Discesa dal Plateau Rosà in mountain bike. Esperienza unica


14 km di discesa, 1500 metri di dislivello, dai ghiacci eterni all'esplosione dei rododendri di Cervinia

Sono appena passate le 14.00. Dalla finestra di casa mia noto che il tempo sta cambiando al meglio. Bene, domattina sarà una giornata fantastica: voglio riprovare l’emozione della discesa in mountain bike dal ghiacciaio del Plateau Rosà fino a Cervinia.

LA PRIMA VOLTA

Ho sempre sognato di poter offrire ai miei amici sfegatati l’inebriante esperienza di una discesa interminabile in mountain bike.

Nel lontano 2004, quando ancora si parlava poco di bike park, ci avevo già provato, ottenendo un permesso dagli impianti di risalita di Cervinia per l’organizzazione di una “notturna in bicicletta” tutta sulla neve, con partenza dal Plateau Rosà, a 3500 mt, e arrivo in centro paese a Cervinia.
In quella memorabile occasione, della quale tutti noi portiamo un ricordo indelebile, ci eravamo radunati in 14 spavaldi ciclisti (tra cui l’amico Corrado Herin, mitico vincitore della coppa del mondo di Dh) a percorrere a tutto gas la pista del Bontadini, rischiarata solo da una timida luna piena.

E OGGI…

Altri tempi, direte voi, ma ecco che l’occasione per rinnovare quell’indelebile esperienza si presenta quest’anno, proprio come l’avevamo da tempo sognata.
La società gestore degli impianti da quest’anno organizza discese in mountain bike lungo il tracciato della “Maxiavalanche”, la famosa competizione di freeride, permettendo eccezionalmente agli amatori la partenza dal ghiacciaio del Plateau Rosà.

Per me che sono un biker montanaro, che con la sua fedele bicicletta ha percorso sentieri e tracciati di ogni genere e tipo, l’esperienza della discesa sulla neve rimane unica e inebriante: il soffice manto bianco segnato dalle ruote artigliate e il silenzio interrotto esclusivamente dal suono dell’incedere progressivo della mia bici, il tutto condito con un paesaggio da favola, affina i sensi e ti induce a pensare che questa esperienza non ha veramente eguali.

CRONACA DI UN’ESPERIENZA

Sono le 7:00 del mattino quando l’amico Sandro, CB per gli intimi, suona al portone di casa mia a Valtournenche. Una veloce controllata allo zaino e carichiamo la mia bicicletta in auto. Abbiamo scelto di usare due all-mountain montando due copertoni da 2.35 con spalla rigida, artigliati al punto giusto, in modo da superare senza problemi la zona della morena, subito a ridosso della neve, dove le taglienti pietre sono un bel rischio per la tenera gomma delle ruote.

A Cervinia, ci concediamo un caffè e brioche e poi via in biglietteria: chiediamo due giornalieri mtb con salite al Plateau Rosà.
In paese la temperatura è vicina ai 10°, mentre i monitor nei saloni delle funivie indicano che al Plateau Rosà la temperatura è di 2 gradi sotto lo zero. Siamo a Luglio e le condizioni della neve, perfette per lo sci estivo, ci permetteranno di transitare senza problemi sul ghiacciaio con le bici.

COME ASTRONAUTI SU MARTE

Con gli impianti saliamo in fretta: in meno di 40 minuti giungiamo al Plateau Rosà.
Un panorama da urlo ci accoglie, anche per chi, come noi, è ormai abituato a tanta bellezza (che fortuna!) Ci sentiamo un po’ astronauti sbarcati su Marte: con addosso le protezioni e il casco integrale siamo pionieri dal futuro, alla conquista di territori inesplorati. Questa sensazione “ci carica come molle” e, mentre l’adrenalina sale, è CB a dare lo start.

I primi metri sulla neve, ci fanno subito capire che sarà una discesa estremamente veloce, dove se non pinzi i freni a disco, rischi di raggiungere delle velocità pazzesche in un attimo. Il controllo è comunque elevato, la ruota anteriore sprofonda per pochi centimetri nella crosta ghiacciata, permettendo al copertone posteriore di trovarsi un corridoio già spianato di fronte.
La sensazione è di correre sul binario di un treno, con l’unica differenza che riesci a impostare la traiettoria sterzando leggermente il manubrio e alleggerendo l’avantreno, portando il peso leggermente all’indietro sulla ruota posteriore.

Guardo il contachilometri: 73 km/h. Penso che una velocità del genere riesco a raggiungerla raramente, perlopiù su strada asfaltata.

VIANDANTI, PASTORI E FILM DI FANTASCIENZA

Pochi minuti e raggiungiamo il colle del Theodule, a metri 3200, che superiamo di slancio nonostante la forte compressione ci costringe ad utilizzare tutta la nostra esperienza per evitare una rovinosa caduta. Da qui il panorama è magnifico e… sotto le nostre ruote è scorsa la storia di viandanti, emigranti e pastori che, per millenni, hanno attraversato questo colle alla ricerca di nuove terre dove vivere o stringere legami commerciali.
Ci fermiamo un attimo per riprendere fiato e gustarci quella sensazione di conquista che ti pervade in tutte le piccole o grandi avventure trascorse, ammirando allo stesso tempo estasiati, la valle del Cervino che si apre a ventaglio sotto di noi per interminabili chilometri.

Proseguiamo la discesa e, mentre il manto nevoso si tramuta pian piano in terreno argilloso, i grandi massi erratici si fanno sempre più imponenti, donando all’ambiente circostante un aspetto “lunare”. Mi affiora un ricordo d’infanzia, quando con lo sci club Cervino venivo ad allenarmi sulle piste del Bontadini: il mio istruttore amava raccontarci di un film di fantascienza girato proprio in questo territorio, nella zona tra le morene della “testa grigia” al quale lui stesso aveva partecipato in veste di comparsa. Ancora oggi mi sembra di vedere i razzi lunari in cartapesta adagiati sul bordo dei laghetti glaciali spontanei, creatisi dallo scioglimento delle nevi. E questo mi riporta alla visione più recente di un poetico Hugo Cabret, di Martin Scorsese.

Intanto è sempre CB a sfidare per primo la tagliente morena, facendo lustro di tutta la sua esperienza, maturata in anni di freeride sui sentieri di mezza Valle d’Aosta. Mi pare quasi di assistere a un magistrale balletto, dove il ballerino è il mio compagno di avventure, alle prese con ostacoli di ogni genere affrontati con sapienza esemplare.
Seguiamo le indicazioni (paline verdi e nere) per raggiungere, 20 minuti più tardi, la base della funivia di partenza.

TRAIL 2

Da qui ha inizio il Trail 2 , una delle piste del Bike Park di Cervinia, studiato per far divertire gli appassionati delle mitiche “ruote grasse”. Appoggi, passerelle, sponde altissime e single track da paura ci conducono dopo 6 km fino nella zona del boschetto del Bardoney, dove affrontiamo le ultime paraboliche, perfettamente allineate, che ci lasciano in bocca il gusto dell’impresa impossibile.

Dopo pochi minuti eccoci a valle, soddisfatti e increduli: una discesa del genere non l’avevamo mai fatta. Guardiamo il nostro contachilometri digitale: siamo riusciti a percorrere 14 km, perdendo progressivamente quota per 1500 mt, passando dagli asettici ghiacci eterni del Plateau Rosà all’esplosione di profumi e colori dei rododendri di Cervinia.

Ci togliamo il casco, ci stendiamo soddisfatti sul prato, accanto alla nostre biciclette, anch’esse a riposo. Anche stavolta sono state fedeli compagne di avventura.
Ci concediamo una meritata mezz’ora di riposo e poi via, di nuovo pronti a scoprire i tanti percorsi della vallata del Cervino, fino a quando il sole non ci abbandonerà, scendendo lungo i declivi.

(autore: Daniele Herin)


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