Lassù, oltre le nuvole, storie di latte e di neve – primi passi…


La prima volta in alpeggio non si dimentica maiLassù, oltre le nuvole, storie di latte e di neve - primi passi...

Oltre la fatica, una passione vera

La vita del campagnard valdostano, oggi chiamato “imprenditore agricolo”, è ancora indubbiamente una vita di fatica e di sacrifici, sia nel periodo invernale sia in quello estivo.

Da novembre/dicembre a maggio la giornata si ripete inesorabilmente uguale, al mattino e al pomeriggio. La produzione della fontina richiede, infatti, di lavorare il latte due volte al giorno, quindi mungere (all’alba!), consegnare il latte in caseificio, alimentare le mucche con il fieno valdostano, pulire la mungitrice, pulire la stalla e, a mano mano che nascono i vitellini, provvedere al loro allattamento. E questo tutti, tutti i giorni, festività comprese!

E dopo un lungo inverno, ecco che ai primi di giugno le mucche (finalmente) salgono in alpeggio, linarpa tanto attesa è arrivata!

Il campagnard di fondo valle può alzarsi più tardi, ma lo sguardo è subito rivolto al cielo, per iniziare la fienagione. Previsioni permettendo, si parte con il primo taglio del fieno, oggi decisamente meccanizzato rispetto a pochi anni fa, ma pur sempre impegnativo (i prati spesso non sono pianeggianti…).

Il montagnard deve, invece, occuparsi anche della produzione della fontina nel periodo estivo in alpeggio, all’inizio nell’Alpe più a bassa quota, e poi nella Tza (l’Alpe situata in alta quota). Lavoro e fatica che in tanti svolgono con una vera e propria passione.

La prima salita all’alpeggio non si dimentica mai

I figli, crescendo, si inseriscono con armonia nell’ambiente e condividono già da piccoli i giochi con i primi lavoretti, diventando subito utili alla propria famiglia e sentendosi così “già grandi”.

È il caso di Marvin, che già all’età di 4 anni ha voluto salire a piedi da Meylan (Doues) all’Alpe Barasson (Etroubles), CTF 212,  in occasione dell’inarpa,  o della sua sorellina Ariel, che l’ha fatto a 5 anni.

In quel giorno, la sveglia suona presto perché la partenza è alle 5.30, ma i bambini non si fanno chiamare due volte, perché l’emozione è tanta. Si parte e… incredibile, ma anche le mucche capiscono subito che quel giorno non andranno al pascolo, ma saliranno in alpeggio. Dopo la prima salita, il cammino prosegue sulla strada “Panoramica” da Allein a Etroubles, poi è la fatidica salita di 500 metri di dislivello per arrivare a Barasson. Marvin e Ariel non sentono la stanchezza, stanno già pensando al buon panino con la salsiccia o il salame che li aspetta all’arrivo. Dopo tre ore e mezza, ecco sbucare il tetto di Barasson. Bene, ci siamo.

Ma se all’inarpa hanno partecipato i bimbi più grandi, ecco che alla désarpa (la discesa e il rientro a fondovalle delle mandrie alla fine dell’estate) anche il fratellino più piccolo, Cédric, vuole scendere rigorosamente a piedi. Allora ecco la mamma che prepara gli scarponcini. Il bastone è molto più grande di lui, ma diventa immediatamente un’appendice inseparabile. Le mucche sono abbellite per l’occasione con i grandi campanacci Chamonix e la “reina delle corna”  (la regina che ha la leadership nell’alpeggio) con il bosquet, solitamente un ramo di abete o di ginepro a cui sono legati gli inconfondibili fiocchetti rossi e qualche specchietto. Alle 13.30 si parte da Barasson; anche il clima si fa sentire, con la tipica “nuvola bassa” autunnale, quasi un segnale voluto dal tempo per sottolineare la fine della stagione estiva. L’erba nei pascoli è terminata o inizia a ingiallire, è proprio ora di tornare a casa, a Meylan. Marvin, Ariel e Cédric hanno il loro bastone e sono pronti e fieri di condurre le loro mucche a valle.

Sono emozioni indimenticabili, che rimarranno per sempre nel loro cuore, proprio come è successo alla zia Cristina, che da ormai 40 anni non si perde un’inarpa e una désarpa delle infaticabili sorelle Vilma e Tiziana.

Testo e foto di Cristina Cerise


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2 commenti a proposito di “Lassù, oltre le nuvole, storie di latte e di neve – primi passi…

  1. paola merlino il scrive:

    Avete tutta la mia ammirazione!

  2. Bellissimo questo racconto che rappresenta la dura fatica dei nostri campagnards come lo dimostrano anche le fotografie. Tutta la mia ammirazione e comprensione.

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