Sarriod d’Introd. Il castello “tra le acque”


Le sue mura arrotondate si nascondono nel bosco per poi abbagliare con un fascino tutto particolare. La severità dell'esterno si sposa ad interni sgargianti. E' il Castello di Introd.

Entre eaux”, questo il significato del nome di Introd, graziosa località di media montagna all’imbocco del Parco nazionale del Gran Paradiso: “tra le acque”, appunto. Da una parte le aspre gole del torrente Savara, dall’altra i gelidi gorghi della Dora di Rhêmes. Tra le due, su un promontorio roccioso, sorge l’insolita e tondeggiante mole del Castello di Introd.

E come le acque impetuose, altrettanto turbolenti furono i contrasti tra i Signori di Bard e Casa Savoia. Fieri e indomabili i primi; potenti e autoritari i secondi. Una lotta che portò, infine, all’amara e rassegnata sottomissione di Marco di Bard che, nel 1242, ottenne in cambio il feudo di Introd assumendo il nuovo nome di Sarriod.

LA DIMORA DEI SARRIOD D’INTROD

Ma nel 1242 un primo edificio sicuramente esisteva già; molto probabilmente sin dal XII secolo qui sorgeva una torre circondata da mura, quel che si dice un “castello primitivo”. Senza dubbio è questa una posizione strategica da cui controllare, oltre all’immediato fondovalle, anche l’altopiano di Saint Nicolas, verso nord, e lo sperone di Châtel-Argent, verso est.

Sul finire del XIII secolo il maniero era trasformato: da essenziale struttura difensiva, la nobile dimora si amplia e si impreziosisce grazie al gusto di Pierre d’Introd. Militare e signorile allo stesso tempo. Ancora oggi l’austero donjon originario innalza la testa al di sopra del complesso di edifici ricavati nel giro di mura: un impianto poligonale, quasi circolare. Sembra quasi un gattone acciambellato che vigila, sornione, dall’alto del Plan d’Introd, circondato dal bosco e immerso in un panorama eccezionale.

UNA SIGNORIA RURALE TRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO

Oltre al fiabesco castello, altri edifici contribuiscono alla magia del luogo: un particolare granaio quattrocentesco la cui serratura originale, da sola, varrebbe la visita. Si tratta infatti di un vero gioiello di alta metallurgia tardo-medievale raffigurante un turrito castello. Alcuni metri più a valle, a bordo strada, sorge La Ola: una cascina la cui bella età supera i 600 anni! Una fronte porticata e un tetto monofalda molto sporgente (detto “ola”, appunto) connotano questo interessante edificio che ha addirittura ispirato le stazioni ferroviarie della Valle d’Aosta.

ECLETTISMO DI INIZIO ’900

Drammatici gli ultimi anni del XIX secolo: due terribili incendi devastarono il castello distruggendo anche gli archivi di famiglia e la quasi totalità del mobilio. Si salvarono solo la torre, l’immensa cucina ed una porzione di cinta muraria. Ciò che possiamo apprezzare oggi è frutto dell’intervento di restauro operato, intorno al 1910, dall’architetto torinese Giovanni Chevalley, all’epoca uno dei più famosi, stimati e richiesti. Così Chevalley riassunse i suoi lavori ad Introd: “ […] ci ho messo un po’ di tutto: qualcosa di Fénis, qualcosa di Issogne, un tocco di Sarre, un pizzico di Gressoney…un vero cocktail dell’architettura feudale valdostana”.

L’originaria raffinatezza del complesso quattrocentesco viene, in un certo senso, ripresa dal ricercato eclettismo di Chevalley. Superata la cortina muraria ci si ritrova come in uno scrigno dove il MedioEvo alpino si condensa in un insieme di preziosità architettoniche, artistiche e decorative. Eleganti finestre crociate, affreschi goticheggianti, splendidi stipiti e architravi sagomate.

All’ interno è un trionfo di pregiate boiseries e ogni sala dichiara la maniacale cura del dettaglio nel ricreare l’atmosfera dell’antica nobile dimora dei Sarriod. Quindi…lasciatevi incantare!

Il maniero è oggi proprietà dei conti Caracciolo di Brienza e concesso in comodato al Comune; la gestione, invece, è affidata alla Fondation Grand Paradis che ne garantisce la fruizione.

 

(autore: Stella Bertarione)

 

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