Il rifugio Mario Bezzi nella Valgrisenche


Piergiorgio Barrel ci racconta trent'anni di gestione del rifugioIl rifugio Mario Bezzi nella Valgrisenche

La storia del rifugio

Quella del rifugio Bezzi è una storia che comincia negli anni 30 del secolo scorso, anni ai quali risale la sua fondazione a cura del C.A.I. di Torino, che contemporaneamente, alla stessa altitudine e secondo lo stesso progetto, costruiva anche il rifugio Benevolo, nell’adiacente Val di Rhêmes. Siamo quindi in presenza di due rifugi “gemelli”, che sorgono a 2284 e 2285 metri di quota e che sono collegati dal percorso dell’Alta Via Glaciale, che si estende oltre il confine con la Francia, fino a Tignes e a Sainte Foi de la Tarentaise.

Incontriamo Piergiorgio Barrel al termine di un periodo di apertura straordinaria del rifugio, che è stato utilizzato come base logistica dalla troupe americana impegnata, dalla metà di febbraio alla metà di marzo, nelle riprese del film Point Break 2, remake del cult del 1991 diretto da Kathryn Bigelow, che vedrà spericolati snowboarder lanciarsi lungo gli spettacolari pendii delle cime della Valgrisenche.

Piergiorgio, che per 15 anni è stato anche sindaco della sua Valgrisenche, gestisce il rifugio dal 1983 con entusiasmo e passione, coinvolgendo nel periodo estivo anche la moglie Paola e i figli Jean Paul (maestro di sci) e Patrizia (insegnante di francese).

 

Un legame molto profondo, il tuo, con questo rifugio…

Eh sì, la storia del rifugio Bezzi e la mia si intrecciano da quasi sessant’anni! Ero ancora bambino quando mi portavano al rifugio per fare compagnia alla zia Rosa che, con l’aiuto della sorella, ha gestito il rifugio per circa 40 anni. Ho bellissimi ricordi, e un profondo legame affettivo con questi luoghi. Quando nel 1983 mi si è presentata l’opportunità di riprendere l’attività di mia zia, ho coinvolto anche mia moglie Paola, mio fratello Riccardo e sua moglie Antonietta in un progetto che all’inizio, quando ancora lavoravo alla Cogne, consideravo come un hobby, dedicandovi tutte le mie ferie: in primavera per lo sci alpinismo, di cui sono un grande appassionato, e durante l’estate.

 

Ma poi la passione per la montagna e per la tua valle ha preso il sopravvento

Infatti. Anche perché a poco a poco abbiamo visto aumentare la clientela, forse anche grazie al delizioso risotto alla cogneintze cucinato da Paola. In accordo con il C.A.I., nel 1990, abbiamo ristrutturato ed ampliato il rifugio a nostre spese e con un contributo regionale, acquisendone infine la proprietà. L’attuale struttura, che ora comprende anche una baita confinante con il rifugio, è stata ultimata nel 2005 e ha una capacità di 85 posti letto, con docce e servizi ai piani. Grazie a due centraline idroelettriche la struttura è autonoma e autosufficiente per il fabbisogno energetico, compreso il riscaldamento e l’attività della cucina.

Si tratta quindi di un’attività a tempo pieno, una vera professione, che richiede una preparazione su numerosi aspetti: geografico, organizzativo, gestionale… ed un continuo aggiornamento, senza dimenticare la sicurezza. In caso di incidente o di malore, se l’elicottero non può arrivare subito, è il gestore a dover prestare i primi soccorsi in modo adeguato.

 

Dopo la parentesi dedicata alle riprese cinematografiche la Valgrisenche ha recuperato la sua dimensione naturale. Quando riapri?

Dal 20 marzo il rifugio resta aperto fino alla prima settimana di maggio per riaprire poi verso la metà di giugno e fino alla fine di settembre, per la stagione estiva.

 

Occorre prenotare?

Sì, è meglio. È sufficiente una e-mail a rifugio@rifugiobezzi.com (ogni altra info sul sito www.rifugiobezzi.com)

Sono già molte le prenotazioni degli appassionati dello sci alpinismo, che arrivano a Valgrisenche in gran numero anche da oltre confine. La Valgrisenche è anche la meta prediletta di molte guide francesi e svizzere, che ritornano volentieri con la propria clientela e con amici sempre nuovi, con cui condividere l’ebbrezza di itinerari fantastici tra neve e cielo e, perché no, un buon pasto a base dei nostri prodotti e dei nostri vini, di cui la mia cantina è sempre ben fornita.

 

Il rifugio si trova in una posizione strategica, al centro della conca che chiude ad anfiteatro la Valgrisenche, di fronte a uno scenario mozzafiato. Quali sono gli itinerari che consigli?

La Becca Traversière e la Grande Traversière, il Truc Blanc che, sul versante orientale, consentono di riscendere nell’adiacente Val di Rhêmes e, sempre sul versante orientale la Becca di Giasson, da cui però si rientra su Valgrisenche. Si tratta di percorsi accessibili, di livello medio facile (si intende per chi sa muoversi fuori pista e ha un discreto allenamento), che richiedono dalle 3 alle 3 ore e mezza di salita con le pelli.

Chi invece cerca performances più impegnative non ha che da dirigersi verso il versante ovest, verso la Platte des Chamois, la Grande Sassière e la Becca di Suesa, a cui si accede con una salita di circa 4 ore, 4 ore e mezza.

 

Tu sei un esperto di sci alpinismo, oltre a suggerire gli itinerari migliori ti capita anche di sciare con i tuoi clienti?

Sì, qualche volta, con grande piacere, ma raccomando sempre di rivolgersi ad una guida alpina professionista; la montagna va rispettata: in alta quota anche la situazione che appare più stabile può cambiare repentinamente ed occorre saper valutare, a seconda delle condizioni meteo o del manto nevoso, quale sia il percorso più sicuro e adatto alla nostra preparazione.

 

Intervista di Anna Carconi – Foto di Anna Carconi e rifugio Mario Bezzi


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