TOR DI VEUN: Giro del Vino… a “tappi” – 8ª puntata – I vigneron e il loro mondo


Il primo tappo del Tor di Veun nell'azienda vitivinicola Les Crêtes, nata nel 1989 a Aymavilles.

Con la cordialità che li contraddistingue, la famiglia Charrère ci accoglie nella loro Cantina “in progress”, una struttura che a breve “chiuderà il cerchio” di una storia iniziata tanti anni fa.

Costantino, deus ex machina di Les Crêtes, una storia più che centenaria?

L’azienda vitivinicola Les Crêtes nasce nel 1989 a Aymavilles, ma è figlia di ben 5 generazioni a partire dalla seconda metà del ’700, Bernardin, Etienne, Louis, Antoine, Costantino (il sottoscritto con mia moglie Imelda), e oggi le mie figlie Elena ed Eleonora. Naturalmente non qui dove ci troviamo oggi, ma nella nostra storica cantina di Frazione Moulin a Aymavilles. Anzi, possiamo proprio andare lì, così l’atmosfera spiega meglio di ogni parola.

Detto fatto, eccoci sulle auto a scendere verso il paese, un paio di chilometri e ci ritroviamo dove tutto ebbe inizio.

Costantino, qui vedo ben altro rispetto a una cantina per la produzione del vino. Questo locale cos’era?

È un tuffo nel passato, nella storia della mia famiglia. Come si può vedere, era un locale grande con all’interno due macine collegate tra loro che potevano andare in sincrono o indipendentemente l’una dall’altra, mosse dalla forza dell’acqua del mulino. Qui venivano pressate le noci per la produzione dell’olio, mentre nella stanza a fianco la segale e il frumento diventavano farina. Naturalmente a questo si doveva aggiungere anche la parte vinicola, che da studi rappresenterebbe effettivamente la porzione più antica della casa. Da Bernardin, il capostipite, ai giorni nostri, il profumo del mosto ha sempre contraddistinto la vita della nostra famiglia.

Quanti ettari di vigna avete in produzione?

La zona di coltivazione dei vigneti occupa una superficie di circa 25 ettari frammentati nella Plaine di Aosta, da Saint-Christophe sino a Saint-Pierre, ma la parte più ampia è proprio qui a Aymavilles, nella zona Les Crêtes, caratteristica per la torre medievale che domina la collina del Côteau La Tour; logico declinare questa immagine nel nostro marchio aziendale.

Caratteristiche ambientali particolari?

Siamo in una zona di montagna, e questa area è caratterizzata da suoli morenici e sabbiosi con pendenze sovente elevate, ecco perché abbiamo vigneti con  elevate densità di impianto, ma grazie al microclima di questa zona riusciamo a produrre uve di qualità limitando al massimo i trattamenti. Grazie a una escursione termica tra il giorno e  la notte molto elevata (anche 20 gradi), per alcune uve la maturazione tardiva consente di concentrare al massimo gli aromi regalandoci, ad esempio, dei vini rossi dal forte carattere, ma con un’anima che si rivela molto suadente, e dei vini bianchi freschi e con profumi molto concentrati e intensi. 

Terroir, insomma. E i vini prodotti nelle diverse tipologie riflettono tutto questo?

Le varietà coltivate sono sia autoctone (Petit Rouge, Fumin, Petite Arvine, Gros Rouge, Cornalin, Mayolet, Prëmetta) che internazionali (Pinot Noir, Chardonnay, Syrah). La nostra filosofia è quella di valorizzare il terroir attraverso il rispetto dell’ambiente, con un occhio alla tradizione, ma unito alla passione per l’innovazione sia tecnologica (e la cantina nuova ne è una dimostrazione) sia agronomica. Ciò che si beve alla fine  è figlio di tutto questo, ma è dal rispetto verso la terra che tutto inizia. 

Hai giustamente parlato della cantina nuova: qui siamo di fronte alla prima cantina di design in Valle d’Aosta.

I cambiamenti, come dicevo, sono sempre i benvenuti, se fatti nel segno della tradizione e dell’innovazione. Per alcune bottiglie, ad esempio, abbiamo sostituito il sughero con lo stelvin (tappo a vite): è stata una scelta dettata dallo stare al passo coi tempi, che da una parte rispetta il prodotto così come voluto dal produttore e dall’altra tutela l’acquisto del consumatore.

Naturalmente anche la parte tecnologica della cantina deve seguire un processo continuo di evoluzione (a volte le nuove norme lo impongono) e proprio da queste esigenze è nata l’idea della nuova cantina

Il ripensamento in chiave contemporanea degli spazi della produzione enologica non è certo fenomeno nuovo. Molti territori vitivinicoli d’eccellenza già da anni hanno utilizzato l’architettura del vino come strumento per ripensare la propria immagine e come volano per rilanciare l’attività produttiva e turistica.  Il progetto dell’architetto Domenico Mazza per la nuova sede della cantina Les Crêtes nasce in realtà dalla trasformazione di un precedente progetto di ampliamento già avviato e poi rivisto.  La cantina appare come una grande tettoia in legno lamellare, coperta in lamiera e con le tamponature verticali quasi esclusivamente vetrate. Il profilo complesso della costruzione — che da lontano ricorda quasi quello di un massiccio montuoso — nasce dalla compenetrazione di diversi  volumi semplici tra loro inclinati. Quando cala la sera, il sapiente uso di trasparenze e illuminazione non fa che accrescere il carattere di quest’opera.

I lavori della sala degustazione si stanno ultimando e a breve la cantina Les Crêtes sarà completata e il cerchio potrà dirsi finalmente chiuso, ma già pronto ad aprire alle nuove generazioni, Elena ed Eleonora  rappresentano l’innovazione rosa nella scia della tradizione di Bernardin.

(autore: Stefano Carletto)


Argomenti correlati:

Inserito in Degustiamo, GUSTO, Vino

Tags: , ,

Puoi lasciare il tuo commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Calendario Eventi

mese prec Luglio 2019 mese succ caricamento...
D L M M G V S
 
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31