I finisher del Tor des Géants: umiltà e umanità


L'emozione di arrivare in fondo: una sfida con se stessi e un lungo, infinito, viaggio

Claude Denaix e Michele Zenato.
Sono loro gli ultimi due finisher, gli ultimi due giganti del Tor des Geants 2013.

La francese e l’italiano hanno tagliato, insieme, il traguardo di Courmayeur alle 16.59. E se lo sono goduto tutto questo Tor. Fino all’ultimo chilometro, fino all’ultimo minuto utile.
Lui con gli occhi lucidi, lei raggiante.
Italia e Francia chiudono, insieme, questo viaggio a fil di cielo.

Sono 383 (di cui 38 donne) i finisher del TDG 2013. Gli atleti al via: 706 contro i 629 del 2012.
55% la percentuale degli arrivati sui partenti.

Umanità e umiltà

Mal il Tor des Géants non è una questione di numeri, ma di cuore e tenacia.
Ce lo ricorda anche Bruno Brunod, mito dell’ultratrail mondiale, che ha tagliato il traguardo 36°.
In un’intervista, questo finisher illustre, racconta la sua gara:

“Tenere duro e finire il Tor des Géants, a volte, vale più di un piazzamento.
Il bene che mi vuole la gente l’ho capito solo al Tor, perchè prima non mi rendevo neanche conto. Ad ogni passo vedevo decine e decine di persone che mi seguivano e incitavano. Devo ringraziare tutti. E’ stata una soddisfazione forte, che mi porterò dentro per sempre.
Ho corso anche per loro: per la gente della mia terra. E anche per tutti gli appassionati che, anche se non avevano da me il risultato che speravano, hanno continuato a seguirmi lo stesso”.
E noi, conoscendo Bruno, la sua grande umanità e umiltà, ci permettiamo di intrometterci e di affermare con certezza che la gente non l’ha seguito e incitato per il risultato che aspettavano da lui, ma perchè è un grande uomo.

Perchè sono questi i giganti che emergono al Tor (e che durano nel tempo, che vengono ricordati).
Non tanto chi corre per vincere e fa una gara “a occhi bassi”, ma coloro che si conquistano la stima della gente che, lungo il percorso, nelle basi vita e nei ristori, ha l’occasione di interagire con loro e apprezzarne la profonda umanità e umiltà.

Due volti, due storie

385 sono tanti. Sono tutti coloro che hanno tenuto duro e che quella scommessa con se stessi l’hanno vinta, percorrendo 330 kilometri e 24.000 metri di dislivello positivo. Apparentemente una follia.
Due di loro mi sono rimasti impressi quest’anno. E me ne ricorderò.

Uno è Mikael Mongiovetto che, dopo aver percorso 330 km e 24.000 D+, giunto sulla finish line, si è inginocchiato e ha chiesto alla sua compagna di sposarlo. Una scena da film, che ha emozionato tutti. Quasi a dire che il Tor des Géants, in confronto alla Vita, è una passeggiata. Promessa mantenuta.

L’altro non so chi sia. Il suo nome me lo sono perso, ma non conta. Conta la sua espressione a fine gara e l’orgoglio con cui ha sfoderato un grande biglietto arrotolato. Un messaggio di “in bocca al lupo” che la sua famiglia gli ha consegnato alla partenza. Più che un augurio un motto. Un testimone arrotolato, da stringere forte quando si è sul punto di mollare.

Diceva pressapoco così:
“Il segreto per andare avanti è iniziare. Non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi. Non dire al mondo quello che sai fare: fallo e basta”.
E molti altri incitamenti fino ad arrivare a quello che, a pieno titolo, è il motto del finisher:

“La gara non è sempre del più veloce, ma di coloro che continuano a correre”.

Lui ha continuato a correre. Un semplice uomo, sul traguardo dei Giganti.

(autore: Sara Annoni)

NB: Le foto sono state scattate dalla gente al traguardo. Non sono di qualità. Ma è l’attimo quello che conta, qui…

Argomenti correlati:

Inserito in ADRENALINA, Ultra trail

Tags: ,

Puoi lasciare il tuo commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Calendario Eventi

mese prec Ottobre 2019 mese succ caricamento...
D L M M G V S
   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31