Erbe officinali in Valle d’Aosta: l’Artemisia


Artemisia, erbe officinali in Valle d'Aosta, una storia secolare che oggi come ieri vive nella comunitàIl Genepi

Alzi il dito chi non ha mai sentito parlare di un rimedio — uno qualunque — derivato dalle erbe. In Valle d’Aosta, le erbe hanno nutrito, curato e rallegrato nei secoli gli abitanti di questi luoghi, dal fondovalle alla cima delle vette più alte.

La storia della più piccola regione d’Italia è intrisa dell’olio essenziale di erbe spontanee: non c’è evento che non abbia, nel suo piccolo, una liaison con questa o quell’erba. E, nella frenesia del mondo moderno, la riscoperta delle virtù e dei rimedi naturali  rappresenta una sorta di ritorno a un mondo che sino a ieri ci era molto vicino.

Rivolgere alcune domande a Ugo Lini, tecnico regionale del dipartimento agricoltura, ufficio produzioni vegetali presso il centro agricolo di Saint-Marcel, a questo punto è d’obbligo, sia per la sua competenza sul camposia per l’interesse crescente sulle virtù delle erbe spontanee e officinali.

Le erbe officinali in Valle d’Aosta, una storia antica che oggi è riscoperta?

Antica realtà delle erbe officinali perché, da sempre presenti nelle nostre vallate allo stato spontaneo oppure ricavando un loro spazio negli orti famigliari, erano raccolte o coltivate per il loro utilizzo terapeutico e per aromatizzare e conservare gli alimenti. Dopo gli anni cinquanta l’avvento della medicina moderna ha eclissato per lungo tempo la pratica della medicina popolare basata essenzialmente sull’uso delle erbe. Nella nostra regione questa tradizione è sempre rimasta viva, pur restando per un discreto periodo di tempo nell’ombra, in silenzio. Il forte radicamento al territorio e alle tradizioni da parte delle popolazioni alpine, ha permesso che tutto questo sapere non sia andato perso, anzi, in questi ultimi tempi sta riconquistando i propri spazi.

Ricchezza vegetale quindi ma anche cultural-spirituale?

Certo, la nostra regione oltre alla ricchezza della flora si avvantaggia anche di questa grande cultura popolare che ha mantenuto in modo quasi inalterato, l’antico sapere della tradizione orale quale espressione di una realtà contadina legata ai ritmi naturali della vita e all’utilizzo dei medicamenti semplici per la cura del corpo e dell’anima. Per questi motivi ogni villaggio o almeno ogni Valle aveva il suo guaritore e spesso gli uomini e le donne più anziani del villaggio conoscevano le virtù delle erbe e grazie a delle antiche ricette guarivano o calmavano i dolori dei bisognosi.

Questo rispetto per la natura si sta nuovamente diffondendo.

Nella natura che ci circonda e, soprattutto, nelle nostre belle vallate, allo stato spontaneo oppure in vere e proprie coltivazioni, troviamo un gran numero di specie di piante che, una volta raccolte e sapientemente lavorate, danno vita a prodotti con positivi e garantiti effetti per il nostro corpo, che aiutano a mantenere, al meglio, le funzioni del nostro organismo.

E qui entra in gioco l’amministrazione pubblica?

La Regione Valle d’Aosta ha sempre riservato una particolare attenzione alle piante officinali. La Maison des Anciens Remèdes di Jovençan , nata nel 2011 per volere dell’Amministrazione regionale rappresenta proprio il luogo dove la storia della tradizione popolare diventa  patrimonio del quotidiano.

Negli ultimi anni, la crescente richiesta di prodotto locale ha stimolato l’avvio, da parte di giovani agricoltori, di piccole aziende orientate alla produzione di piante officinali sviluppando il concetto di “filiera corta”.

È giusto quindi dare risalto a questo mondo. E infatti a Gressoney-Saint-Jean si svolgerà Artemisia, 2ª fiera delle piante e dei fiori di montagna, il cui nome è dedicato ad una delle erbe simbolo di questa regione.

Il genere Artemisia comprende diverse specie di piante usate nella tradizione popolare.

Artemisia vulgaris

Cresce quasi ovunque, ma preferisce i terreni ricchi di sostanze azotate, ed è perciò abbondante vicino alle zone abitate, nelle corti, nelle scarpate, negli incolti e lungo le strade.

Si usava per stimolare l’appetito e per attivare la digestione ed era considerata la pianta per eccellenza del sesso femminile perché regolarizza e rende meno doloroso il ciclo mestruale.

Se ne raccolgono i rami fogliosi fioriti, che si fanno essiccare in un luogo fresco e ombroso stendendoli in strati sottili o appendendoli a mazzetti. Si conserva al buio e all’asciutto.

Artemisia absinthium

Cresce nei terreni incolti e nelle zone rocciose e preferisce i suoli ricchi di nitrati. La possiamo trovare dalla zona marittima fino ai 2000 m.

Era usato contro i vermi, in cataplasmi sulla pancia dei bambini. Le foglie scaldate, in fasciature senza l’aggiunta di liquidi, servivano a avvolgere i malati di artrite e reumatismi. Questa operazione, ripetuta più volte, portava alla guarigione. Per questo c’era anche l’usanza di tenere delle foglie di assenzio nel letto. Le foglie erano poi masticate nel secolo scorso come prevenzione del colera. Per allontanare le formiche, erano messe foglie fresche di assenzio nelle zone di passaggio degli insetti.

Artemisia umbelliformis e Artemisia genipi

Come la maggior parte delle piante di alta montagna, anche le Artemisie sono rimaste per molto tempo del tutto sconosciute ai botanici, che erano interessati soprattutto alle specie di pianura o di collina. La conoscenza di queste piante si è avuta seguendo l’esempio delle popolazioni della montagna, che le usavano per la produzione di liquori digestivi (liquore genepi per la Valle d’Aosta) o a scopo terapeutico, come rimedio per piccoli disturbi.

Artemisia umbelliformis e Artemisia genipi crescono esclusivamente nella regione alpina, tra 1.400 e 3.500 metri di quota, nei luoghi sassosi e nei ghiaioni. Le sommità fiorite si raccolgono all’inizio della fioritura, da luglio a settembre; si recidono a 5-10 cm da terra evitando di danneggiare la pianta. Si essiccano poi in strati sottili all’ombra o si appendono, riunite in mazzi, in ambiente aerato, evitando il sole diretto e le alte temperature.

Tradizionalmente, in Valle d’Aosta si usava far cuocere il genepi con violette e achillea moscata nel latte; questo preparato era poi bevuto caldo e addolcito con miele contro raffreddore, tosse e bronchite ed era chiamata “l’aspirina del montanaro”.

(autore: Stefano Carletto)


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