TOR DI VEUN: Giro del Vino… a “tappi” – 7ª puntata


Un viaggio alla scoperta delle cantine cooperative della Valle d'Aosta, ma anche dei vigneron e del loro mondo

Tor di Veun, il Giro del Vino alla scoperta dei vini valdostani dalla forte identità, delle cantine cooperative, dei vigneron e del loro mondo.

 

Il settimo “tappo” del Tor: l’Institut Agricole Régional di Aosta

 

Lo IAR, pietra angolare dell’agricoltura moderna in Valle d’Aosta

C’è sempre da imparare, ma qui è come entrare nella casa madre di tutte le cooperative — non solo vinicole — della Valle d’Aosta.

L’Institut Agricole Régional  ha radici profonde, che affondano nel tempo fino al 1951, quando l’allora Giunta Regionale decise di affidare alla Congregazione dei Canonici del Gran San Bernardo l’incarico di fondare e gestire lEcole pratique d’agriculture, con lo scopo di attivare un corso di studi per fornire le competenze necessarie ai giovani destinati a diventare agricoltori. Più di 60 dopo, lo spirito è rimasto lo stesso.

Per saperne di più incontriamo il Direttore René Benzo, nel suo ufficio, per quella che siamo certi sarà solo la prima di una serie di interviste. Un saluto e in un attimo ci troviamo catapultati nella cantina di fronte ad uno degli ultimi ritrovati della tecnologia qui ben presente.

 

Una macchina pressatrice si direbbe?

Questo è un bellissimo torchio che lavora su azoto, da circa 1 anno lo stiamo sperimentando per le pressature dei vini bianchi, con l’azoto otteniamo meno anidride solforosa e i vini ne risultano più leggeri, siamo molto soddisfatti.

Veniamo all’Institut, quanti alunni avete?

Abbiamo 196 alunni (trend in crescita) due corsi, uno triennale e uno tecnico quinquennale con diploma. Il professionale serve per gruppi più piccoli max 15 persone con attività pratiche su tutti i settori, diciamo che si fanno le ossa in tutti i settori della scuola, nessuno escluso, dalla viticoltura alla zootecnia. Naturalmente molti hanno già delle preferenze, abbiamo figli di agricoltori, credo nel 50% del totale, ma anche molti curiosi del mondo agricolo, senza esperienze di famiglia quindi.

Una scuola al passo con i tempi che credo stia di buon grado nella lista delle migliori scuole del settore in Italia?

Come ex allievo posso affermare che certamente l’Institut rappresenta una scuola che nel panorama nazionale ha un suo status, che è molto apprezzata tanto che sovente ospitiamo delegazioni di altre scuole anche estere per confronti e scambi. Molti ex allievi tuttora sono legati a questa scuola, molti sono tornati ed io ad esempio mi posso vantare di poter lavorare con altri ex alunni.

Una “famiglia” collegiale?

Sono circa 140 gli studenti che praticamente vivono qui in “collegio” (la parola collegio al giorno d’oggi non è più corretta), in pianta stabile, una vita in comune che oggi pochi giovani possono ancora fare. La Valle d’Aosta è ancora una delle poche regioni nelle quali il valore aggiunto della vita in comune è presente, dal Gervasone di Chatillon alla Fondazione Alberghiera, dall’Institut al Convitto regionale sino alle Suore. Scuole di vita in tutti i sensi. Un gruppo di ragazzi che vive insieme, convivenza come sinonimo di accoglienza, questa credo sia la situazione che respira lo studente che viene qui dentro, far parte di un gruppo che nel tempo resterà tale.

Torniamo alla cantina, il Canonico Vaudan e l’Institut hanno davvero rivoluzionato l’agricoltura e l’enologia valdostana?

Assolutamente si, è emozionante aver conosciuto dei veri “pezzi di storia” e mi emoziona anche solo parlarne in questa cantina a lui dedicata con l’Amministrazione regionale lo scorso anno. Vaudan non è stato l’unico interprete di questo rinnovamento ma sicuramente è stata una persona con una visione davvero lungimirante. Il suo esempio, ancora di più adesso, ci deve essere d’esempio, le micro vinificazioni, la ricerca sui vecchi vitigni, i “desaparecidos valdostani” che oggi grazie a colleghi appassionati come Giulio Moriondo sono tornati (ad es. il Vuillermin), reincarnano a pieno lo spirito Vaudan; fu lui a portare in questa piccola regione l’Elite della viticoltura mondiale che qui trovò condizioni estreme ma in molti casi il terreno ideale per svilupparsi, la Petite Arvine ne è un esempio.

Grande lavoro e tanta passione?

Riuscire su una superficie limitata quale quella valdostana a riprodurre una altissima varietà di vini di pregio con riconoscimenti internazionali, non è da tutti. I vignerons valdostani grazie anche a questi esperti d’antan hanno cercato di far crescere i vari vitigni nelle zone migliori, le medaglie di oggi sono il frutto del gran lavoro di decenni passati.

Quanti vini produce la cantina dell’Institut?

La cantina produce più di 20 etichette e, come si può vedere proprio dall’etichetta, si nota la didattica, una scelta di cambiare le etichette dalle precedenti “classiche” che col tempo si è rivelata azzeccata. Vini Bianchi dalla linea varietale come la Petite Arvine, il Muller Thurgau, il Nus Malvoisie e lo Chardonnay, una linea I.A.R. dedicata a quei a vini ottenuti da varietà, un tempo coltivate a titolo sperimentale, che hanno trovato in alcuni vigneti dell’Istituto ottime condizioni per la loro coltivazione (Perce Neige ad es.), senza dimenticare i Rossi autoctoni (Mayolet, Fumin, Cornalin, Vuillermin, Petit Rouge) o i Rossi internazionali (Syrah, Pinot Noir, Gamay): tutti rigorosamente DOC. Il nostro non è un approccio meramente commerciale volto quindi alla concorrenza con altri produttori ma più volto alla vocazione didattico-scientifica della scuola ed alla promozione del territorio regionale, anche all’estero, California, Canada, Nord Europa, solo per citarne alcune aree.

Institut un Mondo maschile?

Direi proprio di no, l’universo femminile è sempre più ben rappresentato nell’Institut (73 ragazze quest’anno), le donne sono un bel contributo quasi a dar valore al mio concetto per il quale l’agricoltura è da sempre femmina. Le donne sono appassionate e l’agricoltura ha bisogno di tutto questo. Il senso materno e l’attenzione si riflette anche sul mondo agricolo. Oggi sempre più il lavoro è bisognoso di attenzione in confronto ad un passato dove la forza virile dell’uomo aveva la priorità.

Il futuro?

Sicuramente il mondo della viticoltura è in evoluzione e avrà sempre un grande ruolo ma stiamo lavorando anche in altri settori, ad esempio il mondo dei sidri ci interessa. In Valle d’Aosta abbiamo una discreta produzione di mele e la trasformazione della mela oltre ai succhi può dare grandi risultati come alcuni privati hanno già dimostrato di saper fare. Sono diversi anni che lavoriamo su sidri diversi, fermi, spumantizzati, ecc. così come la ricerca di questi anni dell’Institut sulle diverse qualità di cereali presenti da sempre nella regione ha prodotto grandi risultati con ottime farine per la panificazione ma non solo. Personalmente nel futuro, non molto lontano, mi piacerebbe vedere la maltazione e quindi una birra al 100% valdostana, un unicum che pochi potrebbero avere e che rappresenti al meglio lo spirito della ricerca e della tradizione della scuola.

(autore: Stefano Carletto)


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