Un tuffo nel passato, nel villaggio di Barmelle


Un luogo addomesticato, un villaggio abbandonato, un cammino da assaporare, scalino dopo scalinoMulattiera per Barmelle

La prima volta che ho visto una foto della mulattiera che porta a Barmelle me ne sono innamorata. Della mulattiera, dico. Perché di Barmelle non c’erano foto.

Su un vecchio libro di sentieri della Valle d’Aosta, infatti, si parlava di questa mulattiera come di un capolavoro. Uno scatto in bianco e nero e una breve descrizione: sentiero aereo e spettacolare, probabilmente senza eguali in tutta la Valle d’Aosta. Da non perdere assolutamente”. Il resto dell’articolo era dedicato al villaggio abbandonato.

A volte basta poco a convincermi.

Chissà poi perché la vita ti porta lontano, ti presenta altre strade ed altri sentieri… Ma poi arriva il giorno dell’appuntamento che avevi dimenticato e così ti ritrovi a sudare e a chiederti perché in questa bassa valle, sconosciuta e selvaggia, tutto debba essere così impervio e faticoso, che anche una semplice passeggiata te la devi guadagnare. Sarà perché poi non te la dimentichi più e, se la prima volta pensi solo a quanto sia ripido questo sentiero, la seconda ti accorgi di quanto sia aereo. E la terza di quanto sia bello in autunno. E la quarta di quanto sia bello in salita, ma ancora di più in discesa, perché puoi sentire il brivido del vuoto sotto di te e scoprire che sull’altro versante della montagna c’è un altro villaggio che sta proprio alla stessa quota di Barmelle e si chiama La Borney.

E mentre cammini ti viene in mente la storiella di quei due vecchietti che erano rimasti soli, ognuno nel proprio villaggio, e così uno controllava l’altro da distante. Il fumo che usciva dal camino voleva dire che tutto era a posto. Un giorno però uno dei due non accese il camino e così l’altro, preoccupato, scese dalla sua montagna, attraversò il torrente e risalì fino al villaggio sull’altro versante. Forse non si conoscevano nemmeno. E così mi chiedo se il mio vicino di casa si accorgerebbe della luce spenta a casa mia e del camino che non fuma e se attraverserebbe la strada per sapere come sto.

Ma quelli erano altri tempi. Tempi in cui luoghi veramente impossibili venivano addomesticati e modellati a seconda delle esigenze dell’uomo. Nel villaggio di Barmelle c’è stata vita e lavoro, fede e famiglia (il papà di un mio amico è nato lì). Non manca nulla: la cappella, il pozzo, la meridiana, il deposito dei formaggi, la fontana, la teleferica. E aggiungerei i ciliegi e i frassini.

Ogni villaggio abbandonato ha il suo fascino. Barmelle un po’ di più, perché non è solo una mèta da raggiungere, ma un cammino da assaporare, scalino dopo scalino.

Come raggiungere Barmelle

Il sentiero per Barmelle inizia nei pressi di Villa Franchini, poco oltre l’abitato di Salleret, sulla destra della strada che conduce a Champorcher ed è contrassegnato con il segnavia 14B. Non presenta particolari difficoltà tecniche, segnaliamo però che alcuni tratti sono piuttosto esposti e devono essere affrontati con prudenza da persone che non soffrono di vertigini.

Qui potete leggere la descrizione del percorso. Buona camminata!

Testo e foto di Raffaella Pierobon


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