TOR DI VEUN: Giro del Vino… a “tappi” – 3ª puntata


Proseguiamo il nostro Giro del Vino, un viaggio per conoscere i vini valdostani, le cantine cooperative, i vigneron e il loro mondo.giro del vino - cantine - valle d'aosta - vin blanc de morgex et de la salle

Il terzo “tappo” del Tor: Morgex e il Vin Blanc de Morgex et de La Salle

Alle pendici dell’anfiteatro naturale che si trova alla base del Monte Bianco, troviamo uno dei vigneti più alti d’Europa, con i suoi 1250 metri sul livello del mare.

Siamo nel territorio dei comuni di Morgex e di La Salle, nella Valdigne, a pochi chilometri da Courmayeur, nella parte vitivinicola più a nord della Valle d’Aosta (da qui la vista sul Monte Bianco è spettacolare). Io ed Enrico (il fotografo) aspettiamo di incontrare due soci conferitori della Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, una bella casa in stile valdostano in pietra e legno. Di buon’ora si presenta Corrado Chatel, il cantiniere. Un piccolo saluto e in un attimo ci troviamo tra le pupitre della Cave. Eh sì, perché qui sono nate le bollicine valdostane.

Alla Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle sono nate le bollicine valdostane.

Produciamo spumanti dal 1984. Ora ci troviamo tra le pupitre (grandi tavolate traforate) nelle quali maturano i vini destinati proprio alla spumantizzazione. In questa fase le bottiglie (che sono ancora senza etichetta) hanno tappi a corona di colore diverso per poter cogliere le differenze dei rispettivi tirage nelle annate. I vini a metodo classico sono sei: Cuvée des Guides, Cuvée du Prince, Avalanche, Extra Brut, Extreme, Brut.”

Quali altri vini produce la Cave?

Il padrone di casa è sicuramente il Vin Blanc de Morgex et de La Salle. Quattro i vini bianchi, Rayon, La Piagne, Vini estremi e Tradizionale. E poi non dimentichiamo un vino speciale davvero unico per la sua particolare produzione, lo Chaudelune (le vin de glace)”.

Lasciato il mondo sotterraneo risaliamo in superficie e incontriamo Corrado Beneyton e Jacopo Airone, soci conferitori della Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle.

Corrado, tu che sei la memoria storica della Cave, parlaci di questa realtà valdostana.

“La Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle nasce nel 1983 dalla fusione dell’associazione dei viticoltori di Morgex e Les Riboteurs du vin blanc de La Salle. Questa unione si rivelò molto importante perché, dopo la morte nel 1972 del parroco Don Bougeat (storico prete-viticoltore), si rischiò di mettere la parola fine alla viticoltura eroica di queste altitudini. L’obiettivo della Cooperativa è proprio quello di recuperare le vigne, evitandone l’abbandono, e di farne reimpiantare di nuove. I soci, nel corso degli anni, sono aumentati e oggi siamo circa ottanta e produciamo 150-160.000 bottiglie all’anno.

Qual è il vitigno Re di queste “altezze”?

Il nostro vitigno autoctono è il Prié Blanc, franco di piede, in quanto la fillossera qui non arrivò mai grazie all’altitudine (nel comune di La Salle, le vigne si trovano tra i 900 e i 1250 metri di altitudine). Una vigna eroica con pergole basse (per evitare i danni del vento) e muretti a secco. Tanta passione e braccia forti sono gli ingredienti fondamentali per poterla lavorare al meglio. C’è una vigna, La Piagne, che rappresenta davvero tutto questo: una vigna storica cresciuta tra le rocce, la valanga della Grand Rochere e i muri a secco, frutto di pagamenti per il pane. Ebbene si il fornaio, proprietario della vigna, nel secolo scorso (quando la fame era davvero tanta), faceva costruire i muri a secco a chi non poteva permettersi di pagare il pane quotidiano in denaro”.

Come per altre realtà valdostane, i soci fondatori della Cave devono passare il testimone. Qui a Morgex esiste un problema di ricambio generazionale?

Un vero problema al momento non c’è e credo che la crisi di questi anni potrebbe favorire il ritorno dei giovani alle attività agricole.

GIOVANI DALLA SCHIENA RIGIDA? NON QUI.

Jacopo (il più giovane tra i nuovi conferitori della Cave, la nuova generazione che avanza), cosa spinge un giovane a dedicarsi a un’attività così impegnativa, qui resa ancora più dura dall’ambiente davvero particolare?

Sono un appassionato dell’agricoltura, preferisco lavorare all’aperto anziché stare in un ufficio. Non sono un agricoltore di tradizione, ma ho frequentato l’Institut Agricole di Aosta proprio per l’interesse che ho per il mondo agricolo. La mia idea iniziale era di avere una piccola vigna (anche solo come hobby) ma, in breve tempo, diversi “anziani vigneron” mi hanno chiesto di seguire le loro vigne e voilà: la viticoltura è diventata la mia principale occupazione. Sono stato molto fortunato.

Fortuna? Credo più Passione e Volontà e comunque, Audentes fortuna iuvat!

Il clima nella Vallée volge ormai all’inverno, i primi fiocchi sono scesi imbiancando le cime e quassù le Bollicine, che salgono nella flûte, annunciano da sempre l’arrivo di cose importanti, arrivederci alla prossima tappa.

(autore: Stefano Carletto)

 

 


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