TOR DI VEUN: Giro del Vino… a “tappi” – 9ª puntata – I vignerons e il loro mondo


Hervé da uomo che sognava il mare a vigneron, storia di un marinaio in vigna.

Il nono “tappo” del Tor di Veun dei Vignerons: La Vrille

Approfittando dell’intervista a Luciana sulla storia dell’Agriturismo La Vrille che con il marito conduce dal 2002 , il passo verso la cantina di Hervé è veramente breve, pochi metri per un viaggio che parte dalle onde del mare e si ritrova sullo scoglio del grangeon di Verrayes…

Hervé, un marinaio valdostano?

Sono francese con la doppia nazionalità, figlio di emigrati valdostani da 4 generazioni nella zona di Marsiglia, (la zona di origine è quella tra Torgnon, Chambave e Ussel), un figlio o meglio un  nipote  di emigrati come tanti con la differenza che ho comunque sempre frequentato queste zone venendoci in vacanza d’estate anche perché la famiglia aveva mantenuto nel tempo gran parte delle proprietà.  In pratica non ho mai interrotto i legami con la terra d’origine anche quando per 8 anni ho svolto la carriera militare in marina, a bordo della flotta militare francese! Poi al momento della scelta del rinnovo ho sentito forte il richiamo della Terra e dal 2005 l’Azienda vitivinicola La Vrille ha aperto i battenti”.

Parliamo delle vigne e dei vini, ci puoi presentare l’azienda?

L’azienda La Vrille al momento ha 2,5 ettari di vigneto tra proprietà e affitto, siamo una piccola azienda che in totale produce circa 15000 bottiglie. Come vini, tutti rigorosamente DOC Vallée d’Aoste, produciamo Gamay, Cornalin, Chambave, Fumin, Chambave Muscat e Chambave Muscat Flétri, poi, dal 2015, presenteremo il nuovo arrivato, il Pinot Noir (vinificato in botti di rovere).

Vedo nelle vigne ancora molta erba, non diserbate?

Non effettuiamo diserbi e limitiamo al massimo i trattamenti; siamo una azienda biologica non certificata, siamo il compendio corretto all’azienda agrituristica, a centimetri zero e anche per questo credo che nella vigna il lavoro debba essere fatto con rigore ma senza esagerazioni, in fondo mangiamo e beviamo ciò che coltiviamo.

Non vedo nessuno oltre a te, come fai?

Dagli anni della gavetta alla Coop. La Crotta di Vegnerons e dei primi anni “autonomi” difficili ad oggi, diciamo, che ho affinato molte cose al punto che in estate quando serve ho degli aiutanti, soprattutto in vigna, mentre in cantina sono da solo anche perché la dimensione aziendale me lo consente seppur non debba seguire solo la filiera del vino ma aiutare anche Luciana (la moglie) nelle attività orticole e dell’allevamento degli animali da cortile. Le giornate a La Vrille sono sempre molto piene.

Una azienda giovane (l’anno prossimo compirà 10 anni di vita) che in breve tempo però ha ottenuto riconoscimenti importanti, basta vedere le targhe all’interno del punto degustazione, un giusto premio ai tanti sacrifici.

I premi aiutano economicamente l’azienda ma credo rappresentino il giusto riconoscimento ad un lavoro molto lungo, difficile e mai uguale. Il vino è vivo e questo lo rende davvero unico. Vedere che il nostro Muscat Flétri 2010 si aggiudichi il primo posto nella categoria passiti in Italia è stato davvero inaspettato e di grande orgoglio, sapendo che in quella categoria si affrontava la corazzata Sicilia così come la chiocciola di Slowfood ottenuta per quest’anno con Les Crêtes di Costantino  Charrère a Aymavilles.

La difficoltà maggiore?

Siamo in una zona di montagna e negli anni le tecniche colturali ci fanno lavorare meglio ma esistono pur sempre dei rischi che si devono affrontare, dai problemi della cantina  cui si può cercare di porre rimedio attraverso metodologie ed escamotage per arrivare invece a quelli della natura cui sovente ci si deve adattare; ad esempio quest’anno il Cornalin ha avuto dei problemi con la malolattica che poi ho risolto con dei bâtonnage (consiste nel rimettere periodicamente in sospensione la feccia tramite il rimescolamento del vino in maturazione)  frequenti mentre per i problemi meteo dello scorso anno il Muscat ne ha in parte risentito perdendo un poco dei profumi che lo caratterizzano. Questo è l’ambiente in cui vivo e con cui mi devo confrontare ogni giorno, peccato che a tutto questo si aggiunga la parte burocratica che è vero serve a tutelare il cliente finale ma che trovo ormai veramente pesante da seguire, occorrerebbe maggiore snellezza.  Fa parte del gioco e come in mezzo al mare devi stare a galla, conoscere le onde e adeguarti, come ti ha già ricordato Luciana, il montanaro in fondo è molto simile al marinaio nel legame con l’ambiente che lo circonda:  siamo le due facce di una stessa medaglia

(autore: Stefano Carletto - foto: Enrico Romanzi)


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