TOR DI VEUN: Giro del Vino… a “tappi” – 1ª puntata


Un viaggio alla scoperta delle cantine cooperative della Valle d'Aosta, ma anche dei vignerons e del loro mondo

Sapevate che la Valle d’Aosta, la più piccola regione d’Italia, ha alcuni dei vigneti più alti d’Europa?

Inizia qui un primo “Tor di Veun“, il Giro del Vino, in 4 tappe (ne seguiranno altre), alla scoperta dei vini valdostani dalla forte identità, delle cantine cooperative, dei vignerons e del loro mondo.

Valle d’Aosta terra di vino schietto

Un diamante incastonato tra le Alpi, un territorio che nei secoli l’uomo ha modellato cercando di rendere “meno dura” la vita a chi viveva e vive tutt’ora a quote e dislivelli davvero importanti: la dimensione verticale qui è Regina.

I muri a secco che da Donnas si spingono su su fino a Morgex sono l’esempio di come, sin dall’antichità (Romani in primis), ogni centimetro di terra sia stato sapientemente trovato, conservato e sfruttato. La vite tra i 4 Quattromila della Vallée (Gran Paradiso, Monte Bianco, Monte Cervino e Monte Rosa) si è adattata al clima e ha colonizzato queste terre dando come frutti uve dai profumi intensi, rustiche e schiette: delle vere uve montanare.

Il primo “tappo” del Tour: Chambave e La Crotta di Vegneron

Prima tappa: Chambave. Qui incontriamo due generazioni: il nonno Corrado, già tra i fondatori della cooperativa La Crotta di Vegneron e Gilles, il nipote, il più giovane tra i nuovi soci conferitori.

Corrado ci si presenta di ritorno dalla vigna, con gli “arnesi” del mestiere e della stagione: un coltello ricurvo e lo “tsaven” (un cesto, ormai di plastica, per la raccolta delle uve). Siamo in vendemmia. Lui, capostipite di una famiglia di vignaioli, uno degli artefici della nascita della locale cooperativa La Crotta di Vegneron, ricorda con nostalgia i tempi andati, ma anche, con orgoglio, d’aver dedicato tempo, passione e fatica alla nobile causa del nettare di Bacco, in queste terre da sempre votate alla vite.

“Chambave e il vino hanno una storia davvero lunga. Non c’è evento, qui, che non sia legato alla viticoltura. E se devo proprio ricordarne qualcuno, credo, senza ombra di smentita, di dover citare Yves Burgay“. Così esordisce Corrado.

Yves e la sua giacca da lavoro verde sono stati una presenza assolutamente unica a Chambave, Corrado che ricordi hai di Yves e della nascita della Crotta?

“I ricordi sono davvero tanti, Yves è stato sicuramente una delle figure fondamentali della viticoltura moderna di Chambave. Era un sognatore, ma ancor più uno sperimentatore. Era avanti anni e anni rispetto a quello che in Valle d’Aosta (e non solo) si faceva in quegli anni (’60 e ’70) sia in vigna che in cantina. È stato uno dei veri promotori della Cooperativa La Crotta di Vegneron. In fondo l’ha sempre sentita come una seconda casa. Era un entusiasta della vite e convinto che solo una cooperativa avrebbe potuto portare alla crescita qualitativa dei vigneti, delle uve e quindi dei vini di Chambave e dintorni.

La Cooperativa La Crotta di Vegneron nasce ufficialmente nel 1980 con circa 25 soci, che diventano 80 nel 1985. Oggi i soci sono circa 100 e la produzione è di circa 300.000 bottiglie. La Cooperativa raccoglie le uve di due importanti zone di produzione, che danno il nome alle denominazioni di origine Chambave (che comprende anche i comuni di Châtillon, Saint Vincent, Saint Denis e Verrayes) e Nus (che comprende Quart e Fénis)”.

Ricordiamo, per chi non conosce La Crotta, quali sono i suoi vini?

“La filosofia de La Crotta di Vegneron è marcatamente votata alla valorizzazione dei vitigni autoctoni come Petit Rouge, Fumin, Vien de Nus oltre, a quelli tradizionali come Muscat de Chambave e Nus Malvoisie. La produzione dell’azienda verte anche su vitigni dai nomi più internazionali come Pinot Noir, Gamay e Müller Thurgau che perfettamente si adattano ai nostri terreni e al nostro clima”.

Sono passati ormai tanti anni e La Crotta si trova di fronte a nuove sfide. Secondo te quale sarà la più importante nel prossimo futuro?

“Una nuova sede garantirà una gestione più ottimale dell’intera filiera, così come l’apertura verso nuovi mercati contribuirà allo sviluppo del settore. Ma la vera sfida sarà dare un seguito a tutti quei vignerons che, sino ad oggi, hanno portato La Crotta a questi livelli. Trovare i giovani, ecco, questa è la vera sfida”.

Passaggio di testimone: antica saggezza, energie nuove

Già, i giovani. Lui in famiglia ne ha due: i nipoti Xavier e Gilles, che hanno deciso di portare avanti l’attività del nonno. Sia per il profondo rispetto verso il lavoro di generazioni, sia per una passione coltivata sin da bambini, grazie anche a papà Elio.

Con Corrado raggiungo Gilles alla nuova vigna, proprio a ridosso del borgo di Chambave, a pochi metri dalla Cooperativa. Qui sono quasi 4000 i metri di vigneto rimessi a nuovo e, approfittando di una breve pausa, Gilles spegne la carretta-motore e di buon grado risponde a qualche domanda. Un ping-pong con nonno Corrado, molto intimo.

Gilles e Corrado, generazioni a confronto. Cosa spinge un giovane (al di là del nonno qui presente) a iniziare un’attività così faticosa?

“In famiglia abbiamo sempre avuto questa passione. Poi, per portare avanti questa tradizione e non abbandonare i terreni di famiglia, io e mio fratello Xavier abbiamo deciso di continuare, impiantando nuove vigne e sistemando le più vecchie”.

E il nonno Corrado cosa dice?

“Io ormai ho cessato l’attività per raggiunti limiti di età (dice ridendo). Ora mi fa piacere vedere i nipoti che proseguono. Un esempio che potrebbero seguire altri giovani: lavorare la vigna è bello, ma la terra è “un po’ troppo bassa” e ci vuole tanta volontà e passione”.

La passione. Questa, Gilles, non ti manca vero?

“Senza passione non si va avanti e non è certo obbligando un giovane che si risolve il problema. Qui a Chambave ci sono altri giovani che stanno prendendo in mano le redini delle aziende familiari (i fratelli Gal, nella viticoltura, o i Perraillon, nell’allevamento). Io e mio fratello siamo tra i più giovani “conferitori”, potremmo dire la giovane generazione.”

Il mantenimento del territorio è uno degli aspetti da non sottovalutare.

“Certamente. Qui oltre a recuperare una vecchia vigna, abbiamo valorizzato un terreno adiacente, incolto da anni, piantando il fumin, il petit rouge e il syrah. Uve a maturazione tardiva, che ben si adattano a questa zona e a questo terreno. Poi dovendo “conferire” è bene produrre uve che consentano periodi di vendemmia in linea con gli altri soci”.

Ultima domanda, un po’ provocatoria: un domani mettersi in proprio?

“Adesso come adesso sarebbe un rischio troppo grande. Un sogno che ho sempre avuto, ma bisogna fare un passo dopo l’altro.”
(E qui esce fuori l’imprinting di nonno Corrado).

Un brindisi a voi, degustato prendendosi il tempo che serve, e… arrivederci alla prossima tappa.

(autore: Stefano Carletto)

 


Unable to contact Google Maps API service.

Argomenti correlati:

Inserito in GUSTO, Vino

Tags: , , ,

Puoi lasciare il tuo commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Calendario Eventi

mese prec Giugno 2019 mese succ caricamento...
D L M M G V S
           
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30