Con le racchette da neve ai laghi di Champlong


Nel silenzio bianco tra La Magdeleine e Chamois, alla ricerca del gigante di pietraL'alpeggio di Champlong sommerso dalla neve

“Vuoi la wilderness? L’avrai!”

Una giornata con le ciaspole all’insegna della wilderness: questa era stata la mia richiesta all’amico Enrico, per trascorrere qualche ora nell’amata Vallée e dimenticare il mite e piovoso inverno ligure. “Vuoi la wilderness? L’avrai!”, era stata la sua sicura risposta, che mi ha riempito d’entusiasmo e ha probabilmente contribuito a spazzare le nuvole del giorno prima.

Partiamo da La Magdeleine

Le prime luci di una radiosa domenica di febbraio illuminano le vette circostanti, mentre percorriamo la strada verso La Magdeleine, punto di partenza della nostra escursione. Salvo imprevisti legati alla spessa coltre di neve fresca, raggiungeremo il Col Pilaz, proseguiremo verso i laghi Champlong e arriveremo a Chamois, per poi chiudere l’anello.

La prima parte del sentiero, ben battuto, attraversa un bosco incantato e si snoda tra ampi tornanti. Mi guardo attorno estasiato e scatto le prime immagini; il click della reflex è uno dei pochi rumori che udirò in tutta la giornata. Gli alberi sono carichi di neve, che ogni tanto ci scuotono addosso con piacevoli spruzzate. La temperatura è più che accettabile, e lo sforzo la rende quasi mite.

All’improvviso, una volpe attraversa il sentiero a pochi metri da noi; cerco di immortalarla, ma perdo l’attimo fuggente, e devo accontentarmi di ritrarre le sue tracce sulla coltre di neve.

Dopo circa un’ora giungiamo al Col Pilaz. Sotto le nostre ciaspole giace in letargo l’area picnic, della quale distinguiamo solo pochi elementi; ci ripromettiamo di tornare quando sarà possibile fruire del barbecue…

La vista che si gode dal colle è entusiasmante. Colgo dapprima il Mont Tantané e lo Zerbion poco distanti, poi allargo lo sguardo sulle montagne della Valle d’Aosta, dall’Emilius e dalla Becca di Nona, per scendere verso sud in un susseguirsi di vette e valli. Un panorama che mi ricorda una volta di più perché amo tanto questa terra. Enrico mi indica dove si trova il Cervino, purtroppo nascosto dalla nebbia.

Adesso siamo noi ad aprire la pista

Ripartiamo mentre il cielo si è velato anche sopra le nostre teste. Da questo punto siamo noi a dover battere la pista. È quello che in cuor mio speravo, per provare anche questa emozione, ma dopo pochi minuti, trovandomi col cuore in gola, e con la gola arsa dalla sete, rimpiango il tratto precedente.

Tra un cambio in testa al gruppo, una sorsata di tè caldo e qualche scatto per ritrarre gli angoli più affascinanti — tra i quali ricordo il paese di Chamois e alcune vedute del soprastante Mont Tantané — giungiamo all’alpeggio Charey Damon sotto una leggera nevicata, e decidiamo di sostare per rifocillarci.

Nevica, e il silenzio è totale

Rimango colpito dal vasto spazio che circonda la costruzione e dal silenzio in cui siamo immersi ormai da due ore. Non ci sono neppure tracce di animali, e ora, con la nevicata in corso, ci sembra di essere in un mondo completamente bianco.

Dopo aver mangiato, ripartiamo per compiere l’ultimo tratto verso la nostra meta. Siamo intenti a scorgere la strada da seguire, quando ci imbattiamo nelle uniche altre figure umane dell’intera giornata, una coppia di sci alpinisti che procede sfruttando la nostra traccia poco sopra il Charey Damon.

L’ultimo tratto ha una pendenza notevole, ma la fatica accumulata è lenita dalla bellezza del paesaggio circostante. Enrico mi assicura che la discesa sarà un’esperienza avvincente, e che non continueremo oltre i laghi, in modo da fermarci ad ammirare il luogo. E a esaurire la scheda di memoria della reflex.

Giungiamo finalmente all’altopiano ove si trova l’alpeggio Champlong. Il cielo è ritornato poco nuvoloso, ma si è alzato un vento piuttosto impetuoso, che spazza la neve dalle creste e rende tutto il contorno degno di una spedizione polare.

L’alpeggio è immerso in quasi due metri di neve; intravvediamo a stento il ponte che conduce ai laghi, che resteranno sepolti ancora per parecchio tempo: la primavera è lontana, e le previsioni annunciano neve abbondante anche per domani.

Sarebbe interessante intraprendere un canale, ma riteniamo che il rischio di valanghe sia eccessivo e allora ci “accontentiamo” di quello che offre la zona dei laghi. Gli spunti non mancano: dal grandangolo al tele, dal dettaglio al panorama, dalle montagne alle rocce… rischiamo di far assiderare Anita che ci attende mentre noi girovaghiamo senza sosta.

Iniziamo la discesa, e il gigante di pietra appare

Ci fiondiamo giù per la linea di massima pendenza. La poudreuse ci consente ogni tipo di evoluzione, e non perdiamo l’occasione di filmarci e immortalarci a più non posso, fino alla foto di gruppo scattata al Col Pilaz, proprio quando, per un momento, riusciamo a scorgere una visione diafana del gigante di pietra, il Cervino.

Eccolo, finalmente, il grande assente! Lo osservo comparire e svanire in un lampo, un attimo che, chissà perché, mi porta a pensare all’ascensione solitaria del grande Walter Bonatti, avvenuta nel febbraio di quasi 50 anni prima. Un’impresa che evidentemente è rimasta impressa nella mia mente.

Sono convinto che quella fugace apparizione sia un invito a tornare quanto prima ad ammirarlo. E io non mancherò di certo: ogni scusa è buona per tornare in Valle d’Aosta, e durante la giornata abbiamo messo altra carne al fuoco: il Malatrà, la Punta Bioula, il Tor des Géants

Adesso la giornata è splendida. Il cielo terso, unito al candore del manto nevoso, ci regala un’ultima ora ad alta densità di emozioni. Mi sento un bambino, mentre scendo tra gli alberi e mi fermo ogni mezzo minuto per gli ultimi click di una magnifica immersione nella wilderness.

Mentre ci cambiamo, Enrico e Anita mi strappano la promessa di condurli, a primavera, in un’escursione vista mare. Non posso certo rifiutare, ma ribatto che l’inverno è ancora lungo, e ho sentito parlare di una certa Alpe Leretta nella zona di Fontainemore… Ma questa è un’altra storia.

Testo di Alessandro Fronza (pagina facebook “Dal microscopico all’immenso“)

Foto di Alessandro Fronza e di Enrico Romanzi


Argomenti correlati:

Inserito in Ciaspole

Tags: , ,

3 commenti a proposito di “Con le racchette da neve ai laghi di Champlong

  1. Valerio il scrive:

    Ripercorrere quei sentieri che avevi pensato di attraversare 25 anni fa ti ridestano ad una gioiosa freschezza e ad una fatica sane che ti corroborano e ti fanno sentire sentinella davanti a queste immagini che la Natura nella sua silente potenza ci offre.. Grazie all’autore che mi ha suscitato respiri e ricordi che conservavo freschi e che mi ha emozionato profondamente in un silenzio che solo la Montagna può sempre regalare, basta ascoltarla, Grazie ad Alessandro Fronza per questi momenti di condivisione vera.. e che fatica , ma che meraviglia!!!

  2. Michela Bergaglio il scrive:

    Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono,altrimenti non sarebbero che un cumulo di sassi.Questo diceva il grande Bonatti.Leggendo oggi le parole di Alessandro Fronza traspare lo stesso amore per le vette incantate che avevano stregato anche Bonatti.Bell’articolo,ci assale la voglia di mettere le ciaspole e iniziare la salita

    • ALESSANDRO il scrive:

      Grazie a Valerio e Michela, i vostri commenti mi hanno emozionato tantissimo!!!
      La passione aiuta a superare la fatica e la Montagna è un’amica che non tradisce mai.
      Sapere di aver trasmesso ad altri con le parole e le immagini una parte delle sensazioni provate mi ripaga delle (lievi) fatiche.
      A presto, verso altre mete…
      Alessandro

Puoi lasciare il tuo commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Calendario Eventi

mese prec Giugno 2019 mese succ caricamento...
D L M M G V S
           
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30