Una giornata d’inverno sul granito ghiacciato del Monte Bianco


Alpinismo al Petit Capucin (Monte Bianco) – Goulotte Valeria

Quando il vero inverno — quello con tanta neve e tanto freddo anche a bassa quota — stenta a decollare, lo scialpinismo e le cascate di ghiaccio non offrono grandi possibilità, a meno di non infilarsi nei soliti itinerari super frequentati.

Con Fulvio decidiamo allora di guardare a qualcosa più in quota. La sera chiamo il rifugio Torino e il gentile gestore e guida alpina Armando mi aggiorna sulla situazione delle vie in quota: le goulottes sono in generale in buone condizioni!

In funivia fino al rifugio Torino, e poi usciamo sul ghiacciaio

Al mattino alla Palud la temperatura è abbastanza fredda, con un leggero venticello abbastanza fastidioso. Le previsioni meteo sono buone, a parte una leggera nuvolaglia innocua che dovrebbe svilupparsi dal pomeriggio. Partiamo con la prima funivia alle 8.30; con noi salgono circa 15 persone, tutti alpinisti e guide alpine (i turisti aspettano le ore più calde per salire in quota), e tutti diretti a una delle tante salite che si possono fare nei dintorni del rifugio Torino.

La nostra meta è la goulotte Valeria al Petit Capucin, un itinerario di ghiaccio abbastanza classico che si trova su uno dei tanti satelliti del Mont Blanc du Tacul.

Arrivati alla stazione di monte risaliamo la famosa e faticosa scala interna che conduce al terrazzo del rifugio, da dove si oltrepassa un cancello in ferro con l’avviso che da lì in avanti si è su “terreno alpinistico di alta montagna” e si esce sul ghiacciaio. Un breve tratto piedi fino al Col Flambeau e infiliamo gli sci per scendere, su neve crostosa e ventata piuttosto difficile da sciare, verso la Mer de Glace. Il panorama come al solito è grandioso, e d’inverno la nitidezza dell’aria e il contrasto fra roccia e neve regalano uno spettacolo ancora migliore del solito! Arriviamo rapidamente, aggirando numerosi crepacci, alla base del Pic Adolphe e iniziamo a risalire, con le pelli di foca, il pendio che conduce all’attacco della nostra via, cercando di non perdere tempo, in quanto ci troviamo proprio sotto la possibile caduta di un seracco… in breve giungiamo all’attacco!

Chiodi, ramponi… iniziamo la scalata

Cambio di assetto e siamo pronti alla scalata, con ramponi ai piedi, chiodi e vario materiale appeso all’imbrago. La terminale è abbastanza difficile in questa stagione e ci obbliga ad un passaggio un po’ delicato con un piede sulla roccia e uno sul ghiaccio. La parte superiore invece è più semplice e con ghiaccio di buona qualità anche se non abbondante. Movimenti ripetitivi, picca, ramponi, vite da ghiaccio… Purtroppo, però, il vento aumenta molto e ci butta in faccia grandi quantità di neve. La progressione non è facile e il freddo inizia a farsi sentire.

La montagna d’inverno è anche questo

Dopo diverse lunghezze di corda attacchiamo convinti lo stretto diedro finale (lungo circa 80 metri, parte terminale della via), ma giunti a circa metà non riusciamo a proseguire: l’effetto “camino” è fortissimo e il vento che soffia violentemente dal basso verso l’alto diventa insopportabile. A malincuore ci tocca scendere… buttiamo giù le doppie e ci caliamo velocemente fino alla base. Lì rimettiamo gli sci e rientriamo in funivia.

La montagna d’inverno è anche questo: talvolta occorre saper rinunciare poco prima di conquistare la meta. Ma è stata comunque una bella giornata di alpinismo!

Testo e foto di Alessandro Ceccon – www.mountainguidesaosta.com

Questo è un itinerario alpinistico, che richiede un’adeguata preparazione tecnica e fisica. Se non siete alpinisti provetti, fatevi accompagnare da una guida alpina.


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