OGGI IN VALLE D’AOSTA

Di lunga tradizione ed infinito fascino il mestiere di guida alpina, soprattutto in una regione come la nostra. E il 15 agosto, Festa dell’Assunzione, è anche il giorno in cui la Valle celebra e omaggia le sue valorose guide alpine, capaci, appunto, di ascendere, di salire verso le vette accompagnando e proteggendo i loro clienti. Guide alpine che oggi iniziano a contare anche su presenze femminili. Roberta Vittorangeli a Cogne; Anna Torretta a Courmayeur; Giovanna Mongilardi nel Gran Paradiso. E non dimentichiamo la giovane Simona Hosquet (caporal maggiore degli Alpini e prima donna in forza all’esercito italiano a conseguire, nel 2007, la qualifica di istruttore militare scelto di sci e alpinismo e nel 2010 il brevetto di guida di alta montagna), guida del Cervino, che proprio nel febbraio di quest’anno è tragicamente mancata travolta da un’enorme valanga.

Belle, forti, coraggiose, determinate. “Grimpez, les femmes!”

(autore: Stella Bertarione)

 

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