La Via degli Svizzeri al Grand Capucin (3.838 metri)


Arrampicata da sogno sul granito rosso del Monte Bianco!Quasi in vetta

Siamo all’inizio dell’estate…

Siamo all’inizio dell’estate, i ghiacciai sono generalmente in buone condizioni e la roccia in alta quota è pulita dalla neve. Dopo un inverno e una primavera passata sugli sci la voglia di arrampicare ormai è incontenibile. Con Francesca abbiamo salito diverse vie di roccia sui satelliti del Mont Blanc du Tacul ma ci manca ancora una via su quello più importante, il più alto e il più impegnativo: il Grand Capucin.

I preparativi

La meteo in questi giorni è ottima e siamo in buona forma per affrontare una scalata così, non possiamo perdere questa occasione! Decidiamo quindi una data in settimana per evitare l’affollamento di alpinisti, tipico dei weekend, e tentare la salita in giornata.

La sera prima mi studio bene la relazione e preparo meticolosamente lo zaino: domani non possiamo perdere tempo, e soprattutto “vietato sbagliare”.

Partiamo!

Come tante altre volte, al mattino presto siamo già a La Palud (Courmayeur) in tempo per prendere la prima funivia… Solito caffè da Luisa e saliamo sulla cabina che in circa 20 minuti ci porta al rifugio Torino. Tutti gli alpinisti si affrettano a preparare l’attrezzatura da ghiacciaio per essere i primi a partire: su certe vie è meglio stare davanti alle altre cordate, per evitare di rimanere in coda ad un gruppo troppo lento e soprattutto per evitare il rischio di essere colpiti da qualche scarica accidentale di sassi o ghiaccio!

E così io e Francesca ci incamminiamo sul ghiacciaio fra le prime cordate: superiamo il Col Flambeau e continuiamo rapidi prima in discesa e poi in leggera salita fino alla base del Grand Capucin. Alzando lo sguardo ci sentiamo davvero minuscoli e indifesi di fronte a questo gigante di granito. Guardo bene la parete da salire e studio la linea, scorgendo, ahimè, già 3 cordate impegnate sulla nostra via: sono quelle partite direttamente dal rifugio Torino questa mattina presto.

Iniziamo la scalata

Risaliamo velocemente, per circa 100 metri, il ripido canale nevoso che conduce all’attacco della via e ci portiamo sullo zoccolo roccioso basale. Ci togliamo i ramponi e proseguiamo ancora con gli scarponi, legati “in conserva”, per una cinquantina di metri abbastanza facili (III grado) fino a dove la parete si impenna decisamente e ci costringe a proseguire con le scarpette d’arrampicata e a tiri di corda. L’arrampicata è stupenda, come immaginavamo. Il granito rosso del Monte Bianco ha un’aderenza incredibile e la conformazione della roccia sembra fatta apposta per scalare: la presa per la mano al posto giusto, l’appoggio per il piede proprio dove serve… fantastico! Proseguiamo sempre molto concentrati, tiro dopo tiro, proteggendoci con i friends e con i pochi chiodi che incontriamo, e, senza rendercene conto, raggiungiamo una cordata a metà del famoso gigantesco diedro che caratterizza il primo terzo della via. Ci troviamo poi su di un piccolo terrazzo e non ci lasciamo sfuggire l’occasione del sorpasso. Siamo nella sezione più impegnativa: fessure verticali, talvolta un po’ umide, che non lasciano il tempo di stare fermi a pensare. Occorre concentrazione e decisione nei movimenti! Raggiungiamo alla sosta successiva le altre 2 cordate che ci precedevano e riusciamo a passare davanti. A questo punto siamo ad una biforcazione: a destra la Via degli Svizzeri originale che supera un tetto, a sinistra una via moderna (“O sole mio”) che percorre un piccolo diedro e una placca. Come da programma decidiamo di salire a sinistra. Proseguiamo senza inconvenienti e ci troviamo fuori dalle difficoltà laddove la parete si abbatte leggermente, alla base dell’ultimo tiro.

Incontri in alta quota

Man mano che salgo vedo la punta del Grand Capucin che si avvicina e, di pari passo, l’emozione aumenta: ecco, ancora pochi metri… sono in cima! Bellissimo.

Uno sguardo al panorama e recupero Francesca. Ci troviamo tutti e due in vetta, emozionati e felicissimi: 350 metri di scalata impegnativa sotto di noi, una bella soddisfazione! Un abbraccio, due foto veloci e iniziamo a preparare la discesa in corda doppia, che sappiamo bene di non sottovalutare per l’esposizione e la lunghezza. Mentre lancio le corde vedo salire un alpinista ad una velocità impressionante: ma chi sarà? Ci raggiunge in cima e prepara la sosta per recuperare il suo socio “Sali!”, gli urla… la sua voce non mi è nuova: è il mio amico Arnaud Clavel, fortissima guida alpina di Courmayeur, che, insieme al suo cliente, ha appena terminato la salita di una delle vie di roccia più difficili ma più belle del Monte Bianco: “Voyage selon Gulliver”. Ci salutiamo e ci facciamo i complimenti a vicenda ma purtroppo non abbaimo tempo da perdere, se vogliamo prendere l’ultima funivia. Iniziamo la lunga serie di “doppie” (circa una decina) che ci depositano dove abbiamo lasciato gli scarponi e il resto del materiale da ghiacciaio. Recuperiamo il tutto e iniziamo il rientro verso il rifugio Torino.

Riviviamo le emozioni della giornata

Alle 5 di pomeriggio siamo di nuovo al bar di Luisa a La Palud; questa volta invece del misero caffè ci concediamo un bel panino e una birra, commentando con gli amici che incontriamo la nostra e le loro ascensioni di oggi. Che giornata emozionante e intensa, un ricordo che rimarrà per sempre nei nostri cuori!

La salita al Grand Capucin è un itinerario alpinistico di elevata difficoltà, pertanto è necessaria un’adeguata preparazione tecnica e fisica. Se non siete provetti alpinisti fatevi accompagnare da una guida alpina.

 

Testo e foto di Alessandro Ceccon — www.mountainguidesaosta.com


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